"Miracolo a Sant'Anna", di Spike Lee
È la prima volta che il regista afroamericano affronta direttamente la struttura del film bellico adattando per lo schermo il best-seller di James McBride. E lo fa attraverso un'opera verbosa, che lascia spazio a una visionarietà incolore e che soprattutto non controlla un'enfasi devastante. Forse mai il suo sguardo ha dato l'impressione di essere così spaesato e, di conseguenza, di essere così appariscente con soluzioni al limite della sopportabilità
Forse mai lo sguardo di Spike Lee è rimasto così spaesato come in Miracolo a Sant'Anna. Dopo tutte le polemiche che hanno preceduto l'uscita del film, risulta quindi ancora più oscuro capire perché il regista afroamericano si sia imbarcato in un'operazione del genere. D'accordo, ci sono tracce del suo cinema come la questione razziale o la claustrofobia degli spazi (lontanissima da quella sublime di La 25° ora e Inside Man) ma sono soltanto i deboli segni di una lettura fatta apposta per firmare la sua opera e non renderla anonima. Tratto dall'omonimo best-seller di James McBride, il film inizia a New York nel 1983 quando Hector Negron, un impiegato delle poste ormai prossimo alla pensione, spara improvvisamente a un cliente dallo sportello dell'ufficio dove lavora. Quest'azione in pratica è legata ad eventi avvenuti molto tempo prima ed esattamente nel 1944 in Toscana, durante la Seconda Guerra Mondiale. Lì Negron faceva parte, assieme ad altri tre soldati, della 92° Divisione “Buffalo Soldiers” che era composta soltanto da soldati di coloro. Il gruppo, dopo aver attraversato il fiume Serchio, si ritrova in un borgo al di là delle linee nemiche ed è rimasto separato dal resto della compagnia dopo che uno di loro ha salvato la vita a un bambino italiano.
È la prima volta che Spike Lee affronta direttamente la struttura del film bellico. Anche se poi, a pensarci bene, sono molto più 'film di guerra' le lotte di quartiere di Fa la cosa giusta e Clockers oppure le rappresentazioni di una città (New York in La 25° ora) o addirittura di un paese ferito nel proprio cuore (lo straordinario documentario When the Leeves Broke: a Requiem in Four Acts). Lo fa attraverso una rappresentazione verbosa, che si allunga sui dettagli (il rapporto dei soldati con una famiglia del borgo) e che lascia spazio a una visionarietà incolore come quella del bambino che convive con il fantasma dell'amico morto che lo guida. Eppure all'inizio sembrava che il cinema di Lee si fosse spostato verso zone insolite in cui l'iniziale componente descrittiva avrebbe potuto costituire un prologo in seguito al quale il film sarebbe successivamente esploso. I frammenti dell'isolamento della compagnia, le immagini dei cadaveri nel fiume, l'imprevedibilità su ciò che sarebbe potuto accadere da quel momento in poi avevano portato a una provvisoria perdita d'orientamento che aveva accennato a provvisori bagliori provenienti da Aldrich (Non è più tempo di eroi) od Hellman (Le colline blu). Miracolo a Sant'Anna invece non solo si perde in una struttura accumulativa che alla fine mortifica le forme più nobili del cinema di guerra ma addirittura Lee non controlla la sua enfasi, molto più straripante che in Malcolm X che polverizza, assieme alla presenza di una colonna sonora immotivatamente invadente, anche quegli squarci di cinema resistenziale. Risulta quindi non riuscito anche l'incontro del cast italiano (Favino, Cervi, Antonutti) con il cinema di Lee dove i loro corpi restano solo maschere che non prendono mai vita dove ogni loro azione da l'impressione di andare fuori il proprio personaggio, forse proprio per affermarsi, o peggio, per imitare quei personaggi sanguigni che hanno spesso attraversato l'opera del regista dalla seconda metà degli anni Ottanta in poi. Miracolo a Sant'Anna è un film spropositato e incontrollato. Ma stavolta non è un pregio. Anzi il film diventa insopportabilmente appariscente anche con alcune soluzioni stilistiche come il ralenti della tazzina di caffé che cade dalle mani di Lo Cascio, il finale e, cosa stavolta proprio imperdonabile, la strage della popolazione di fronte alla chiesa di Sant'Anna. Probabilmente l'essere andato così fuori le righe è un ulteriore segno di uno spaesamento del regista difronte a tutto il progetto.
Titolo originale: Miracle at St.Anna
Regia: Spike Lee
Interpreti: Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Omero Antonutti, Matteo Sciabordi, John Turturro, Joseph Gordon-Levitt
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 144'
Origine: Usa/Italia, 2008
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