VENEZIA 65 - "Finché gli uomini saranno tali, non potrà scomparire la guerra". Incontro con Oshii Mamoru
The Sky Crawlers è il secondo film d’animazione giapponese a passare in concorso e si afferma come una delle opere più belle, complesse e dolorose di questa edizione. Oshii dà vita a un film dove la vertigine teorica, la riflessione sul tempo e l’immortalità, sulla vita e la morte, la guerra e la pace, si uniscono a un’emotività profonda, mai raggiunta prima. Ecco il resoconto dell’incontro con la stampa
The Sky Crawlers è il secondo film d’animazione giapponese a passare in concorso in questa edizione della Mostra di Venezia. Oshii si conferma un maestro dalla personalità complessa e dà vita a un film dove la vertigine teorica, la riflessione sul tempo e l’immortalità, sulla vita e la morte, la guerra e la pace si uniscono a un’emotività profonda, mai raggiunta prima. Uno dei film più belli e dolorosi del festival. Oshii si è presentato all’incontro con la stampa insieme agli attori che hanno prestato la loro voce ai protagonisti: Kikuchi Rinko e Kaise Ryo.
Nel suo film lei sembra affrontare un argomento che da tempo è motivo di discussione in Giappone: il periodo prolungato di pace e l’impossibilità costituzionale di entrare in guerra. E’ come se un lungo periodo di pace non aiutasse il passaggio all’età adulta. Lei parla di una stasi nella cresciuta degli individui.
Il tempo di guerra è un tempo di adulti. Un lungo tempo di pace è un tempo di bambini. E’ questo l’argomento del mio film.
Il lavoro dell’attore è quello di dar corpo a un personaggio. Qui, invece, come hanno affrontato il lavoro gli attori, che hanno avuto la possibilità di utilizzare soltanto la loro voce. E come è avvenuta la scelta degli attori da parte di Oshii?
Kikuchi Rinko: E’ stato un lavoro molto difficile, anche perché il personaggio che interpeto, quello della Kusanagi, è molto complesso. Comunque, dal punto di vista recitativo non credo cambi molto per un attore costretto a utilizzare soltanto la voce.
Kase Ryo: E’ stata una sfida. Recitare senza volto è un po’ come cambiar volto.
Oshii Mamoru: Quando si prepara un film d’animazione, all’inizio non hai un personaggio, ma solo un disegno. Il personaggio acquisisce un’anima solo con la voce. Per The Sky Crawlers non avevo bisogno di eroi, ma di personaggi normali. Questo è il criterio su cui mi sono basato per la scelta degli attori. Credo che in un film d’animazione la voce sia molto più importante che nei film dal vivo.
Mr. Oshii, ci può spiegare il modo in cui sono stati disegnati gli aerei e le scene di battaglia?
La cosa fondamentale, che salta subito agli occhi è che non si tratta di aerei a reazione, tipici dell’armamentario bellico contemporaneo. Si tratta di aerei ad elica. Quella di cui si parla nel film è una guerra di intrattenimento, quindi deve trattarsi di una guerra ben visibile dalla gente. Gli aerei a reazione sono troppo veloci, per distinguerne i motivi. Ho chiesto al designer (Atsushi Takeuchi) che gli aerei avessero l’aspetto di giocattoli e un gusto retrò. Nella maggior parte dei film, durante i combattimenti aerei si vedono semplicemente dei piloti seduti nelle loro cabine. Io, invece, volevo esprimere la sofferenza fisica di coloro che combattono e, dall’altro lato, la noia dei momenti in cui i piloti si trovano a terra. Si tratta di personaggi che si esprimono a pieno solo quando sono sull’aereo per combattere.
Il film è molto riflessivo, pieno di pause, attento alla quotidianità dei personaggi. Non avrebbe potuto girarlo dal vivo, senza ricorrere all’animazione?
Innanzitutto c’è un motivo economico. Per fare dal vivo un film del genere, il budget richiesto sarebbe eccessivo, soprattutto per le battaglie aeree. Ma soprattutto chi nella realtà avrebbe potuto esprimere l’essenza dei Kildren, adolescenti che non invecchiano mai. Chi sarebbe stato capace di comunicare la loro ambiguità di uomini ancora bambini? Solo l’animazione poteva permetterlo.
Che cosa significa la parola Kildren?
Bè non l’ho creata io, l’ho presa dai racconti a cui mi sono ispirato (ndr. di Hiroshi Mori) e non viene spiegata l’origine del termine. La mia ipotesi è che Kildren sia una contrazione delle parole “Kill” e “Children”.
Lei parla della necessità della guerra per mantenere la pace, perché si comprenda il significato stesso di pace. Non crede che il suo possa essere un messaggio pericoloso?
No. Perché finché gli uomini saranno tali, non potrà scomparire la guerra. Fa parte della natura umana.
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