RECENSIONI 2008/2009

"Sette anime", di Gabriele Muccino (di Massimo Causo, del 01/11/2009)

Lo spirito inquieto Gabriele Muccino ancora in cerca di risposte assieme a Will Smith: dalla ricerca della felicità alla prassi dell’infelicità. La Vita, l’Amore, la Morte, il Perdono (negato) in un dramma con sfumature da love story, che conferma l’ansia da prestazione di un regista dallo stile sempre sovraccarico drammaturgicamente e ridondante visivamente

"12 Round", di Renny Harlin (di Sergio Sozzo, del 31/07/2009)

Il film si assesta in maniera precisissima e quasi filologica sui canoni dello svolgimento del “genere” in pieno stile anni ’90, decennio centrale dell’action che ha visto proprio Harlin tra i principali fautori. Eppure c'è un piccolo slittamento nella percezione del pericolo e dell'azione: ed è il senso di allarme perenne, di emergenza costante, di allerta continua. Non è difficile capire che cosa è cambiato, che cosa sia successo da allora ad oggi. E Harlin sembra allora dire "ci siamo già passati": basta riguardarsi 20 anni di cinema "di genere", di film d'azione come questo

"Baby Mama", di Michael McCullers (di Emanuele Di Porto, del 28/07/2009)

Per la commedia americana, il 2008 è stato l'anno della maternità. Fosse uscito a tempo, e non come fondo di magazzino, Baby Mama si sarebbe collocato in un contesto in cui gli esempi migliori sono stati Knocked Up e Juno. Così, invece, è solo il trampolino di lancio per Tina Fey e Amy Poheler, le due dive del Saturday Night Live. Gli fa infatti difetto la spontaneità, quella che trasuda in Judd Apatow e in Jason Reitman.

"Jonas Brothers - The 3D concert experience", di Bruce Hendricks (di Sergio Sozzo, del 27/07/2009)

L’idea dichiarata è quella di far sentire lo spettatore dentro lo show del trio musicale Disney, ma l’aspetto significativo dell’uso del 3d operato da Bruce Hendricks, responsabile anche della versione cinematografica del concerto di Hannah Montana, è che gli stimoli tridimensionali vengono tutti dalle trovate scenografiche e dagli effetti  di scena – giammai dalla musica. Come a dire, anche abbastanza apertamente, che ciò che importa resta il trucco

"Soul Men", di Malcolm D. Lee (di Sabina Prestipino, del 20/07/2009)

Soul Men è un cocktail un po’ maldestro di tre generi: il road movie, la commedia e il musical. Anzi quattro, se contiamo che il film si apre con un piccolo docu-drama; ma la pellicola non è sostenuta adeguatamente dalla sceneggiatura, che alterna massime di Lao Tsu al turpiloquio più sfrenato. Si tratta dell'ultimo film interpretato da Bernie Mac e Isaac Hayes, scomparsi a 24 ore di distanza l'uno dall'altro. Dirige il cugino di Spike Lee

"Harry Potter e il Principe Mezzosangue", di David Yates (di Aldo Spiniello, del 18/07/2009)

Spettatore, più che attore. Harry Potter appare così. Sempre alla finestra, discosto, una sorta di testimone impassibile del gioco degli eventi. Le emozioni si agitano in altri angoli dell’inquadratura e il cuore della vicenda batte altrove, nel fuori campo magari. E il film appare come la spoglia e triste sala d’attesa di una stazione. Attendiamo che il viaggio si compia e l’eroe si mostri, definitivamente

"Niente velo per Jasira", di Alan Ball (di Elio Ugenti, del 18/07/2009)

Film che segna l’esordio alla regia di Alan Ball, premio Oscar per la sceneggiatura di American Beauty, è segnato da un lento ma inesorabile dinamismo narrativo, da un movimento continuo lungo traiettorie spesso impreviste e fuori controllo, ma ben definite nei loro punti di partenza e di arrivo. Un movimento di iniziazione e “maturazione” sessuale, il movimento di un corpo: un corpo in crescita, un corpo filmato nella sua fase di sviluppo, ma anche un corpo che diviene oggetto

"Obsessed", di Steven Shill (di Giovanna Canta, del 17/07/2009)

Shill non permette in nessun modo di conoscere a fondo i personaggi che accoglie nel suo mondo glamour e cool a chi ne è al di fuori, impedendo l’instaurarsi di una seppur minima empatia tra chi si trova al di là dello schermo e le scintillanti ombre che lo animano. L’ossessione non è altro che quella del regista per il mezzo televisivo. Non c’è passione, né desiderio. Non ce n’è verso i personaggi, non ce n’è per il grande schermo.

"Ghost Town", di David Koepp (di Francesco Maggi, del 17/07/2009)

Storia immersa in un'atmosfera senza tempo dove gli echi lontani  di Capra e  Wilder invadono molti angoli della pellicola. L'alchimia pensata da Koepp funziona a corrente alternata non per colpa della coppia Kinnear-Gervais, ma per una sorta di auto compiacimento del regista.

