VENEZIA 65 - "È ottima cosa essere se stessi, ma se dobbiamo cercare di esserlo è perché in realtà non lo siamo", incontro con Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic

Il film L'autre, in concorso in questa 65esima edizione della Mostra del Cinema, è diretto da Patrick Mario Bernard e Pierre Tridivic, due autori la cui collaborazione è iniziata nel 1996. Le loro idee sul cinema non sono comuni ed è spiccato il loro interesse per il personaggio e la sua collocazione all'interno dello scenario.

Il vostro film è tratto dal libro di Annie Ernaux L'occupation come è stato il lavoro di elaborazione per arrivare alla stesura finale della sceneggiatura?

Mario Bernard (MB) - Il punto di partenza, come si può immaginare, è stato quello della lettura del libro. Ne ho poi parlato con Pierre (Trividic) chiedendogli cosa ne pensava dell'idea di realizzare un film da quel testo e già da quel momento abbiamo immaginato che sarebbe stato straordinario girare il film con Dominique Blanc. Abbiamo scritto alla Ernaux dichiarando fin dall'inizio le nostre vere intenzioni. In realtà noi non avremmo voluto realizzare il film sul libro, quanto, piuttosto, rispondere al libro. In altre parole, ci siamo da subito posti in posizione dialettica, non volevamo farne un adattamento per lo schermo. Va detto che sia Dominique, sia la Ernoux hanno immediatamente accettato queste proposte e così è cominciata l'avventura di questo film.

 

E invece, il lavoro con l'attrice quando è iniziato?

Pierre Trividic (PT) - Il desiderio di lavorare con Dominique Blanc era molto vecchio e, in verità, in ogni momento abbiamo pensato che lei fosse l'unica possibile attrice per questo film.  Crediamo che Dominique sia un'attrice davvero straordinaria, ha un'inventiva non comune e una forza recitativa potente e credo che senza di lei questo film non si sarebbe potuto fare.

 

Tra il film e il libro ci sono delle differenze e soprattutto che il libro racconti dell'identificazione con l'altra, nel vostro film c'è forte il tema dello sdoppiamento.

PT - Come è stato detto prima era nostra intenzione "rispondere" al romanzo e questa intenzione era stata manifestata sin da subito alla  scrittrice. La  nostra intenzione era quella di tracciare un profilo di una donna che fa della necessità di essere se stessa il credo assoluto. è ottima cosa essere se stessi, ma se dobbiamo cercare di esserlo è perché in realtà non lo siamo. In questo spazio si inserisce la nostra riflessione sulla questione che è avvenuta attraverso il film.

 

 Dominique Blanc sembra riassumere un certo passato del cinema francese, le sue grandi attrici....

MB - Non c'è mai stato alla base del nostro lavoro su questo film un intento cinefilo, né mai il desiderio di fare riferimento alle attrici francesi del passato. Noi pensiamo che Dominique sia un'attrice che fa dell'originalità la propria forza e su questa sua forza abbiamo fondato il nostro gioco. Ci rendiamo conto che nel cinema c'è una varietà di cose allucinante e che esistono i generi e le loro commistioni. Noi abbiamo lavorato soprattutto sulle differenze che abbiamo creato rispetto al testo che avevamo davanti. Ad esempio, avevamo necessità che la protagonista svolgesse un lavoro, anche perché non è ricca, ma che fosse un lavoro attraverso il quale avesse contatto con la gente ed è così che abbiamo costruito il personaggio che non è esattamente quello del libro.

 

é molto interessante il lavoro che avete fatto sui luoghi, sulle ambientazioni...

MB - La scelta delle ambientazioni è stata una delle cose più importanti. Abbiamo curato molto questo aspetto. Riteniamo che il paesaggio abbia la capacità di ricollocare il personaggio e il mondo funzioni per lui come una cassa di risonanza ed é per questo che, quanto alle ambientazioni,  abbiamo sempre voluto lavorare su questo aspetto. Di conseguenza abbiamo piuttosto cercato di squilibrare l'effetto delle ambientazioni. Abbiamo cercato una visione della città che ci permettesse di realizzare questa intenzione. I paesaggi costituiscono quindi una parte importante per lo sviluppo del personaggio e questo nel cinema non sempre si percepisce. è per questa ragione che nel nostro film ci è piaciuto lavorare in una dimensione da "manga" perché crediamo che in quel genere si ritrovino, nel rapporto tra personaggi e paesaggio, i temi di cui si è detto.                                                                               

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