"Il seme della discordia", di Pappi Corsicato
Dall'inizio alla fine il film del regista napoletano fa del corpo femminile il suo baricentro, oggetto dello sguardo e mezzo di piacere, che ambisce a ritrovare la soggettività di una libera e piena espressione. Le probabili implicazioni teoriche restano sulla carta e il gioco, a lungo andare, può mostrare la corda, ma va riconosciuto a Corsicato il merito di averci fatto star bene. In concorso al 65° Festival di Venezia
“Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia”. Il nuovo film di Corsicato inizia con un omaggio all’universo femminile che rimanda immediatamente al Truffaut de L’uomo che amava le donne. Decine e decine di gambe che si danno il cambio e attirano lo sguardo, gambe che diventano il motore perpetuo e gioioso del mondo. E dall’inizio alla fine Il seme della discordia fa del corpo femminile il suo baricentro, oggetto dello sguardo e mezzo di piacere, che ambisce a ritrovare la soggettività di una libera e piena espressione.
Ispirato a La marchesa von O, celebre racconto di Heinrich von Kleist, da cui Rohmer aveva tratto nel 1976 il suo film omonimo, Il seme della discordia racconta la storia di Veronica (Caterina Murino), giovane e bella proprietaria di una boutique, in procinto di inaugurare un nuovo, ambizioso concept store. Veronica è sposata da cinque anni con Mario (Alessandro Gassman), rappresentante di fertilizzanti, costretto molto spesso a star lontano da casa per lavoro. Coppia giovane, di successo, ma senza figli. Finché un giorno accade l’imprevisto: Veronica scopre di aspettare un bambino, proprio quando Mario apprende dai dottori di essere sterile. E su quest’incidente la sceneggiatura di Massimo Gaudioso (agli antipodi dei suoi lavori con Garrone) monta una girandola di fraintendimenti, fallimentari ipotesi di ricostruzione, crisi e riconciliazioni. Le probabili implicazioni teoriche, come l’impossibilità di ristabilire la verità, restano sulla carta e faticano ad arrivare agli occhi. Ma non era certo quello che si chiedeva a Corsicato. In una Napoli che sembra appartenere a un altro pianeta (il Centro direzionale non è mai sembrato così bello), riesce comunque a disegnare con leggerezza, sensualità i piccoli drammi del cuore, il gioco perpetuo e sfiancante dei rapporti. E, soprattutto, gioca con l'amore per il cinema, parafrasando ironicamente Via col vento, La corazzata Potëmkin, Kill Bill, Milano Calibro 9, recuperando e reinventando una miriade di colonne sonore del cinema italiano anni '60 e '70. Lavoro di assorbimento e sintesi che rimanda sempre ad Almodóvar. Alla fina lo stile può sembrare fine a se stesso, il gioco può mostrare la corda. Ma, in tutta onestà, va detto che Corsicato non pretende e non impone nulla. Lascia la libertà di entrare o meno nel suo mondo retrò e scintillante, ma, una volta accettate le regole, ci fa star bene. Forse non è abbastanza per chi crede che le cose amate debbano anche far soffrire. Ma non è neanche poco.
Regia: Pappi Corsicato
Interpreti: Alessandro Gassman, Caterina Murino, Martina Stella, Isabella Ferrari, Michele Venitucci, Valeria Fabrizi
Distribuzione: Medusa
Durata: 85’
Origine: Italia, 2008
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