"Notorious", di George Tillman Jr (di Sergio Sozzo, del 16/07/2009)

George Tillman Jr si limita ad applicare sulla pellicola lo stile nervoso e sovreccitato dei videoclip rap. La vicenda di redenzione e riscatto morale che porta il piccolo boss dello spaccio di crack, Christopher Wallace, dai marciapiedi del ghetto all'american dream del suo alter-ego gangsta B.I.G., passando dal carcere fino a finire ammazzato, non acquista né il misticismo di uno Spike Lee né la statura di parabola popolare di uno Stallone, da tempo al lavoro su di un progetto simile. Fuori Concorso alla 59esima Berlinale

"Adventureland", di Greg Mottola (di Emanuele Di Porto, del 15/07/2009)

Il futuro di James Brennan è appeso ad un filo: si è diplomato, ha un posto pronto alla Columbia di New York, ma finisce a lavorare nello scalcinato luna park del posto in cui è nato. Con Adventureland, Greg Mottola si smarca da Judd Apatow e si mette anima e corpo nel suo protagonista. Passa in rassegna i luoghi comuni del romanzo di formazione, ma resta malinconico e sognante come una canzone dei Velvet Underground.

"La misma luna" di Patricia Riggen (di Marco Mastino, del 13/07/2009)

Girato nel 2007, ma giunto in Italia solo ora, il film della Riggen, mostra tutti i difetti di un progetto dalle sicure buone intenzioni, ma dall’esagerata voglia di dire più del necessario; le metafore e la simbologia di cui spesso si avvale il cinema non riescono a sedimentarsi nella mente di chi guarda per poter compiere quel lavorio interiore che spesso ci assale una volta usciti dalla sala, ma vengono subito spazzati da una storia che teme la propria complessità e per questo dice senza raccontare, mostra senza far immaginare

"Una notte con Beth Cooper", di Chris Columbus (di Sergio Sozzo, del 12/07/2009)

Le ultime sortite di questa nuova generazione della commedia americana lasciano segni sul corpo degli attori, per poi farli magicamente svanire: i lividi, le cicatrici, le ingiurie e le chiazze sul volto e sui vestiti dell’impacciatissimo secchione Denis non fanno che aumentare vertiginosamente nel corso della sua folle notte; nonostante tutto, però, il ragazzo avrà modo di guardare il sole sorgere abbracciato alla fantastica Hayden Panettiere, nuovo esplosivo sogno erotico biondo degli adolescenti americani

"St. Trinian's", di Oliver Parker e Barnaby Thompson (di Francesco Giulioli, del 12/07/2009)


Questo adattamento dei fumetti cattivissimi di Ronald Searle procede per accumulo di sketch in rapidissima successione, come una serie di strisce fumettistiche o piuttosto uno zapping disordinato su youtube. A mancare purtroppo è proprio la cattiveria vera, ma i preadolescenti per cui il film è concepito non ci faranno caso.

"Il Superpoliziotto del supermercato", di Steve Carr (di Giorgia Aniballi, del 06/07/2009)


L'esilarante fisicità di Kevin James non salva una commedia in cui scarseggiano i momenti realmente comici, sostituiti da un umorismo banale e ripetitivo. Record d'incassi in USA (già annunciato il sequel) inaugura il palinsesto estivo delle nostre sale.

"Outlander - L'ultimo vichingo", di Howard McCain (di Roberto Urbani, del 04/07/2009)

La gestazione molto lunga ha fatto smarrire al film le atmosfere del modello originale confessato dal regista, vale a dire il poema inglese Beowulf, e lo ha fatto venire a contatto con le esperienze filmiche più disparate costringendolo a raccogliere i momenti più significativi dai modelli di riferimento, finendo però per privarlo di una propria identità

"Miss Marzo", di Zach Cregger e Trevor Moore (di Fabrizio Attisani, del 04/07/2009)

Pochi i momenti veramente liberi in questo Miss Marzo di Zach Cregger e Trevor Moore, appesantito da uno sguardo cinico, conservatore e buonista: si aspira a Judd Apatow, Kevin Smith e i fratelli Farrelly (modelli comunque irraggiungibili), ma siamo più dalle parti di Larry Charles e Sacha Baron Cohen, abili nel rendere grottesco tutto quello che riprendono con le loro lenti deformanti

"La rivolta delle ex", di Mark Waters (di Annarita Guidi, del 04/07/2009)

Poco importa se il percorso conduce alla redenzione del playboy. Dietro l’intrattenimento, un volo libero sul Cinema e sul mondo, sintetizzato nell’icona di Michael Douglas, seduttore che prende una rincorsa dai toni quasi macchiettistici per poi librarsi nell’alto dell’inafferrabile. Una dissolvenza finale che quasi non si dà il tempo di essere, frazione di secondo, al limite dell’impercettibile

"Crossing Over", di Wayne Kramer (di Simone Emiliani, del 01/07/2009)

Wayne Kramer, già regista di Running, dirige un mosaico composito, attraverso una sceneggiatura labirintica, anche compiaciuta, che però ha il merito di surriscaldare il film. Crossing Over elimina gradualmente la distanza dai suoi personaggi e, in mezzo a riavvicinamenti o laceranti separazioni, resta la figura solitaria di un grande e dolente Harrison Ford, che attraversa lo spazio tra il necessario senso del dovere e un’umanità che tende a oltrepassarlo, quasi una personale rivisitazione degli eroi dei western di Anthony Mann interpretati da James Stewart.

