"La rivolta delle ex", di Mark Waters
Poco importa se il percorso conduce alla redenzione del playboy. Dietro l’intrattenimento, un volo libero sul Cinema e sul mondo, sintetizzato nell’icona di Michael Douglas, seduttore che prende una rincorsa dai toni quasi macchiettistici per poi librarsi nell’alto dell’inafferrabile. Una dissolvenza finale che quasi non si dà il tempo di essere, frazione di secondo, al limite dell’impercettibile
Una dissolvenza che quasi non si dà il tempo di essere, frazione di secondo, al limite dell’impercettibile. Dopo Mean girls, Se solo fosse vero e Spiderwick – Le cronache, lo statunitense Mark Waters torna al cinema con una pellicola dall’attraente doppiofondo, che (si) diverte a ingannare lo spettatore più o meno suo malgrado, a sedurre lo sguardo verso il territorio dell’immaginabile e dell’immaginario, ben al di là della struttura da commedia (romantica). Spalleggiato dalla scrittura della coppia Jon Lucas/Scott Moore (Una notte da leoni), il regista orchestra una superficie di battute fulminanti e di apparizioni dentro un contesto piuttosto prevedibile, quello di una festa di matrimonio. A rompere gli schemi – per quanto concesso da una pellicola americana votata all’amore di coppia al di sopra di ogni follia occasionale – è Connor Mead (un Matthew McConaughey che, laddove ci si aspetta una performance sopra le righe, funziona invece al ritmo del contenimento), fotografo playboy uscito direttamente dagli yuppie years, unico corpo che sembra muoversi a un altro ritmo rispetto alle forsennate isterie dei preparativi per la celebrazione. Ma è solo per poco. Il tempo di una cena, e una catena di apparizioni anima La rivolta delle ex, che si rovescia e mostra il volto vero, questo sì davvero anni Ottanta: il fantasma di Allison, prima fidanzata di Connor (Emma Stone, SuXbad), incrocio da collasso tra le ragazze indemoniate della saga dell’Esorcista e la serie infinita delle pellicole da college made in USA, prende per mano Connor. Chi resiste alla fascinazione narcisista, divista, di (ri)vedersi, (ri)vedere il proprio passato come in un film? E Allison, a colpi di nastri tra i capelli incolti e popcorn, spalanca il meraviglioso baratro del vedere, del quando le dimensioni temporali si sovrappongono e si fanno unico punto. Poco importa se il testimone passa poi ad altri due fantasmi, quello del presente (un’assistente di Connor) e quello del futuro (un bellissimo angelo muto), poco importa se il percorso conduce alla redenzione del playboy. La rivolta delle ex cela dietro l’intrattenimento un volo libero sul Cinema e sul mondo, sintetizzato nell’icona di Michael Douglas che interpreta lo zio defunto di Connor, anche lui seduttore, anche lui personaggio che prende una rincorsa dai toni quasi macchiettistici per poi librarsi nell’alto dell’inafferrabile. Una dissolvenza finale che quasi non si dà il tempo di essere, che ricorda per potenza visiva e significante il finale del Diavolo veste Prada, con Meryl Streep e l’inarrivabile eleganza di una risata dietro lo sportello di un’auto che si chiude. “Siamo tutti fantasmi. Senza età”.TItolo originale: Ghosts of Girlfriends Past
Regia: Mark Waters
Interpreti: Matthew McConaughey, Michael Douglas, Jennifer Garner, Robert Forster, Daniel Sunjata
Distribuzione: Warner Bros Italia
Durata: 100'
Origine: USA, 2009
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