"Fortapàsc", di Marco Risi
Il Mezzogiorno è di fuoco. Qui nel South-West non c’è spazio per la retorica. Qui la giustizia è qualcosa che si conquista con la lotta quotidiana. Risi lo sa bene e non perde tempo a santificare i martiri. Vuole solo stare dentro al racconto, alle immagini, aver cura di chi si mostra e di chi guarda. Non resta fermo ad ammirare Siani. Lo ama e ce lo fa amare
Gli ultimi mesi di vita di Giancarlo Siani, ventiseienne giornalista in erba de Il Mattino di Napoli, ucciso dalla camorra la sera 23 settembre del 1985, a un passo da casa. Come ne Il muro di gomma, Risi racconta di un altro personaggio che ficca il naso ‘dove non deve’, che si ritrova, suo malgrado, ad affrontare un sistema più forte, un meccanismo talmente perverso da far apparire come un eroe chi fa (mai) semplicemente il proprio lavoro. Ancora una volta, come allora, una storia di giornalisti impiegati (il personaggio di Antonello Fassari, quello della mitica battuta “cazzo e cazzotti”) e di giornalisti giornalisti, che si affaticano a ricercare le tracce di una verità tanto terribile da risultare impossibile. Ancora una volta, come allora, una storia di resistenza civile più naturale che consapevole, più necessaria che voluta. Ancora una volta, come in Mery per sempre, la storia di un’Italia lasciata allo sbando, anarchica e assediata, che assomiglia al West più profondo. Quaggiù, al Sud, si spara in piazza e i conti si regolano a suon di armi. Gli sceriffi sono assenti e la legge è fatta dai Gionta, dai Nuvoletta, dagli Alfieri. Il Mezzogiorno è di fuoco. Qui nel West non ci può essere spazio per la retorica, non serve a nulla quella sacra presunzione di assolvere a un doveroso compito sociale, che annulla in un solo istante la forza di ogni denuncia. Qui nel South-West la giustizia è qualcosa che si conquista con la lotta quotidiana, a costo del sangue. Risi lo sa bene: è inutile santificare i martiri e il tempo dei titani è finito. Il suo e il nostro Siani non è Wyatt Earp o Ethan Edwars. Non è neppure Ransom Stoddard. E tornando sulla terra, non ha quella consapevolezza ambigua dell’immagine di tanti predicatori. Quando gli studenti gli chiedono il perché dei suoi articoli, lui non sa che dire…Siani ha il volto splendidamente beffardo e svagato di Libero De Rienzo, l’aria di un ragazzo intelligente, un po’ sciocco a volte, sensibile e
superficiale, coraggioso e incauto, incosciente e timoroso, innamorato delle ragazze e del proprio mestiere. Un ragazzo con il desiderio irresistibile di capire e raccontare, anche a costo di dover scontare amaramente la propria vocazione. Risi torna alla Napoli di Maradona, agli anni ’80, all’escalation criminale, alla Napoli del tira a campa’ e della cecità delle istituzioni, quella della quotidiana (e secolare) resistenza alla morte, quella dei problemi incommensurabili, dei compromessi e dell’omertà che appaiono come l’unico modello sociale praticabile. E come ai vecchi tempi, mostra lo smalto e l’esperienza chi il ‘mestiere’ lo conosce e lo onora da sempre (il film è dedicato al padre Dino). Gioca con le regole, piegando la realtà ai generi, alla densità di un cinema popolare, che vive oltre che di drammi veri, anche di sceneggiate (l’incredibile scena ‘meroliana’ della comunione del figlio di Gionta), di momenti comici e grotteschi (l’esagitato consiglio comunale di Torre Annunziata). Risi si affida con il cuore a un Libero De Rienzo sempre più bravo, trova la facce e gli attori giusti (la Lodovini, Fantastichini, Camerini, Bonomo…) e prova a riconoscere, con una cavalleria antica, un barlume di umanità anche ai mostri: Valentino Gionta (Massimiliano Gallo) che si preoccupa di ciò che possa pensare il figlio, che passa una notte insonne in carcere, poche ore prima dell’assassinio di Siani, la sua guardia del corpo che va a raccogliere i pomodori e si ferma per un attimo a contemplare le stelle, estasiato.E’ qui la risposta all’insopportabile chirurgia asettica di Garrone. L’emozione, la voglia di prendere parte, stare dentro al racconto e alle immagini, ‘aver cura’ di chi si mostra e di chi guarda, aldilà di tutto. Risi e De Rienzo non stanno fermi ad ammirare Siani, lo amano e ce lo fanno amare: un semplice sorriso triste, una battuta, un vaffanculo con la morte nel cuore. Quel lieve, grave miracolo che attendiamo sempre, ogni volta che lo schermo s’illumina…
Regia: Marco Risi
Interpreti: Libero De Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Renato Carpentieri, Ennio Fantastichini, Ernesto Mahieux, Gianfelice Imparato, Duccio Camerini, Antonio Bonomo, Salvatore Cantalupo
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 108’
Origine: Italia, 2009
Sono presenti 1 commenti
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Buon film questo di Risi, che farà (spero) conoscere la storia di Giancarlo. Non condivido la frase "E’ qui la risposta all’insopportabile chirurgia asettica di Garrone", Garrone è bravo e talentuoso ed ha mostrato una criminalità vera. I camorristi di Risi sembrano inevitabilmente delle macchiette folkloristiche, ed è forse l'unico neo del film.
Inviato da Viral il 28/03/2009
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