"Ritorno a Brideshead", di Julian Jarrold (di Francesca Bea, del 29/06/2009)


Appropriandosi del romanzo di Evelyn Waugh, del fascino malato esercitato dal mondo dell’aristocrazia britannica nell’era della sua definitiva decadenza, Julian Jarrold spoglia il Cinema del mistero della sua infinita meraviglia, limitandosi a riprodurre simulacri inerti, intrappolati nella frigida pesantezza di un tratto orbato che non permette mai di oltrepassare l’immagine e vedere

"La donna di nessuno", di Vincenzo Marano (di Valentina Gentile, del 29/06/2009)

Grande cura nelle immagini, nei movimenti di macchina e nel montaggio da spot pubblicitario per macchine di lusso, La donna di nessuno è un film ambizioso nella pretesa di ricalcare le orme dei grandi legal thriller americani condendoli con l’ eleganza europea. Ma il risultato è un prodotto vuoto, stancante e inutile

"Anamorph", di H.S. Miller (di Carlo Valeri, del 29/06/2009)


Miller ricicla i modelli del thriller nel tentativo di operare un viaggio nella memoria (quella del protagonista e di noi spettatori) finalizzato non tanto alla riscoperta di un cinema passato, quanto alla ricerca di nuove prospettive (l'anamorfosi che nutre le visioni del killer e del protagonista) con cui provare a guardare ancora il cinema. E Dafoe è l'attore perfetto nell'incarnare l'attraversamento che il detective Aubray compie durante le tante immagini-performance della pellicola 

"Inferno Bianco", di Stefano Jacurti (di Carlo Valeri, del 27/06/2009)


Il western-horror di Jacurti cerca di immergere la materialità fisica del set abruzzese in un prodotto audiovisivo capace di rinnovare con umiltà e ingegnosità artigianale ed autopromozionale il film di genere in Italia. Una piccola grande scommessa vinta dal regista e i suoi collaboratori

Action Painting: "Transformers - La vendetta del Caduto", di Michael Bay (di Sergio Sozzo, del 26/06/2009)

Il Cinema dietro gli occhi. La vendetta del Caduto è l'opera ad oggi più libera e selvaggia di Michael Bay: la sua innegabile vetta. Incessante smarrimento audiovisivo proveniente da un altro mondo, in cui è Bay a dettare legge, e a decidere di volta in volta la vita, la morte e le resurrezioni, le leggi fisiche e gravitazionali. Mai come altrove interessato quasi unicamente al puro movimento, al segno dispiegato: il cinema di Michael Bay nella sua forma più pura ed incontaminata

"Look Both Ways - Amori e Disastri", di Sarah Watt (di Andrea Caramanna, del 24/06/2009)


Ripescaggio di un film “indipendente" del 2005, passato per alcuni festival e che ha tutte le carte in regola per uscire in sala, nel periodo più temuto, la fine di giugno. Ma è un piccolo grande film che si limita a pensare l'intimità della vita, condivisa universalmente da uomini e donne. L'ossessione su una vita fatta di inesplicabili variabili che conducono alla morte

"Puccini e la fanciulla", di Paolo Benvenuti (di Sergio Sozzo, del 23/06/2009)

Sembra uno sguardo stagnante di quello di Paolo Benvenuti: il cinema, qui, viene costantemente allontanato da un’estetica che fallisce ancora una volta nel tentativo di donare una vita e uno spessore alle figure che si stagliano dai documenti, dalle testimonianze – messe in scena con la stessa, rigorosa ed impersonale freddezza di un telegramma che annuncia morte, o del rapporto d’archivio che funge da resoconto di un’indagine del passato, quella per chiarire il suicidio della domestica di Puccini. Fuori Concorso a Venezia 65

"Coraline e la porta magica", di Henry Selick (di Michele Moccia, del 22/06/2009)

Coraline, fatto nascere da “coral”, corallo, il cui significato etimologico secondo alcuni sarebbe quello di “forma umana”. Coraline è viva. Lo è per i nostri occhi. Lo sono le immagini delle cose che il cinema ci restituisce ogni volta, a ogni visione, nel suo infinito bisogno di descrivere ciò che si vede e si sente. Henry Selick e Neil Gaiman sembrano così volerci spingere ad ascoltare il battito oltre il guscio. A vedere l’interiorità delle cose. E Coraline trae dalla propria intimità, dallo scavo del proprio sguardo, il mondo che fa rivivere, come la strega/ragno estrae dal suo ventre i fili con cui tesse la sua opera incantatrice.

"Una notte da leoni", di Todd Phillips (di Emanuele Di Porto, del 20/06/2009)

I tre trentenni americani di The Hangover segnano forse la nascita di un nuovo filone nella commedia americana. Non sono i nerd di Judd Apatow e di Seth Rogen, e non hanno la fisicità debordante del Frat Pack. Sono normali ragazzoni ai cui vizi e alla cui immaturità si guarda con animo benevolo. Gli sceneggiatori John Lucas e Scott Moore sono al terzo successo consecutivo, e bisognerà tenerli d'occhio.

