VENEZIA 65 - "Orfeo 9" di Tito Schipa Jr. (Fuori Concorso)

Riscoprire dopo più di trent’anni la prima opera rock italiana significa rendersi conto della estrema vitalità di un cinema più spregiudicato di quello attuale, afflitto da una medietà e da una costante ricerca del consenso di massa oltremodo inquietante. Eppure, anche se rapportato al cinema di ieri, il film è contemporaneamente dentro e fuori i meccanismi produttivi dell’epoca, risultando un oggetto che sembra letteralmente venire dallo spazio

Orfeo 9Non poteva esserci chiusura migliore per una Mostra di Venezia che ha dedicato ampia parte del suo programma a una interessante mappatura del cinema italiano di oggi e di ieri: nel riscoprire Orfeo 9, particolare opera rock realizzata da Tito Schipa Jr. (nipote dell’omonimo tenore salentino) nel 1973 per la televisione e dimenticata per anni, sembra infatti di assistere a una chiosa della retrospettiva “Questi fantasmi”, a dimostrazione di come tanto cinema (e tv) del passato fosse molto più vitale e spregiudicato rispetto a quello del presente che, pur con la discreta qualità dei film presentati in concorso e non, rivela una inquietante medietà, una ricerca costante del consenso di massa che dice di un sistema culturale pavido e troppo poco incline all’azzardo.

Orfeo 9 è quindi un vero e proprio corpo alieno nell'Italia di ieri e di oggi, uno di quegli oggetti filmici che sembrano letteralmente venire dallo spazio, prodotto da una Rai in vena di sperimentazioni e che non cerca riferimenti nella realtà circostante, ma attinge da fonti altre, da tradizioni meno scontate: non soltanto il musical americano (il cast aveva già lavorato in teatro a Hair), ma anche tutto quel sottofilone trasversale a epoche e generi che cerca il fantastico nelle pieghe della realtà, descrivendo un universo immaginifico le cui fondamenta sono profondamente radicate nell’Italia contemporanea (sebbene in maniera diversa tornano alla mente certe opere di Sergio Citti oppure il Pinocchio di Comencini). Ecco dunque che il viaggio di Orfeo alla ricerca della perduta Euridice diventa uno spostarsi lungo le strade di una Italia industrializzata (e non) e dove l’Inferno è un complesso di gallerie metropolitane. Un luogo familiare eppure alieno come lo stesso film, che riprende perfettamente il mito greco e le sue forme di rappresentazione (non manca anche il classico coro che racconta e commenta l’azione, all’interno nel quale riconosciamo fra gli altri una giovanissima Loredana Bertè) e ne fa una metafora di una cultura del viaggio, del rapporto con lo spazio e con le alterazioni delle percezioni, della guerra e della droga. I riferimenti alla cultura hippy sono evidenti, ma non riescono a rendere del tutto datato l’impianto grazie a una voglia di esserci e di manifestare la propria voce fuori dal coro, capace di elevare il mezzo espressivo a livelli alt(r)i.

Nonostante la regia manifesti a tratti la sua origine televisiva, nel complesso Orfeo 9 è quindi un’opera intrigante e intelligente, che si avvale di collaborazioni ricercate: il compositore Bill Conti, un mefistofelico Renato Zero dal volto diviso in due (e che rivisto oggi sembra quasi rimandare a una grottesca parodia del Due Facce batmaniano ibridato con il Cappellaio Matto di Lewis Carroll), mentre lo stesso Schipa oltre a essere regista e autore dei brani musicali, è anche interprete nel ruolo di Orfeo.

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa
CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova
CANNES 65 - Ovazione in Un Certain Regard
il film di Benoit Delépine e Gustave Kervern accolto da un tripudio