"Houdini- L'ultimo mago" di Gillian Armstrong
L’ultimo periodo della vita del celebre illusionista ungherese – vero nome Ehrich Weisz – è solo il pretesto per raccontare l’ennesima storia d’amore mascherata da biografia; questa volta a cascarci sono Guy Pearce e Catherine Zeta-Jones, rispettivamente volto di un Houdini alla ricerca di una sensitiva che sappia svelare le ultime parole pronunciate dalla madre di lui prima di morire, e di Marie McGarvie, abile truffatrice con figlioletta al seguito, attratta dapprima dai 10000 dollari messi in palio e in seguito dal bell’ungherese.
Se in ogni buon numero di magia c’è un trucco che ovviamente rimane nascosto, nel film Houdini – L’ultimo mago c’è, invece, una regia, che palesemente rivela i suoi limiti.L’ultimo periodo della vita del celebre illusionista ungherese – vero nome Ehrich Weisz – è solo il pretesto per raccontare l’ennesima storia d’amore mascherata da biografia; questa volta a cascarci sono Guy Pearce e Catherine Zeta-Jones, rispettivamente volto di un Houdini alla ricerca di una sensitiva che sappia svelare le ultime parole pronunciate dalla madre di lui prima di morire, e di Marie McGarvie, abile truffatrice con figlioletta al seguito, attratta dapprima dai 10000 dollari messi in palio e in seguito dal bell’ungherese. In mezzo, ovviamente, giochi di sguardi, incomprensioni ed inseguimenti, presunta poesia (l’angelo dai capelli rossi, l’alba che illumina i due amanti dopo la loro ultima notte d’amore), rimorsi e dubbi per due anime che hanno fatto della truffa la base della loro esistenza.
Riflessione sul cinema? Omaggio a quell’insieme di varietà e di avanspettacolo dei primi del Novecento - in seguito inglobati dalla macchina cinematografica (ed è particolarmente significativo che Houdini, “l’ultimo mago”, sia morto nel 1926, un anno prima dell’avvento del cinema sonoro) - che possedeva quella certa freschezza ed ingenuità ormai così rara ai nostri tempi? Vera mostrazione e spettacolo puro non contaminato da orpelli e da inutili introspezioni?
Niente di tutto questo, o meglio, si potrebbe anche trovare qualche spunto a riguardo, ma forse sarebbe frutto di tutto quello strutturalismo e di tutta quella semiotica di cui il XX secolo è stracolmo e che ci porta ad interpretare anche ciò che non si dovrebbe.
Eppure non tutto è da buttare in questo prodotto girato nel 2007 e solo ora uscito in Italia: una buona struttura da detective story sembrava annunciare in potenza un piccolo coup de théâtre finale e la vicenda della madre era sicuramente un ottimo tema da approfondire; inoltre i momenti di cinegiornale sono veramente gustosi e il loro maggiore utilizzo avrebbe sicuramente giovato a tutto il film, magari scandendo o preannunciando alcuni episodi.
Resta in fondo un buon discorso sulla morte, ostacolo che Houdini, forse per spavalderia, forse per una certa attrazione, più volte cita e a cui più volte tende, prolungando, nei suoi numeri nell’acqua, la propria permanenza in assenza di ossigeno o portando con sé il vestito da sposa della madre morta, unico oggetto che gli rimane e unica sua possibilità di entrare in contatto con l’aldilà. Peccato che il tutto rimanga in secondo piano, soffocato da una storia d’amore che, come sempre, deve essere intensa nella sua brevità e impossibile nella sua realizzazione.
Bisogna sempre e soltanto parlare d’amore? Bisogna sempre comunque far nascere il sole? È necessario far credere di fare del bene? È necessario alle feste donare le rose? Cantava tempo fa un Morgan leader dei Bluvertigo e non ancora giudice televisivo....
Titolo originale: Death Defying Acts
Regia: Gillian Armstrong
Interpreti: Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Timothy Spall, Jack Bailey
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 93’
Origine: Gran Bretagna, Australia, 2007
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