"Il prossimo tuo", di Anne Riita Ciccone (di Elio Ugenti, del 20/06/2009)


Appare evidente che il movimento “da – a” e le dinamiche dello spostamento (interiore ed esteriore) dei personaggi divengono il vero centro d’interesse dell’opera della Ciccone, molto più del loro ipotetico punto di arrivo che, se davvero esiste (e meglio sarebbe se non esistesse), assume le forme consolatorie di uno scontato happy-ending

"La ragazza del mio migliore amico", di Howard Deutch (di Sergio Sozzo, del 20/06/2009)

Liberissima escalation di sabotaggi dello stereotipo, una trafila di invenzioni visive volte ad andare fino in fondo nella messinscena dell'ipocrisia dei rapporti amorosi, è il miglior film da molto tempo a questa parte del grande Howard Bella in rosa Deutch, che sfida grazie ad una forza della natura come Dane Cook il nuovo cinema comico sboccato ed uncorrect, mettendo in pratica quello che i nuovi eroi come Jason Biggs sino ad ora si erano limitati a raccontare. Kate Hudson, folgorante e radiosa, si libra in lievità sublimi nonostante l'atmosfera unrated

"Il mondo di Horten'', di Bent Hamer (di Leonardo Lardieri, del 19/06/2009)

Il regista norvegese di Kitchen Stories e Factotum sa bene come aspettare, attendere per evitare gli effetti tossici della troppa trasparenza, per condurre lo sguardo a salvaguardia di una zona a rischio, di “segretezza” e “non comunicazione”. Il silenzio allora, dove e’ questione di un indebolimento dello sguardo in vista di un “tacere” che, proprio in quanto tale, rende possibile l’agire. Presentato a Un certain regard a Cannes 61.

"Diari", di Attilio Azzola (di Giuseppe Gariazzo, del 19/06/2009)

Vincitore della sezione Ecran Juniors di Cannes 61, Diari, girato in alta definizione, è esempio interessante di lavoro orizzontale, nel senso di uno sguardo che esiste sempre ad altezza di personaggi, e mai al di sopra di loro, che quei personaggi li conosce rendendoli protagonisti di esperienze nello spazio e nel tempo della conoscenza. Con i toni della favola romantica ambientata in un’Italia nel segno dell’integrazione sociale

"Borderland - Linea di confine", di Zev Berman (di Carlo Valeri, del 19/06/2009)


Il fascino maggiore di un film tutto sommato innocuo come Borderland non sta tanto nella violenza, già esaustivamente esibita nello scioccante prologo, del torture porn (in questo battuto dal recente Martyrs e, soprattutto, dal capostipite innominato – e forse innominabile – ovvero il Passion gibsoniano), quanto nella mancanza di una vera identità orrorifica ed estetica della pellicola, nella tensione verso la velocità di racconto e l’ibridazione dei generi, dove la macabra vicenda dei protagonisti finisce con lo sposarsi con derive sentimentali all’inizio, poliziesche e perfino action

"Amore e altri crimini", di Stefan Arsenijevic (di Valentina Gentile, del 19/06/2009)

Genesi e complicazioni inaspettate di una fuga. L’ultima giornata di Anica a Belgrado è raccontata da Stefan Arsenijevic in un film raffinato e intenso, straordinario nella sua intima, austera dolcezza. Profondo e vero, pieno di passione silenziosa, in punta di piedi. Elegante nella sua semplicità, nel suo mischiare l’involontaria comicità dei personaggi al loro inconsapevole romanticismo e poi posare tutto delicatamente sulla superficie malinconica della periferia post-comunista. Presentato al 58° Festival di Berlino.

"Moonacre - I segreti dell'ultima luna", di Gabor Csupo (di Francesco Giulioli, del 15/06/2009)

Una formula magica è pur sempre una formula: quando una sceneggiatura poco riuscita non sa chiarire le leggi che dovrebbero governare un mondo fantastico, la narrazione più che incantare disorienta e delude. E' quanto accade nell'opera seconda del veterano dell'animazione Gabor Csupo.

"Ken il guerriero - La leggenda di Raoul", di Toshiki Hirano (di Davide Di Giorgio, del 14/06/2009)

Terzo capitolo della saga che intende raccontare nuovamente le gesta della Divina Scuola di Hokuto e secondo destinato alle sale cinematografiche: un racconto che arriva a completare quanto abbozzato nei film precedenti, senza deviare troppo dalla traccia originale, e che lavora sulle sfumature per precisare quanto già noto agli appassionati

"Sacro e Profano", di Madonna (del 12/06/2009)

Può apparire come un’operazione difficilmente sostenibile il debutto dietro la macchina da presa di Madonna nel suo essere stramba, piena di cadute e delirante. Eppure dentro questo film sembra che la cantante e attrice ci metta tutta se stessa. Alla fine la si può accusare di tutto, tranne del fatto di non essere sincera. Passato alla 58esima Berlinale, poi a Torino 26. VIDEO

"I Love Radio Rock", di Richard Curtis (di Antonella Mìlicia, del 12/06/2009)

Rielaborando ricordi e riferimenti reali, il regista (già autore del riuscito Love Actually) realizza un film forse non originalissimo ma godibile, che ha le sue carte vincenti nell’ambientazione, nella splendida colonna sonora e, soprattutto, nell’affetto sincero con cui racconta e filma i propri personaggi

"Martyrs", di Pascal Laugier (di Giacomo Calzoni, del 12/06/2009)

Vera e propria riflessione sul valore semiotico dell’orrore, la pellicola di Pascal Laugier mette in scena il concetto di Male inteso come dato di fatto metabolizzato dalla società della comunicazione audiovisiva. Eccessivamente ambizioso e parzialmente irrisolto, ma proprio per questo disperatamente vitale e voglioso di mettersi in gioco: Martyrs è un esempio di cinema coraggioso che non ha paura di gridare l’orrore dilagante che ci circonda

"Un'estate ai Caraibi", di Carlo Vanzina (di Simone Emiliani, del 11/06/2009)

Rispetto al film precedente, quest’altra escursione balneare risulta sicuramente garbata e diretta con il consueto professionismo ma alla fine molto meno potente forse anche a causa dei nuovi innesti nel team Vanzina. Ed è così che episodi riusciti si alternano ad  altri più blandi, momenti di appassionata citazione cinefila a situazioni che stavolta sembrano chiudersi in maniera troppo sbrigativa

"Sleeping Around", di Marco Carniti (di Giorgia Aniballi, del 10/06/2009)

Menzione speciale all’ultima edizione del RIFF, pluripremiato all’Ibiza International Film Festival, ma ancora orfano di una distribuzione: Sleeping Around è un girotondo di decadenza destinato a ripetersi senza fine, e, insieme, grottesco ritratto dei nostri tempi. 

