VENEZIA 65 - "Il cinema è un'esperienza collettiva, ed è una cosa empatica" - Incontro con Natalie Portman
Natalie Portman - splendida e giovane attrice che ha già lavorato con molti dei migliori registi in circolazione - ha scelto il Lido per presentare il cortometraggio che segna il suo passaggio dietro la macchina da presa. Eve - impreziosito dalla recitazione di Lauren Bacall e di Ben Gazzara - ha infatti aperto la sezione Corto cortissimo, ed è stato proiettato fuori concorso.
L'incantevole attrice americana si è presentata in conferenza stampa per parlare di Eve, cortometraggio con Lauren Bacall e Ben Gazzara che segna il suo passaggio dietro la macchina da presa, e che è stato proiettato fuori concorso come apertura della sezione Corto Cortissimo. Esperienza che verrà presto ripetuta nella raccolta di brevi film che andrà a comporre il progetto New York I Love You. L'affollata conferenza stampa di cui è stata protagonista ha cercato di capire quali sono stati i registi che più l'hanno ispirata in questo passaggio creativo, tra i tanti grandi nomi con cui ha lavorato nella sua lunga e precoce carriera.
Credo che questo sia un film che verrà inserito in una raccolta di cortometraggi su New York. In fase di realizzazione, ha parlato con gli altri registi che partecipano al progetto New York I Love You?
No, perchè non si tratta di questo caso. Per quel progetto ho girato un altro cortometraggio.
Qual'è l'idea che voleva comunicare? Lei è un'attrice che ha lavorato con molti dei migliori registi in circolazione. Chi l'ha influenzata di più?
Eve nasce dall'esperienza personale. Voleva essere una considerazione sulle generazioni che mi hanno preced
uta. E' come se fosse il riflesso di un riflesso di una storia. Mi hanno influenzata tutti quelli con cui ho lavorato. Ora ho molto più rispetto per il lavoro del regista e dei suoi problemi.
Ha finito di interpretare Brothers, un remake da Susanne Bier. Girerebbe un remake come regista? Cosa ne pensa? E' vero che potrebbe lavorare in una nuova versione di Suspiria?
Non posso parlare ora di Suspiria, e non ho nessuna preclusione verso i remake. L'importante è che l'operazione abbia un senso, una necessità. Nel caso di Brothers è il cambio di ambientazione, ma potrebbe essere anche il cambio di epoca, un'altra cultura in cui sviluppare la storia.
Quando ha deciso di diventare regista? Come sarà tornare ad essere attrice?
Noi attori abbiamo molti tempi morti, e io ho sempre pensato di scrivere e di dirigere per riempirli, e per me è stata un'esperienza fantastica. Ora vorrei riuscire a trovare un equilibrio tra le due cose.
Come è stato lavorare con Lauren Bacall?
E' una donna ammirevole, e per me è stata una sorpresa che abbia accettato, perchè avevo sognato quella parte per lei, che ha un tempo comico e dei toni drammatici eccezionali. Ha così tanto da offrire, ha così tanta passione, che la si dovrebbe vedere molto più spesso.
E' un film sulla vecchiaia?
Non credo che avessi qualcosa di particolare da dire, o un tema da analizzare. Volevo che i personaggi sembrassero autentici, vitali nelle loro stranezze.
Cosa pensa della regia?
Sono nel cinema da sedici anni, ho incontrato così tanti registi, e ho preso tanto da loro. Ma volevo fare qualcosa da sola, perchè quando reciti hai sempre qualcuno che ti guida. Ora ho una prospettiva diversa, perchè quando sei attore pensi che sia sempre colpa del regista, non si avverte affatto la responsabilità del fallimento del progetto che pesa tutta su di lui.
Che sensazione ha avuto nel rivedere il film? Migliorerebbe qualcosa?
Devi sempre scegliere tra cose diverse: il finale originale era differente, ad esempio. Lavorare con attori così bravi però ti da sempre altre sfumature ed altre possibilità, e nel caso di Lauren Bacall è accaduto questo.
In cosa ti hanno aiutato i tuoi studi di psicologia? Ti piacerebbe fare un lungometraggio?
La psicologia ti può dare la capacità di osservare, di avere attenzione per il comportamento umano, e ho fatto molti corsi su questo. Sono consapevole della sfida di girare un film, ma so anche quanto è faticoso. Forse devo ancora fare un po' l'attrice per imparare a prendere le distanze.
Cosa l'ha spinta a raccontare la storia?
Il personaggio di Olivia è quello di una giovane che osserva gli anziani. E' un conflitto tra una ragazza indipendente, dei nostri giorni, e un'altra legata ad un modello di donna conquistatrice, che deve stare con un uomo per realizzarsi. C'è un gap generazionale: in questo senso la madre è un personaggio di mediazione tra opposti, è un riflesso tra la nonna e la nipote.
Si è ispirata al rapporto con sua nonna?
Certamente, mia nonna vive a Cincinnati, e ho preso delle cose da lei.
Cosa ci può dire dei registi con cui ha lavorato? Chi ha preso a modello per la direzione degli attori?
Anthony Minghella è stato il più grande regista di attori con cui ho avuto a che fare. E' morto appena prima che iniziassi a girare, ed Eve è anche un modo per onorarlo. Mi sono ispirato alla sua gentilezza sul lavoro: era un uomo che sapeva tutto di tutti, dei tuoi familiari, e chiedeva sempre. Aveva un grande rispetto e non perdeva mai i suoi modi cortesi, nemmeno nei momenti di stress.
Cosa ci può dire di Ben Gazzara?
Ben è sconvolgente. Lui e la Bacall già si conoscevano ed erano molto felici di lavorare di nuovo insieme. Ha accettato subito ed è stato molto generoso e commovente nella sua interpretazione. Tutti mi hanno aiutato e si sono dimostrati entusiasti: l'autore delle musiche mi ha detto subito che c'erano dei brani di Chopin che potevano fare al caso.
Cosa può dire di tutti i film che ha visto? Il cinema per lei è ancora una passione oppure è ancora un lavoro?
Il cinema è un'esperienza collettiva, si finisce per simpatizzare per qualcuno sullo schermo, si esce da sé stessi, ed è una cosa fortemente empatica. L'importante però è condividerla con gli altri, non essere da soli.
Pensa che lavorerà mai in Italia?
Non so l'italiano, ma il mio mestiere è quello di imparare. Qui ho visto il film di Bechis è mi è piaciuto molto. Anche a Cannes ho visto dei lavori italiani molto interessanti.
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