"Valérie - Diario di una ninfomane", di Christian Molina
L’epilogo per la solitudine di un corpo assetato di amore, anzi di piacere può essere solo uno, cioè la masturbazione. Preferendo l’autoerotismo ai valori della nostra società, come per esempio il matrimonio (paragonato più volte alla prostituzione), la ninfomane Valérie imbocca la via per la redenzione (sessuale) e la glorificazione
Innalzare il diverso, il trasgressivo, il malato (in questo caso sessuale) al di sopra della normalità o banalità, assegnargli delle qualità estetizzanti che ben presto assumono toni quasi salvifici e glorificati. Queste le mire, decisamente ambiziose (e in questo caso per qualcuno diseducative), del regista Christian Molina. Incorniciati da una fotografia più adatta ad una pubblicità per un profumo che a un film, il volto e soprattutto il corpo della protagonista Valérie sembrano vivere di luce propria, come separati, anche nel mezzo dell’amplesso (si pensi alla differenza cromatica del corpo bianco di Val e di quello nero dell’amante turco), dagli altri corpi e dall’ambiente circostante. Non è un caso che i luoghi in cui si muove Valérie siano fatti di specchi (quelli del bordello) e riflessi (quelli del ristorante, della casa sul mare), come se ogni elemento si annullasse per rimandare alla donna. Esplicita in questo senso è la sequenza del bordello in cui Valérie proietta la consumazione dell’atto sessuale con il cliente sugli specchi della stanza e vede se stessa da adolescente e addirittura da adulta, forse la madre che non sarà mai (sì perché in questo pamphlet c’è posto anche, fortunatamente fuori campo e di sfuggita, per l’aborto).Oltre ad essere estensione e rimando alla fisicità della protagonista, l’ambiente, sempre esageratamente ricco e sfarzoso, è anche rappresentazione di una società perbenista e maschilista: è perbenista, bigotta, moralista e chi più ne ha più ne metta, nella misura in cui convince Valérie, con le parole del fidanzato Pedro, della sua malattia per la sessualità e la accompagna forzatamente nella scoperta dell’amore per Jaime, gentiluomo che di professione fa il manager; è maschilista perché gli uomini del film sono deboli, fragili, egoisti, violenti, soffrono di eiaculazione precoce, di attacchi di gelosia e di ira. Vale la pena riportare la frase della nonna di Valérie: "Ninfomania, una cosa inventata dagli uomini perché le donne si sentano colpevoli se non sono come le altre… Se un uomo ha tante donne è un macho… ma se si tratta di una donna, viene considerata una puttana! L’uguaglianza dei sessi!". Gli unici uomini ad uscirne indenni sono il collega di lavoro gay (quindi estraneo alla sessualità di Val) e l’amante esotico (quindi estraneo alla società occidentale), che non a caso rinuncia al proprio piacere per soddisfare la compagna con una bottiglietta di cola, surrogato di un pene ormai superfluo. L’epilogo di questa estraneità della società e di questa solitudine di un corpo assetato di amore, anzi di piacere – nuova definizione di amore per il regista e per la scrittrice Valérie Tasso - può essere solo uno, cioè la masturbazione. Preferendo l’autoerotismo ai valori della nostra società, come per esempio il matrimonio (paragonato più volte alla prostituzione), la ninfomane Valérie imbocca la via per la redenzione (sessuale) e la glorificazione, ingiustificate o comunque incompiute data l’insufficienza del film.
Titolo originale: Diario de una ninfómana
Regia: Christian Molina
Interpreti: Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Llum Barrera, Geraldine Chaplin, Ángela Molina
Distribuzione: Mediafilm
Durata: 93'
Origine: Spagna, 2009
Regia: Christian Molina
Interpreti: Belén Fabra, Leonardo Sbaraglia, Llum Barrera, Geraldine Chaplin, Ángela Molina
Distribuzione: Mediafilm
Durata: 93'
Origine: Spagna, 2009
Sono presenti 1 commenti
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recensione a dir poco superficiale, per un film che parla si di sesso, ma per riportare argomentazioni ben piu sottili da quelli individuati dal recensore.<br />Un film che è un inno alla vita, nelle sue forme, nei suoi pregi e suoi difetti. Una critica, tanto alle pratiche sessuali quanto all'ipocrisia.<br />Ma sopratutto focalizza sulla necessità di rispetto, troppo spesso mancante, tanto nei confronti della donna quanto dell'uomo.<br />Il moralista eviti di guardarlo, non capirebbe. <br />Chi va in cerca di sesso eviti pure lui di guardarlo, perderebbe solamente tempo.<br />Lo consiglio invece a tutti coloro che amano la vita, che sanno che la vita ha molti lati, positivi e negativi, e che non è sempre facile accettarli, ma è giusto guardarli in faccia e non nascondersi dietro ipocrisie.
Inviato da luca il 06/01/2010
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