"Terminator Salvation", di McG (di Aldo Spiniello, del 08/06/2009)

McGinty sembra guardare a un immaginario codificato, trasformando l’apocalisse in una sorta di deserto western, un immenso scenario polveroso, percorso non più da cavalli selvaggi, ma dalle macchine di domani. Ne viene fuori un film ibrido come la storia e i personaggi che racconta, un mondo sospeso tra passato e futuro, in cui lo sguardo coglie, sotto la patina metallica di un colore desaturato fino all’inverosimile, i segni di un universo conosciuto

"L'amore nascosto", di Alessandro Capone (di Giovanna Canta, del 06/06/2009)


Due tracce parallele, spesso sovrapposte, percorrono la pellicola di Alessandro Capone, progetto cinematografico nato dalla stretta collaborazione tra Italia, Lussemburgo e Belgio, che si porta dietro tutti i difetti del cinema finto-autoriale del bel paese, impegnato a costruirsi una solida gabbia di stilemi del tutto fini a se stessi. In concorso alla Festa Internazionale di Roma del 2007

"Ca$h", di Eric Besnard (di Fabrizio Attisani, del 06/06/2009)

Il cinema-champagne dello sceneggiatore Eric Besnard aspira alla trilogia Ocean's di Steven Soderbergh, ma risulta troppo scritto, anche se non mancano idee di regia, basata su carrellate, zoom in avanti, dissolvenze a iride e fermo immagine: ovviamente è debitore al cinema degli anni ‘70 e a registi come George Roy Hill e Norman Jewison

"Visions", di Luigi Cecinelli (di Francesco Maggi, del 05/06/2009)

Alla sua prima vera opera cinematografica Luigi Cecinelli, sembra aver ripassato da poco la lezione dei tanti maestri e artigiani del nostro cinema. Alle prese con una storia in bilico tra l’horror e il thriller. Tirando le somme l’esame del ‘genere’ è stato superato 

"Garage", di Lenny Abrahamson (di Marco Grosoli, del 04/06/2009)

La storia minimale di un candido “loser” dal cuore d’oro che vede la propria vita disfarsi davanti agli occhi. Come da copione, Lenny Abrahamson gestisce questa storia in punta di penna, rimanendo aderente a un orizzonte piano, minimale. Prevedibile ma non fastidioso. Vincitore nel 2007 di Torino 25

"Corsa a Witch Mountain", di Andy Fickman (di Emanuele Di Porto, del 02/06/2009)

Dwayne Johnson, l'uomo che un tempo si faceva chiamare The Rock, ha cercato di spingere la Disney sul terreno impervio dell'action. L'ex divo del wrestling non ha capito una fondamentale lezione: contro lo studio non si può mai vincere. Corsa a Witch Mountain va per la sua strada facendo a meno di lui, elemosinandogli appena occasioni per mostrare i muscoli in approssimative sequenze di esplosioni e di corpo a corpo con viscidi extraterrestri. Alieni o meno, i protagonisti sono sempre i bambini.

"Coco avant Chanel - L'amore prima del mito", di Anne Fontaine (di Francesco Giulioli, del 30/05/2009)

Eroina antiromantica e in anticipo sui tempi, la giovane Coco è soprattutto una ragazza perennemente fuori posto. Anne Fontaine celebra la nascita della sua sensibilità rivoluzionaria in un biopic freddo ed elegante, ben servita da una Audrey Tautou che non si limita a speculare sul divismo.

 

"Battaglia per la Terra 3D", di Aristomenis Tsirbas (di Fabrizio Attisani, del 30/05/2009)

Quest'opera prima del digital artist Aristomenis Tsirbas, è per forza di cose un prodotto ancora acerbo, ma con i suoi punti di forza nel lirismo delle sequenze aeree, in grado di restituire l'ebbrezza del volo, e in quelle di battaglia, degne di un Michael Bay. Manca solo una maggiore consapevolezza delle potenzialità espressive del 3D

"The Uninvited", di Charles e Thomas Guard (di Giacomo Calzoni, del 30/05/2009)

Questo ennesimo remake di un film orientale si rivela un ottimo spunto per riflettere sullo stato di salute del cinema horror americano: purtroppo, la voglia di sperimentare, osare e inventare non appartiene più a questo genere, e così The Uninvited sembra solamente quel segno della penna sulla carta carbone che diventa scrittura, un prodotto che si perde all’interno del più completo anonimato.

