"Che - Guerriglia" di Steven Soderbergh
Accentuando l'antispettacolarità del primo capitolo e immergendo i 120 minuti della pellicola in un docu-astrattismo a metà strada tra Rossellini ed Herzog, Soderbergh firma così quello che è forse il suo film migliore, l'operazione più coesa, radicale e sfumata nella sua magmatica composizione inscindibile tra prodotto di consumo e autorialità
L'immagine con cui si pare Guerriglia, quella di un Fidel Castro leader politico che parla alla sua gente in diretta televisiva, segna già lo scollamento tra le due forze motrici (il Che e Fidel) che avevano animato l'impresa rivoluzionaria cubana raccontata in L'argentino. Da una parte la visibilità tangibile del politico, dall'altra la latitanza idealista del combattente. Non a caso quando Castro e Guevara decidono di incontrarsi per un ultimo saluto, subito prima la partenza del Che per la spedizione boliviana, l'immagine di quest'ultimo risulta tramutata in una identità decisamente nuova e inedita. Il prezzo del potere mediatico raggiunto dal Che dopo il successo politico e militare della rivoluzione a Cuba lo costringe ad alterare il proprio aspetto fisico (denti finti, abbigliamento nuovo, niente più capelli nè barba). Sarà solo tornando alla battaglia e al silenzio della giungla che Che Guevara tornerà a prendere vita - per poi perderla gradualmente sul campo, nel tour de force della lotta partigiana - e a riappropriarsi del suo volto rivoluzionario, della sua identità estetica. Quello raccontata in Che - Guerriglia è sì il racconto cronachistico dell'ultimo anno di vita di uno dei personaggi più celebri e controversi del XX secolo, ma anche il rispettoso, a tratti struggente, requiem dell'homo guevariano, la cui purezza umana e ideologica viene ricomposta nella lotta ma, forse neanche troppo paradossalmente, finisce con il distruggersi proprio nel territorio a lui più congeniale: quello della fisicità, del contatto con la povera gente (che qui viene frustrato dal tradimento impaurito e quasi inebetito dei contadini boliviani), della strategia militare. La Storia in Guerriglia sembra cedere il passo a un realismo trasfigurato e materico maggiormente legato a una dimensione spirituale che didattico-narrativa. Soderbergh più che ne L'argentino, dove ancora era ravvisabile l'endemica tendenza alla fredda concettualizzazione del regista americano e quella diplopia ottica giustamente segnalata dal nostro Leonardo Lardieri da Cannes 2008, si infila nelle montagne boliviane con il suo manipolo di guerriglieri suicidi dimenticati dal tempo e dalla storia scritta, con la mdp a spalla sta più vicino a volti e corpi, e racconta il fallimento del protagonista e dei suoi seguaci senza rinunciare alla quotidianità e al decentramento dispersivo (il Che non sempre unico protagonista) con cui già aveva approcciato il racconto della presa di Cuba. Accentuando l'antispettacolarità del primo capitolo e immergendo i 120 minuti della pellicola in un docu-astrattismo a metà strada tra Rossellini ed Herzog, Soderbergh firma così quello che è forse il suo film migliore, l'operazione più coesa, radicale e sfumata nella sua magmatica composizione inscindibile tra prodotto di consumo e autorialità.
Titolo originale: Guerrilla
Regia: Steven Soderbergh
Interpreti: Benicio Del Toro, Bemian Bichir, Franka Potente, Lou Diamond Philips
Distribuzione: Bim
Durata: 120'
Origine: USA/Spagna/Germania 2008
Sono presenti 2 commenti
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Al contrario del primo film che narra le gesta di una vittoria su tutti i fronti (politico, ideologico e militare) in questa seconda parte si documenta la disfatta più completa. Mai fazioso, autocelebrativo o ridondante... Soderbergh riesce a rimanere obiettivo ed equidistante attenendosi solo ai fatti storici. Non era facile. Sottotono Benicio Del Toro che non trasmette il giusto carisma al personaggio. Manca anche la rappresentazione della megalomania del "Che" (causa della sua morte). Comunque rimane un film dignitoso. Da vedere sicuramente.
Inviato da D il 04/05/2009 -
Forse...Ma mi è sembrata impietosa e forse storicamente inesatta questa rappresentazione di una lotta solo disperata, anzi di una non lotta quasi.....il diario del Che non riporta questo
Inviato da Maria il 02/05/2009
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