"Fast & Furious - Solo parti originali", di Justin Lin
Le corse notturne e spericolate di questi bolidi per attraversare di nascosto il confine tra California e Messico trasportando droga diventano evidenti metafore dell'impossibilità di attribuire un'appartenenza chiara, una provenienza certa al corpo-Diesel, che di fatto esiste unicamente nell'istante in cui attraversa la terra di frontiera, passa e ripassa il confine: e Lin dimostra così una consapevolezza reiterata dei contorni mutevoli della figura multifacial di Dom Toretto, e con lui di Vin Diesel
“La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all'anima una folla di idee simultanee, così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee, e fanno ondeggiar l'anima in una tale abbondanza di pensieri, o d'immagini e sensazioni spirituali, ch'ella o non è capace d'abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio, e priva di sensazioni. La forza dello stile poetico, che in gran parte è tutt'uno colla rapidità, non è piacevole per altro che per questi effetti, e non consiste in altro.”
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 3 novembre 1821
La frase che pronuncia Dominic Toretto all'amico-rivale di tutta la serie Brian O'Conner (Paul Walker, l'unico a comparire anche nel primo sequel 2 Fast 2 Furious) quando i due sono al cospetto della linea di terra di confine tra gli Stati Uniti e il Messico, non è soltanto un'ottima battuta ad effetto da inserire per far funzionare meglio il trailer. “Qui finisce la mia giurisdizione”, dice l'agente dell'FBI. “E qui comincia la mia”, risponde il personaggio di Vin Diesel. Non è, appunto, l'ennesima chiusa spaccona a la Toretto, ma è soprattutto una chiara ed eloquente dichiarazione di paternità: Vin Diesel rappresenta infatti per il cinema americano contemporaneo nient'altro che l'incarnazione definita dell'eroe di frontiera – o della frontiera dell'eroe. Questo quarto episodio della saga dei Fast and Furious, che vede il ritorno da protagonista del leggendario Dom Toretto di Diesel (dopo la sua scomparsa verso il confine – appunto – nel finale del capolavoro di Rob Cohen, e la breve apparizione in coda a Tokyo Drift, sempre di Justin Lin, cronologicamente e narrativamente posteriore a questo, di cui il film recupera per un paio di scene anche il personaggio dell'asiatico Ham), deve allora i suoi momenti migliori proprio alla consapevolezza reiterata dei contorni mutevoli della figura multifacial (come si chiamava quel cortometraggio autobiografico da lui diretto che lo fece saltare agli occhi di Spielberg) di Dom Toretto, e con lui di Vin Diesel, di cui il furfante asso delle quattro ruote è da sempre l'alter-ego meglio riuscito, insieme al futuristico Riddick. Le corse notturne e spericolate di questi bolidi lungo impervi cunicoli tra le rocce e sentieri inaccessibili per attraversare di nascosto il confine tra California e Messico trasportando droga, in
cui Toretto e O'Conner si infiltrano per regolare i conti in maniera pirotecnica con i responsabili della morte della storica ragazza di Dom, Michelle Rodriguez (che a conti fatti partecipa unicamente al prologo del film), diventano così evidenti metafore dell'impossibilità di attribuire un'appartenenza chiara, una nazionalità precisa, una provenienza certa al corpo-Diesel, che di fatto esiste unicamente nell'istante in cui attraversa la terra di frontiera, passa e ripassa il confine (come sanno benne Twohy, Cohen, finanche Kassovitz): non è un caso allora che lo Stato non riesca a rinchiuderlo, a fossilizzarlo come sua proprietà, anche quando si illude di averlo in pugno, come si intravede nell'ultima, beffarda sequenza del film. Dopo un mirabolante e notevolissimo prologo con un'acrobatica sfida su strada contro un'autocisterna piena di benzina, il film si assesta dunque sui binari di una vicenda a torbide tinte noir che riporta alla mente più le atmosfere del secondo episodio di John Singleton che le sfrenate circonvoluzioni dei copertoni di Tokyo in cui Justin Lin aveva dato mostra di grandissimo senso plastico nel catturare il fascino della macchina che si svolge: comunque, il regista ha modo di confermare le sue doti di surfer d'automobili nell'incredibile resa dei conti tra gli stretti budelli delle gallerie sotterranee che portano in Messico, dove la scarna secchezza e classicità della lamiera del film ritrova per un attimo e finalmente una deriva da immaginario post-videoludico (dis)sepolto e mantenuto a forza, sino a questa turbinosa girandola conclusiva, con le ruote salde alla terra.
Titolo originale: Fast & Furious
Regia: Justin Lin
Interpreti: Vin Diesel, Paul Walker, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, John Ortiz
Distribuzione: UIP
Durata: 107'
Origine: USA, 2009
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