"Frost Nixon - Il duello", di Ron Howard
Il nodo drammatico del nuovo film di Ron Howard sta tutto nel confronto davanti alle telecamere, non certo nell’istanza di un giudizio politico sul personaggio Richard Nixon. La storia di un’intervista che avrebbe potuto salvare l’immagine del Presidente del Watergate e che invece lo costrinse ad ammettere le sue colpe, è una commedia umana sull’essere in scena: come fosse Edtv senza l’ossessione della presa diretta...
Chi si aspetta un film politico si sbaglia: il nodo drammatico di Frost Nixon – Il duello (peccato che il titolo italiano punti sulla frontalità del faccia a faccia e vanifichi l’alterità reciproca suggerita dall’originale “Frost/Nixon”...) sta tutto nel confronto davanti alle telecamere, non certo nell’istanza di un giudizio politico sul personaggio – e questo già nelle intenzioni di David Frost, non solo in quelle della commedia di Peter Morgan e, di conseguenza, del film di Ron Howard. Il Watergate, che ha spazzato via il Presidente, resta sullo sfondo, lasciando che il nodo drammatico si strutturi sull’evidenza dell’andare in scena: David Frost cerca una legittimazione per se stesso e per la propria fama e trova in Richard Nixon lo specchio in cui riflettere la propria immagine. Alla stessa maniera Nixon, finito nell’ombra, cerca una via d’uscita sotto i riflettori dello show di Frost, nella cui fama vorrebbe riflettere il suo status perduto.
L’asse è orizzontale, come il campo/controcampo che sarà l’arma bianca del duello (tele)visivo ma, se la partita tra i due si giocherà sul livellamento delle stature, la più autentica dinamica del film sta nel passaggio dalla subalternità reciproca dei due (ognuno dei quali crede di poter portare l’altro sul proprio terreno) all’alterità in cui si risolverà il loro incontro. L’uno stanerà l’altro ed è nel terreno vago delle emozioni (forse anche dei sentimenti) che l’incontro avrà luogo davvero e troverà il suo vincitore, qualora ve ne sia davvero uno – cosa sulla quale si potrebbe nutrire più d’un dubbio: se prevalga il cedimento di Nixon, il suo ritrovarsi fragile e sconfitto, il suo ammettere gli errori pur con la tracotanza di chi li riteneva giustificati, o piuttosto la soddisfazione di Frost nel ritrovarsi l’avversario battuto tra le mani di uno show...
Del resto quella di Ron Howard è una commedia umana sull’essere in scena, come fosse Edtv senza l’ossessione della presa diretta, dove anzi l’imprevisto del sentimento, dell’emozione, della variabile umana, sta tutto nella differita, nello stacco tra il vissuto e l’andare in onda... L’intervista è registrata e per giunta la trasmissione non è affatto sicura, visto che inizialmente i network non intendevano comprarla, ed è nel fuori scena televisivo che il film trova la sua dinamica più autentica, la sua soluzione reale: con l’invenzione di quella telefonata notturna di Nixon a Frost prima del confronto finale, sospesa in un delirio di rispecchiamenti tra i due, entrambi in bilico tra il successo e la sconfitta finale, entrambi sprofondati nella paura più ossessiva. Due “beautiful minds” con l’ossessione dell’essere in scena, col delirio dell’essere osservati da altrui pensieri, giudicati non per la loro grandezza, ma per la grandezza delle loro azioni...
Titolo originale: Frost/Nixon
Regia: Ron Howard
Interpreti: Michael Sheen, Frank Langella, Kevin Bacon, Rebecca Hall, Sam Rockwell, Oliver Platt, Toby Jones, Matthew MacFayden
Distribuzione: Universal
Durata: 122’
Origine: USA, 2008
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