"Settimo cielo" di Andreas Dresen (di Marco Grosoli, del 29/05/2009)

Lui-lei-l’altro: tradimento, gelosia, separazione. Già sentito? Molto probabile – il terzetto del film, però, ha abbondantemente superato la sessantina d’anni. Già sentito anche questo? Indubbiamente sì, ma Dresen riesce pallidamente a indovinare una certa delicatezza, ahimé rovinata nel finale. Presentato nella sezione "Un certain regard" al Festival di Cannes del 2008

"Cadillac Records", di Darnell Martin (di Francesca Bea, del 29/05/2009)


L’America torna a immortalare le sue icone musicali con un biopic, prodotto da Beyoncé, che guarda ai padri fondatori del Rhythm’n blues, Muddy Waters, Howlin’ Wolf, Little Walter, Willie Dixon, fino a toccare le derive di Chuck Berry e gli esordi di Etta James, nel tentativo di raccontare la musica che ha dato origine al Rock’n roll e, attraverso essa, di tracciare il ritratto dei suoi protagonisti

"Uomini che odiano le donne", di Niels Arden Oplev (di Carlo Valeri, del 29/05/2009)


Tratto dall'omonimo romanzo di Stieg Larsson, il film scandinavo potrebbe anche funzionare come impietosa radiografia di una società massonica fallocentrica, dove dietro il potere economico risiede la perversione perpetua di un’umanità condannata a rimanere prigioniera del proprio passato e dei propri impulsi. Il mestiere di Niels Oplev è però troppo “medio” e scolasticamente corretto per sprofondare nei cupi meandri del testo letterario di partenza

"Taxi to the dark side", di Alex Gibney (di Sergio Sozzo, del 26/05/2009)

Il Premio Oscar 2008 per il Miglior Documentario (già visto in Italia nella seconda edizione della Festa del Cinema di Roma) è un film caratterizzato da una secchezza ed un'essenzialità da scottante documento d'archivio, in cui Gibney bissa l'inchiesta-shock del suo precedente Enron, guidandoci nei terrificanti meandri delle disumane tecniche di tortura utilizzate dall'Esercito americano in luoghi di detenzione di "sospetti terroristi" come Bagram, Abu Ghraib, Guantanamo

"Antichrist", di Lars von Trier (di Annarita Guidi, del 22/05/2009)

“Where are you”, anticristo di von Trier? Il regista persevera da Cannes 62 nel suo abituale accanimento sul sesso, solo per preparare uno pseudo porno e una pseudo violenza pensati con anni luce di anticipo, rovescio dell’emozione, là dove la provocazione, ormai quasi impossibile, richiederebbe una soglia minima di intelligenza. Restiamo, quindi e sempre, felici orfani di Friedkin

"Role Models", di David Wain (di Giorgia Aniballi, del 22/05/2009)

Esilarante ibrido tra teen movie e commedia all'American Pie, Role Models è il grido fuori dal coro di un quartetto che fa della sua imperfezione la via di fuga da una normalità continuamente evocata e mai portata in scena.

"Valzer", di Salvatore Maira (di Emanuele Di Porto, del 22/05/2009)

Il titolo allude al ritmo dei movimenti di macchina che in questo film, costruito quasi su un unico piano sequenza, portano gli attori ad incrociarsi nei corridoi di un lussuoso albergo torinese. Quella di Maira è una scelta poetica o un esercizio di stile? Presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 64

"Vincere", di Marco Bellocchio (di Grazia Paganelli, del 21/05/2009)

Il cineasta porta in competizione a Cannes il suo primo colossal, nel senso di un’opera tanto densa e tanto intensa da contenere  l’intera sua poetica, le linee che hanno attraversato i suoi film e il suo sguardo, tra la Storia che ci aggredisce e l’invenzione saggia che riflette e rielabora i fatti per farli più veri e più vicini all’oggi

"Una notte al museo 2 - La fuga", di Shawn Levy (di Sergio Sozzo, del 21/05/2009)

Se nel primo episodio le imprese atletiche del corpo-Stiller incarnavano da sole il senso intero dello smarrimento, questa volta l'attore si mantiene al lato della fantasmagoria sempre più figlia del produttore Chris Columbus che del regista: quello che il film guadagna in stupefacente CGI, lo perde in spontaneità – e stavolta a Ben Stiller, lillipuziano nei confronti delle gigantesche creature digitali come la statua di Lincoln, non resta che fare da spalla alla gustosa rimpatriata di beffardi comici USA in costume

"Trappola d'autore", di Franco Salvia (di Francesco Maggi, del 21/05/2009)

Sarebbe stato meglio appellarsi ad un passato ricco e straordinariamente generoso per il cinema di genere italiano, per trovare l'ispirazione necessaria e far decollare questa trappola d'autore. Senza manicheismi e contorzionistiche tirate, dialoghi fumosi e primi piani stancanti, ma spingendo al massimo l'azione e il montaggio. Semplice, ma efficace.

