VENEZIA 65 - "Goodbye Solo", di Ramin Bahrani (Orizzonti)
Complice la formazione statunitense, l’iraniano Bahrani si distacca dai connazionali presenti alla Mostra, dipingendo con pennellate vivaci l’intrecciarsi dei cammini di due uomini che, diversi per indole, razza ed età, si trovano l’un l’altro, rompendo la solitudine delle loro vite
Solo, tassista senegalese trapiantato nel North Carolina, prende a bordo un insolito passeggero: il burbero William, che gli propone di portarlo in cima ad una montagna da cui intende lanciarsi nel vuoto di lì a due settimane. Inguaribile ottimista, Solo decide di distoglierlo dal suo intento, gettando le basi di una singolare amicizia.
Bahrani si lancia in un viaggio a cavallo tra la vita e la morte, road movie dell’anima che scorre senza ripensamenti: da qui lo spostamento continuo, il viaggio dei personaggi alla ricerca della propria dimensione, la non dimora che è il motel nel quale i protagonisti cementano un rapporto giocato interamente sulla complementarità dei loro caratteri. In questa relazione sospesa, l’amicizia si manifesta nell’arrendersi alla volontà dell’altro, nella comprensione totale che si lascia alle spalle ogni tentativo di conversione.
Bahrani gioca le sue carte trattando il tema con insolita leggerezza, strizzando l’occhio al grande pubblico con la storia di una ideologica eutanasia che non prende mai i toni dell’angoscia o dello spaesamento. La determinazione, lo sguardo lucido dei protagonisti si concretizzano nel muto viaggio finale, tappa obbligata di un percorso esistenziale in cui l’amicizia diventa reale solo con il cessare della barriera del linguaggio. Qui si compie l’intento dell’autore di mostrare come sia possibile per due uomini tanto diversi instaurare un rapporto fatto di una complicità totale, che scavalca tutti gli ostacoli, facendosi portavoce di una solidarietà apparentemente sommersa dal marasma del quotidiano. L’elevazione oltre la diversità è riecheggiata dalla solennità del panorama montano: sopraffatto dalla grandezza della natura, all’uomo non resta che abbandonarsi totalmente ad essa, con un sospiro, come un ramo sollevato dal vento.
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