VENEZIA 65 - Il ritorno di "Yuppi Du" di Adriano Celentano (Fuori concorso)

Presentato fuori concorso il film che lanciò Celentano come regista nel 1975 in versione restaurata e con il nuovo missaggio delle musiche. Si tratta di un’opera attualissima (le morti sul lavoro) amcora oggi troppo in avanti nel tempo, sorta di ‘film d’eau’, cinema molleggiato, pieno di contaminazioni sospeso tra uno sguardo sulle classi sociali e un euforico musical

Che Celentano fosse tra gli eventi più attesi della mostra era già previsto. Che potesse di colpo risvegliare questo clima sonnolento e depresso che si respira in questa edizione del festival era meno prevedibile. E' venuto al Lido per presentare Yuppi Du in versione restaurata con il nuovo missaggio delle musiche. Appare un film completamente impermeabile e fuori tempo. All’epoca, quando uscì nel 1975, lanciò Celentano come regista, ebbe un enorme successo al box-office e ottenne numerosi consensi al Festival di Cannes. Critici come Tullio Kezich sottolinearono anche che “certi scorci veneziani erano degni di un musical alla Minnelli”. Oggi non solo conserva incredibilmente il suo ritmo euforico ma appare ancora inclassificabile. Certo, le mode, le immagini di Venezia e della stazione di Milano, rimandano inevitabilmente agli anni Settanta. Nella figura di Felice Della Pietà (il protagonista interpretato dallo stesso Celentano) appaiono quei segni di corpo-profeta che poi verranno portati a un punto limite 10 anni più tardi con Joan Lui. Ma soprattutto mette in gioco una vivacità di traiettorie e di colori, delle contaminazioni di ambienti (il contrasto tra classi sociali, Venezia/Milano) che destrutturano la linea narrativa tradizionale. Il cinema di Celentano, anche come attore, ha un percorso originale e ancora troppo sottovalutato malgrado l’ottimo volume di Fittante intitolato Questa è la storia…pubblicata da “Il Castoro” nel 1997. Inoltre è un’opera popolata di visioni (la riapparizione di Silvia, interpretata da una bellissima Charlotte Rampling) e affronta temi che, proprio in questi giorni, appaiono di stretta attualità come le morti sul lavoro; nel film si vede infatti una scena in cui un operaio viene investito da una cassa a Porto Marghera. Yuppi Du è davvero cinema molleggiato, già instabile dall’inizio, sorta di ‘film d’eau’ (l’acqua dentro la casa all’inizio del film) che smaterializza sin da subito la materia del set. Se non fosse stato girato nel 1975 sarebbe potuto andare in concorso. Senza dubbio avrebbe staccato di molto gli altri film italiani presentati quest’anno al Lido

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