"Solitudo", di Pino Borselli
Girato con un budget di appena seimila euro, Solitudo è una riflessione sul processo creativo che, nella solitudine necessaria dell’atto-pensiero che genera l’opera d’arte, insegue la conquista di un nuovo equilibrio capace di riunire l’infinita pluralità del reale e la molteplicità fluttuante dei punti di vista in una forma-universo nella quale muoversi alla ricerca della verità
E’ la materia ancora indistinta e caotica della creazione artistica che, in attesa della luce di un principio ordinatore, fluttua nelle oscure e inesauribili profondità dell’universo, ad aprire il primo lungometraggio di Pino Borselli, fumettista, illustratore e autori di diversi cortometraggi. Girato interamente nel quartiere Pigneto, a Roma, in modo del tutto indipendente, con un budget di appena seimila euro, Solitudo è una riflessione dalla struttura quadripartita - sono gli elementi all’origine dell’Universo, acqua, terra, aria e fuoco, a scandire i “quattro quarti” in cui è diviso il film – sul processo creativo che, nella solitudine necessaria dell’atto-pensiero che genera l’opera d’arte, insegue la conquista di un nuovo equilibrio capace di riunire l’infinita pluralità del reale e la molteplicità fluttuante dei punti di vista in una forma-universo nella quale muoversi alla ricerca della verità. Il narratore-demiurgo, che inizialmente è soltanto voce e può diventare corpo solo quando inizia a pensare se stesso, cerca tra i frammenti scomposti della memoria, dell’esperienza e dell’immaginazione un’unità dalla quale far nascere/far vedere la storia. In una danza fatta di deviazioni, interruzioni e contaminazioni, dove ci si interroga sul significato della perdita del proprio posto nel mondo, quattro giocatori di poker (quattro elementi) si abbandonano alle dissonanze delle loro voci e delle loro visioni mentre evocano la vicenda di Grande Capo, il misterioso sciamano urbano (interpretato dallo stesso Borselli) che nel silenzio lascia esplodere la forza pura del linguaggio e che, grazie all’amore, salva Little Baby dallo smarrimento che le ha offuscato lo sguardo. Ed è proprio il silenzio come capacità di vedere oltre la parola, di spingersi oltre i limiti dell’immagine che Pino Borselli cerca di inseguire con il suo film, ma Solitudo ricade sulla parola stessa, che si gonfia e si moltiplica fino ad ostruire la visione, e quando il silenzio si appropria dello schermo l’immagine rimane opaca, si consuma senza riuscire a restare, senza riuscire a toccare quell’alterità alla quale aspira. Il tentativo di allargare i confini del quadro rimane imprigionato nell’accumulo eccessivo dei diversi codici espressivi, che non arrivano ad un’unità ricreata, ad una pienezza della significazione, ma si disperdono in un’eccedenza, affetta da bulimia segnica, della quale non resta altro che un oggetto vuoto.Regia: Pino Borselli
Interpreti: Pino Borselli, Linda Manganelli, Raffaele Castria, Alberto Caneva, Patrizio Cigliano, Mimmo La Rana, Bruno Conti
Distribuzione: autodistribuito
Durata: 74’
Origine: Italia, 2008
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