VENEZIA 65 - "Il passato è il mio bastone", di Antonio Rezza e Flavia Mastrella (Giornate degli autori)

Da un lato la prassi anarchica del lavoro di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, nei fuori scena dei loro film; dall’altro i commenti di noti critici, che circumnavigano con le parole la creatività eccentrica della loro produzione. Il film, nato come extra di un dvd, patisce la sua origine ai margini del testo e si rivolge solo a chi già conosce la coppia di artisti

il passato è il mio bastoneAntonio Rezza e Flavia Mastrella, oltre ad essere autori di un teatro geniale e inclassificabile, esilarante e disperato (lui il corpo che abita le creazioni di lei), hanno alle spalle una produzione cinematografica – soprattutto corti – altrettanto eccentrica. Il mediometraggio Il passato è il mio bastone, nato in realtà come extra del dvd Ottimismo democratico, commenta questa opera alternando l’intervento di numerosi critici noti a fuori scena tratti dalla lavorazione dei loro video. Lo stile è “acido” come sempre, con il bianco e nero sfregiato da sottotitoli in inglese verdi e gli spezzoni che evidenziano tutti i disturbi video di un supporto magnetico. Gli interventi invece sono in parte sdrammatizzati da brevi “fuori onda” (Ferzetti che si preoccupa per il freddo), oppure dalla natura stessa della parola critica e della figura del critico di professione (la gigioneria di Roberto Silvestri). Ma l’ironia non è mai abbastanza da disinnescare quel che di postumo che c’è nel riconoscimento al valore, nella celebrazione mediata intellettualmente, così agli antipodi di un’opera vitale ed anarchica come quella di Rezza e Mastrella; un’opera che si basa sulle tensioni ed esplosioni del corpo e sullo schianto semantico della parola.

A fare da controcanto agli umori un po’ tristi della critica, i fuori scena tratti dalla lavorazione dei film, dominati dalla voce romana e rude di Flavia Mastrella. I suoi interventi fuori campo negano il commento erudito, consegnandoci l’idea di una lavorazione quasi dilettantistica, in cui il controllo sull’inquadratura sembra esercitato in diretta dalla regista tramite ordini perentori e surreali: “Pensa! Pensa verso il basso!”; “Guarda che stai a ride!”; “Io la giro come mi pare, poi tu te la rivedi”; “Parla!”; Rezza: “ma io non devo dì niente…”

Questa documentazione è l’aspetto più interessante di un film che è una chiosa – non una narrazione o un ritratto – dell’opera cinematografica dei due artisti, limitato quindi dal presupporre la conoscenza del loro lavoro. Il passato è il mio bastone soffre il suo nascere in una posizione periferica del testo, cioè come extra dvd, e di fatto non ha una vera forza autonoma.

 

 

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