"Le avventure del topino Desperaux", di Sam Fell e Robert Stevenhagen

Desperaux vuole riuscire a colmare il divario tra l'animazione tradizionale e la nouvelle vague della Pixar e della Dreamworks. Il tentativo della Universal di inserirsi nella corsa appare condizionato dalla mancanza di una scelta di campo: vuole credere sia al mondo dei castelli fatati in cui i rospi diventano principi, sia in quello in cui sono i topi a salvare il mondo. La sensazione è che resti indietro sia in una strada che nell'altra.

despereauxSe la Fox ogni tanto riesce a tenersi al passo con la Pixar e la Dreamworks (il suo marchio domina su una saga di successo come L’era glaciale), da anni la Universal cerca di inserirsi e di partecipare alla corsa per l’animazione, pure ottenendo scarsi risultati. Un po’ come nella sequenza in cui il cuoco cerca di improvvisare la zuppa perfetta, anche a Le avventure del topino Desperaux sembra mancare l’ingrediente segreto per catturare la simpatia del pubblico. Probabilmente, è il fatto che il suo inseguimento parte con un grande ritardo: poetico più che tecnologico. I suoi tentativi restano ancora legati ad una definizione dei topoi dell’animazione ferma a quindici o venti anni fa. E le strutture narrative ripercorrono gli ultimi scialbi tentativi in 2D della Disney, prima della collaborazione con lo studio di Emeryville. Se dopo Shrek i ruoli consolidati sono stati completamente capovolti, con un gusto dissacratorio e quasi giacobino, il film di Sam Fell Robert Stevenhagen – tratto dal libro omonimo della scrittrice Kate DiCamillo – vuole ancora credere in un mondo di favola in cui i rospi si trasformano in principi. Se i suoi diretti concorrenti vantano figure che ormai possono essere adatte anche ad un pubblico adulto, con i personaggi che ricalcano in pieno personalità, difetti e caratteristiche dei divi che gli prestano la voce (la totale immedesimazione di Jack Black in Pu, l’assoluto mattatore di Kung-Fu Panda), qui l’intervento di Matthew Broderick e Dustin Hoffman sembra più un contributo da guest-star che non un passaggio cruciale da un’animazione infantile ad una più adulta e sfaccettata. Se alcuni spunti sono apprezzabili, come lo stratificato mondo sotterraneo diviso tra topi e ratti, e l’adesione tradizionalistica rimanda sia alla suggestione di principesse chiuse nel castello, e sia alle memorie di gesta eroiche e cavalleresche (le visioni di Desperaux, animato dal sacro fuoco della fantasia e dello sprezzo del pericolo, a prezzo di essere giudicato folle), è pur vero che una certa influenza su questa visione ortodossa viene esercitata. Così, in tanto ostinato tradizionalismo, riescono forse persino incongruenti alcuni tentativi di modernizzazione: il sottoplot tra i brutti servitori della principessa – che rimandano a Shrek – e il fatto che alla fine il fantastico regno di Dor. Il risultato di Desperaux è emblematico di come le due sfere dell’animazione siano separate da un vuoto incolmabile, e come chiunque si affacci sulla scena non possa risparmiarsi dalla scelta di campo. Le vie di mezzo - almeno in questo campo - producono solo pasticci.

Titolo originale: The Tale of Despereaux
Regia: Sam Fell e Robert Stevenhagen
Voci (versione originale): Matthew Broderick, Dustin Hoffman, Kevin Kline, Emma Watson, William H Macy, Frank Langella, Stanley Tucci, Christopher Lloyd, Sigourney Weaver
Distribuzione: UIP
Durata: 90'
Origine: USA/Francia, 2008

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