VENEZIA 65 - "Penso che oggi nessuno sappia esattamente dove siamo; non è più così semplice identificare chi è chi." Intervista a Yu Lik-Wai. VIDEO
Dopo lo sceneggiatore Fernando Bonassi, Sentieri Selvaggi incontra a Venezia anche Yu Lik-Wai, il regista del magnifico Plastic City, tra le sorprese del concorso. "La giungla è l’inizio e la fine, può darti la vita e prendertela", spiega l'abituale direttore della fotografia di Jia Zhang-Ke. VIDEO.

PLASTIC CITY - SentieriSelvaggi meets YU LIK-WAI:
Le due parti in cui Plastic City sembra essere diviso rispecchiano il rapporto tra i personaggi del padre e del figlio?
In realtà ciò che volevo fare era iniziare la storia in modo lineare, per poi “switcharla” nel mio vero film. Quest’ultimo riguarda proprio questo cerchio tra la città, la realtà materiale da una parte e la giungla – che è la madre natura – dall’altra. La giungla è l’inizio e la fine, può darti la vita e prendertela. E’ una struttura circolare, non mi interessano buoni e cattivi.
Hai scelto Anthony Wong anche per il suo valore di icona?
Non credo. E’ vero, ha fatto tantissimi film, ma io ho visto in lui un’altra faccia, un altro suo lato. Volevo che lui stesso si sorprendesse facendo questo film. L’ho scelto per la sua fisicità, Anthony è una tigre: non è diverso dagli altri cinesi dal punto di vista fisico, ma ha una forza scenica davvero unica.
Il film sembra riuscire a raccontare la realtà proprio là dove è più simbolico…
Sì, ho pensato a questo aspetto ma non è per niente facile: ci ho provato e ho fatto del mio meglio in questo senso. Il personaggio del padre è nel mondo materiale, con le conseguenze psicologiche che questo comporta; la città stessa è reale ma poi, quando i personaggi si ritrovano soli, si scopre un’altra realtà, la loro realtà interiore. Ho cercato di lavorare su questa differenza.
Le scene della giungla sono ipnotiche. Sembrano venire da immagini oniriche…
Anche in questo caso si tratta di un tipo di scena molto difficile da girare. Ho cercato di pensare fuori dell’umano, più in grande del reale. Una mia soluzione è stata quella di pensare agli alberi che vengono a prenderti, all’uomo che è comunque meno forte rispetto alla natura.
[…] Posso continuare in questo tipo di ricerca, Plastic city secondo me è stato un buon esperimento. Ma dovremo essere ancora più creativi se vogliamo continuare ad andare al di fuori della tradizione, eventualmente tornandoci sopra, ma anche andando oltre: questo è quello che voglio fare, al di là dei finanziamenti possibili.
[...] Penso che oggi non sappiamo esattamente dove siamo. Vivo a Pechino, ma magari lavoro a Parigi…questo è forse il tema di fondo di tutti i miei film: le persone sono sempre più in difficoltà per quanto riguarda il rapporto con la propria cultura, e anche per quanto riguarda l’identità: quella propria e quella degli altri, non è più così semplice identificare chi è chi.
Traduzione di Annarita Guidi
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