"Una notte al museo 2 - La fuga", di Shawn Levy
Se nel primo episodio le imprese atletiche del corpo-Stiller incarnavano da sole il senso intero dello smarrimento, questa volta l'attore si mantiene al lato della fantasmagoria sempre più figlia del produttore Chris Columbus che del regista: quello che il film guadagna in stupefacente CGI, lo perde in spontaneità – e stavolta a Ben Stiller, lillipuziano nei confronti delle gigantesche creature digitali come la statua di Lincoln, non resta che fare da spalla alla gustosa rimpatriata di beffardi comici USA in costume
Il momento davvero imperdibile di questo sequel del primo rutilante Una notte al museo arriva proprio sul frammento conclusivo del film, a vicenda oramai risolta: ritrovando in una donna mischiata tra gli avventori della riapertura del Museo le fattezze dell'intrepida Amelia Earhhart (la lucente Amy Adams), incontrata ed amata per il solo, infimo spazio della nuova notte di re-animazioni delle statue di cera dello Smithsonian, Ben Stiller/Larry Daley scopre finalmente come l'immagine dell'Amore di cui ci si innamora sia sempre ritornante e infinitamente recuperabile perché sempre spietatamente (o fortunosamente?) uguale, nonostante ci si voglia illudere del contrario. D'altra parte, Stiller in questo film sembra davvero arrendevolmente rassegnato ad un ruolo di spalla, generoso artefice di una attenta opera di proselitismo. Se nel primo episodio, infatti, le imprese atletiche e plasticissime del suo corpo incarnavano da sole il senso intero dell'operazione come precise coordinate dello smarrimento, questa volta Stiller si mantiene al lato della fantasmagoria sempre più figlia del produttore Chris Columbus che del regista Shawn Levy: tutto quello che il film guadagna in stupefacente e invasiva CGI, lo perde in spontaneità – e stavolta è Ben Stiller a sembrare un lillipuziano nei confronti delle gigantesche creature digitali come la statua di Lincoln o la mastodontica piovra.
Se ha un senso la presenza dell'attore in Una notte al museo 2, è dunque proprio per questo suo tentativo sotterraneo di portare con sé alla ribalta di un giocattolone high budget per platee mondiali, ancora una volta quanti più esemplari possibili della migliore scuola della comicità USA, a ognuno dei quali è concesso il proprio pezzo di bravura, di cui Stiller si limita a fare da appoggio e contraltare perfetto, con le sue pause e smorfie dadaiste. I duetti, molto più divertenti ed interessanti delle sequenze 'avventurose' nonostante il disinnescante e terribile doppiaggio italiano fermo ancora all'espediente delle cadenze dialettali, vedono impegnati questa volta, oltre ai confermati Robin Williams, Owen Wilson, Steve Coogan, Rami Malek e Ricky Gervais, nientemeno che tre grandissimi cavalli di razza come Jonah Hill, l'esilarante Bill Hader/Custer, e uno scatenato Hank Azaria (tutti compari di Stiller anche in altre sortite cinematografiche).
Allora assume davvero una luce tutta singolare notare come questo sequel costituisca per Stiller l'uscita subito successiva al pamphlet anti-hollywoodiano che era Tropic Thunder (se si esclude la voce donata al leone Alex per Madagascar 2), di cui sembra davvero proseguire l'assunto 'morale': all'inizio del film, Larry/Stiller ha trovato successo e denaro attraverso alcune paradossali televendite di alcune sue grottesche invenzioni – divenuto uomo d'affari che gestisce il suo stesso impero, verrà richiamato ad una notte di follia dove riscoprire la sua reale passione, proprio da quegli amici-personaggi a cui, nel finale, il protagonista troverà un posto di buffoni famosi per grosse platee paganti.
Titolo originale: A night at the museum - Battle of the Smithsonian
Regia: Shawn Levy
Interpreti: Ben Stiller, Amy Adams, Owen Wilson, Robin Williams, Steve Coogan, Hank Azaria, Bill Hader
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 105’
Origine: USA, 2009
Titolo originale: A night at the museum - Battle of the Smithsonian
Regia: Shawn Levy
Interpreti: Ben Stiller, Amy Adams, Owen Wilson, Robin Williams, Steve Coogan, Hank Azaria, Bill Hader
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 105’
Origine: USA, 2009
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