"Niente velo per Jasira", di Alan Ball
Film che segna l’esordio alla regia di Alan Ball, premio Oscar per la sceneggiatura di American Beauty, è segnato da un lento ma inesorabile dinamismo narrativo, da un movimento continuo lungo traiettorie spesso impreviste e fuori controllo, ma ben definite nei loro punti di partenza e di arrivo. Un movimento di iniziazione e “maturazione” sessuale, il movimento di un corpo: un corpo in crescita, un corpo filmato nella sua fase di sviluppo, ma anche un corpo che diviene oggetto
Niente velo per Jasira, film che segna l’esordio alla regia di Alan Ball, premio Oscar per la sceneggiatura di American Beauty, è un film segnato da un lento ma inesorabile dinamismo narrativo, da un movimento continuo lungo traiettorie spesso impreviste e fuori controllo, ma ben definite nei loro punti di partenza e di arrivo.
L’opera di Ball è segnata innanzitutto dallo spostamento fisico di un personaggio: la giovane Jasira (Summer Bishil) che si trasferisce, nelle fasi iniziali del film, dallo stato di New York, dove vive con la madre irlandese (Maria Bello) e il suo compagno, a Houston, nel Texas, dove risiede il padre libanese (Peter Macdissi). Questo movimento si impone, inoltre, come un passaggio repentino dall’universo femminile (quello della madre), ad un universo maschile che ruota intorno all’autoritaria figura paterna e a quella del perverso vicino di casa Trevis Vuoso (Aaron Eckhart). Infine, e soprattutto, Niente velo per Jasira è il movimento di un corpo: un corpo in crescita, un corpo filmato nella sua fase di sviluppo, ma anche un corpo che diviene oggetto: feticizzato prima (attraverso lo sguardo), violato poi (attraverso l’atto di violenza). Ball rivendica con forza la corporeità dei suoi personaggi, il loro essere materiale umano. Nello spazio ristretto di un tipico quartiere americano, con le bandiere a stelle e strisce bene in vista nei giardini, si sviluppano le dinamiche di attrazione/repulsione tra i corpi. Corpi desiderati (come quelli fotografati sulle riviste per adulti di mr. Vuoso che regalano i primi orgasmi a Jasira) e corpi desideranti (il desiderio è già tutto presente nello sguardo prima ancora che nella concretezza dell’atto sessuale).
Il film di Ball è scomodo; è un’opera che costringe lo spettatore a fare un passo indietro per prendere le distanze da un’immagine che lo (dis)turba, anche se una delle maggiori abilità del regista risiede proprio nella capacità di non mostrare mai esplicitamente il “corpo senza veli” di Jasira.
Tolta la patina rassicurante di una giovinezza sempre innocente e spensierata, Ball ci mostra una bambina di tredici anni consapevole del suo potenziale di attrazione erotica e tuttavia, questa consapevolezza non giustifica certo le azioni di Vuoso e non è sufficiente a ribaltare la posizione di Jasira che resta pur sempre la vittima di un enorme, incontrollato sistema perverso.
Chi vorrà leggere questo film come un gioco di metafore socio-politiche fondate sulla multi-culturalità dei personaggi, chi vorrà rivendicare attraverso il significato del titolo originale del film (Towelhead, letteralmente “testa di turbante”) la centralità del tema della discriminazione razziale in quest’opera, chi, insomma, cercherà in qualche modo di mascherare la cruda realtà messa inscena da Ball non avrà fatto altro che portare a galla una serie di tematiche secondarie che, seppur funzionali alla contestualizzazione del dramma umano rappresentato, non giungono mai ad imporsi come il principale argomento di discussione del film.
Titolo originale: Towelhead
Regia: Alan Ball
Interpreti: Aaron Eckhart, Maria Bello, Peter Macdissi, Summer Bishil, Toni Collette
Distribuzione: VIDEA-CDE
Durata: 124'
Origine: USA, 2007
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