"17 again - Ritorno al liceo", di Burr Steers (di Francesco Maggi, del 15/05/2009)


Un cinema il cui peso specifico potrebbe sembrare leggero, e forse lo è, ma vista ultimamente la pochezza di molta commedia 'Made in Usa' riesce ad alzarsi al di sopra della media. Anche solo per l'azzeccata scelta del cast, in cui svetta Ned, l'amico di Mike, interpretato da 'una faccia da comico' come Thomas Lennon

"Angeli e demoni", di Ron Howard (di Sergio Sozzo, del 14/05/2009)

Howard plana su Città del Vaticano nei giorni del funerale di un Papa appena morto, e del conseguente conclave: pare voler proseguire quella sua acutissima riflessione sull'evento ripreso e messo in scena, che da Apollo 13 via EdTv sino al capolavoro d'avanguardia Frost/Nixon segna la sua cifra più personale, ma si perde in una sfiancante e decisamente noiosa sequela di last minute rescues con botto conclusivo ancora meno interessante de Il codice Da Vinci

"Soffocare" di Clark Gregg (di Stefano Locati, del 13/05/2009)

Dal romanzo di Chuck Palahniuk, una commedia sociopatica e scatologica sugli esiti imprevedibili di un’infanzia difficile. Indeciso tra la voglia di scandalizzare e la necessità di costruire un messaggio mediaticamente accettabile, Soffocare si attesta però in una inconsistente zona d’ombra che ne offusca gli intenti

"Just Friends - Solo Amici", di Roger Kumble (di Giorgia Aniballi, del 09/05/2009)

Da adolescente sfigato a uomo di successo, Ryan Reynolds ci insegna come (non) stare alla larga dalla pericolosa friend zone: perchè l'amore è fatto anche di decorazioni natalizie, pancake al cioccolato e film strappalacrime. Realizzato nel 2005

"Il sangue dei vinti", di Michele Soavi (di Sergio Sozzo, del 08/05/2009)

Abbiamo sempre sostenuto e più volte dimostrato apprezzamento per l'intera svolta 'televisiva' di un autore sempre stupefacente come Michele Soavi, che aveva trovato nel piccolo schermo una zona franca dove liberare e lasciare esplodere tutta l'estrema visionarietà del suo sguardo, ma questo Il sangue dei vinti sembra davvero un prodotto filmico per nulla degno dei suoi realizzatori, probabilmente coinvolti in un progetto di adattamento dello 'scomodo' pamphlet di Giampaolo Pansa in cui i poteri forti della macchina produttiva 'di Stato' sembrano aver preventivamente oscurato ogni sprazzo di luce possibile

"Il canto di Paloma", di Claudia Llosa (di Leonardo Lardieri, del 08/05/2009)

Fausta è la prova vivente delle donne che hanno subito violenza nel periodo del terrorismo in Perù. Nell’opera seconda della giovanissima regista peruviana, strisciante è la tentazione di denuncia del passato.  Resta però la percezione di un "dettagliato massimalismo”, in cui lo sguardo si tiene "distante" a scalfire debolmente la fisicita' del disagio. Vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino

"Terra Madre", di Ermanno Olmi (di Massimo Causo, del 08/05/2009)

Un documentario “politico e preveggente” sulla convention torinese di Slow Food del 2006 (oltre 6000 coltivatori provenienti da oltre 130 paesi), ma anche un atto di fede (dello sguardo) nei confronti di una natura intesa come stato di sospensione che non conosce tempo. Un’opera lirica e illuminata da una malinconia nella quale Olmi non manca di credere con l’ingenuità della sua età

Do the Evolution - "Star Trek", di JJ Abrams (di Sergio Sozzo, del 08/05/2009)

In questa Storia dell'Umanità come un'unica mappa stellare in cui i Pianeti altro non sono che le ben definite tappe dell'Evoluzione (alla stregua delle metropoli in quel trattato sulla civilizzazione/colonizzazione che era MI:3),  il delitto inconcepibile e forse impunibile continua ad essere quello della scomparsa del Mondo, la distruzione reiterata e ripetuta di Vulcano, la Terra della razionalità: eppure ogni volta che il Sacrificio Finale farà esplodere l'intera volta stellare, nello stesso istante il Figlio del Secolo starà emettendo il suo primo vagito

"La casa sulle nuvole", di Claudio Giovannesi (di Fabrizio Attisani, del 08/05/2009)

L'esordiente Giovannesi lavora sul tempo cinematografico, rallentandolo attraverso lo slow-motion oppure fermandolo con delle istantanee: alterna indifferentemente zoomate, ralenti e inquadrature fuori asse; oppure da come non riesce a sfruttare le potenzialità espressive del formato Super 16 mm (lo stesso di The Hurt Locker), riducendo il Marocco a una piatta distesa di sabbia (le location sono le stesse di Nessuna verità) o alla solita carrellata di immagini turistiche

"Star System - Se non ci sei non esisti", di Robert Weide (di Giuseppe Gariazzo, del 08/05/2009)

Dal libro autobiografico di Toby Young, una mediocre commedia sul mondo del gossip che ambirebbe al ritratto di costume e all’omaggio al cinema classico con squarci di comicità anche riuscita, ma sempre consegnata alla gag fine a se stessa, con la complicità del comico inglese Simon Pegg, senza il quale il film quasi non esisterebbe

"San Valentino di sangue 3D", di Patrick Lussier (di Giacomo Calzoni, del 08/05/2009)

Con San Valentino di sangue 3D il film si trasforma in luna park o, se si preferisce, in strumento usa e getta: la proiezione tridimensionale garantisce indiscutibilmente il coinvolgimento dello spettatore, ma l’interattività con lo schermo della sala non è ancora sinonimo di cinema.

