"Non mi scaricare", di Nicholas Stoller

Ormai il cinema di Judd Apatow - qui come produttore - non ha più bisogno di conferme: Non mi scaricare è l'ennesimo trionfo (anche commerciale) dei suoi personaggi, di quegli adulti mai cresciuti con cui ha instaurato un felice legame autobiografico. Un altro film lineare, ravvivato da una comicità irriverente e sboccata ma sempre aderente e quindi fresca, in cui il lieto fine è l'indulgente e amorevole concessione di un cineasta ai suoi eroi, che vorrebbe sempre vedere felici.

forgetting sarah marshallIl dubbio poteva ancora essere legittimo: il cinema di Judd Apatow è un semplice - per quanto riuscito - calcolo commerciale? Oppure il cineasta, tra i volti migliori della commedia, sta facendo di tutto per riscattare i suoi personaggi, declinazioni della sua personalità di adulto mai cresciuto, di ingenuo e sensibile average american, con cui ha instaurato un felice legame autobiografico?
Forgetting Sarah Marshall - suo ennesimo successo al box-office: sette settimane in classifica e 70 milioni di dollari di incasso - è un’ulteriore risposta, ormai non più richiesta: il cinema di Apatow è di una linearità che non deve essere confusa con l'abitudine, ma è invece un insieme coerente con l'ostinata ricerca di normalità che muove – e a volte distrugge – i suoi eroi.
Per di più, qui Apatow si limita alla produzione di una sceneggiatura di Jason Segel, uno dei suoi tanti figliocci: segnale che ormai ha messo su una vera e propria factory, che sta cambiando il volto del genere (un altro hit del momento è Pineapple Express, scritto da Seth Rogen) a colpi di persone ordinarie, e della comicità insita nelle disgrazie quotidiane.
Infatti, nonostante non esiti a mostrarsi più volte in un nudo integrale, Segel non ha nulla della fisicità debordante e grottesca di uno Stiller o di un Carell. Il nucleo di Forgetting Sarah Marshall è semplicemente nell’esasperazione di tutto ciò che può seguire ad una dolorosa separazione: abbandonato dalla sua amata ragazza, Segel non si da pace, e si perde in balia dell’ironia beffarda del destino. Più cerca di dimenticarla, e più si imbatte nel suo devastante ricordo: scappa alle Hawaii, e se la ritrova vicina di stanza con il suo nuovo boyfriend, costretto a vedere le loro effusioni e ad ascoltare le loro prodezze sessuali, come in un incubo ad occhi aperti a cui non può porre altro rimedio che dei pianti disperati, seppellendosi nel suo appartamento ascoltando musica pop strappalacrime, senza preoccuparsi di rendersi patetico e ridicolo.
Non è un cinema che cerca l’effetto, o il virtuosismo: anche Forgetting Sarah Marshall bada al sodo di una scrittura in cui molti passaggi non brillano per originalità (un tuffo spericolato nell’oceano come rottura con il passato e iniziazione al coraggio di vivere, specie se c’è un bacio salvifico che ci aspetta in acqua). Semmai, la componente fondamentale della suo appeal è un senso della battuta anarchico ed irriverente, sboccato e legato alla rottura dei tabù sessuali. Il che rende i dialoghi degli attori più aderenti e gustosi, per quanto di difficile traduzione in italiano.
Il lieto fine è sempre dietro l’angolo, ed è qui quella che può sembrare l’unica forzatura: ma è un’indulgenza necessaria, per un cineasta che ama i suoi personaggi (è stato uno di loro) e vorrebbe vederli felici.

Titolo originale:Forgetting Sarah Marshall

Regia: Nicholas Stoller
Interpreti: Jason Segel, Kirsten Bell, Mila Kunis. Russel Brand, Bill Hader
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 112’

Origine: USA, 2008

 

 

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