"Feisbum", di AA.VV. (di Elio Ugenti, del 08/05/2009)

Lo spettatore sicuramente si immedesimerà in molti personaggi, apprezzerà anche l’interpretazione di alcuni attori, ma se l’intento perseguito era quello di riallacciarsi al filone della grande commedia all’italiana forse allora si sarebbe dovuto puntare meno sulla risata facile e più su una forma di ironia sottile e intelligente

"Principessa", di Giorgio Arcelli (di Carlo Valeri, del 08/05/2009)


Presente e passato, il caos della contemporaneità contro la decadenza di un mondo aristocratico fuori dal tempo. Arcelli costruisce la sua opera d'esordio secondo i canoni narrativi ed estetici del racconto fiabesco alla Fantaghirò, sebbene l'elemento soprannaturale sia sostanzialmente assente e suggerito da un uso evocativo, a tratti onirico, del paesaggio

"Riunione di famiglia", di Thomas Vinterberg (del 01/05/2009)

Il cineasta danese punta a una commedia astratta e stralunata in cui non mancano comunque i momenti divertenti. Si sente però ancora troppo il peso dello sguardo di Vinterberg, evidente nel modo in cui vengono inquadrati i volti dei protagonisti e in quello con cui vengono gestite le situazioni comiche; rispetto all’universo quasi fantastico che vuole rappresentare, il suo cinema appare ancora troppo raffinato e intellettuale

"Lezioni d'amore", di Isabel Coixet (di Leonardo Lardieri, del 01/05/2009)

Dalla regista catalana di La mia vita senza me e La vita segreta delle parole, il film in concorso a Berlino e’ tratto dal racconto di Philip Roth: un carismatico professore universitario ha deciso di non legare mai piu’ con una donna. Raccontare l’amore, il desiderio, la disperazione, ma ciò che si vede e' trovato e ritoccato senza contatto

"Hannah Montana: The Movie", di Peter Chelsom (di Emanuele Di Porto, del 01/05/2009)

Il personaggio di Hannah Montana è la versione disneyana del mito del Dottor Jekyll e di Mister Hyde. Si può essere una normale adolescente del Tennessee e allo stesso tempo la proiezione reale dei propri sogni: biondi, famosi, bravi ed irresistibili. Promessa frequentatrice di rehab, la popstar riscopre i veri valori tornando nella campagna natia. Del resto, chi non può avere "the best of both worlds"?

"Solitudo", di Pino Borselli (di Francesca Bea, del 01/05/2009)

 

Girato con un budget di appena seimila euro, Solitudo è una riflessione sul processo creativo che, nella solitudine necessaria dell’atto-pensiero che genera l’opera d’arte, insegue la conquista di un nuovo equilibrio capace di riunire l’infinita pluralità del reale e la molteplicità fluttuante dei punti di vista in una forma-universo nella quale muoversi alla ricerca della verità

"Che - Guerriglia" di Steven Soderbergh (di Carlo Valeri, del 30/04/2009)

Accentuando l'antispettacolarità del primo capitolo e immergendo i 120 minuti della pellicola in un docu-astrattismo a metà strada tra Rossellini ed Herzog, Soderbergh firma così quello che è forse il suo film migliore, l'operazione più coesa, radicale e sfumata nella sua magmatica composizione inscindibile tra prodotto di consumo e autorialità

Il lamento del menestrello - "X-Men le origini: Wolverine" di Gavin Hood (di Michele Moccia, del 30/04/2009)

La radice essenziale della messa in scena nel film di Hood è nella ricerca (sfuggente) dell’identità, quasi fosse una etimologia (nel senso appunto di origine…) del vedere stesso, che qui viene a coincidere con il movimento di uno sguardo che deve imparare nuovamente a percepire e a scoprire il mondo che gli è stato negato

"State of Play", di Kevin MacDonald (di Simone Emiliani, del 30/04/2009)

Thriller di invidiabile fascino ed essenzialità sospeso tra il miglior cinema politico sul giornalismo e le migliori serie tv di oggi. Crowe appare un eroe chandleriano con la malinconia e il disincanto di Bogart ma si sente anche la mano del sorprendente MacDonald e gli echi soprattutto di Pakula ma anche di Pollack e Friedkin. Basato sulla miniserie della BBC creata da Paul Abbott

"Valérie - Diario di una ninfomane", di Christian Molina (di Roberto Urbani, del 30/04/2009)

L’epilogo per la solitudine di un corpo assetato di amore, anzi di piacere può essere solo uno, cioè la masturbazione. Preferendo l’autoerotismo ai valori della nostra società, come per esempio il matrimonio (paragonato più volte alla prostituzione), la ninfomane Valérie imbocca la via per la redenzione (sessuale) e la glorificazione

"Earth - La nostra terra", di Alastair Fothergill, Mark Linfield (di Valentina Gentile, del 27/04/2009)

Mastodontico progetto ambientalista della Disney con lodevoli intenzioni e grande dispendio di energie che però risente della mancanza di slanci e rimane invischiato in un didascalismo televisivo che ne indebolisce inevitabilmente il messaggio

"Fuori menù", di Nacho García Velilla (di Andrea Caramanna, del 26/04/2009)

Sembra la punta di un iceberg il primo lungometraggio di Nacho Garcia Velilla. Sotto, metri e metri, laddove non si vuole volgere o spingere lo sguardo. Nella superficie tutto va bene. Si ride e si sorride: battute, sottintesi e famigerate barzellette sugli omosessuali.

"Houdini- L'ultimo mago" di Gillian Armstrong (di Marco Mastino, del 25/04/2009)

L’ultimo periodo della vita del celebre illusionista ungherese – vero nome Ehrich Weisz – è solo il pretesto per raccontare l’ennesima storia d’amore mascherata da biografia; questa volta a cascarci sono Guy Pearce e Catherine Zeta-Jones, rispettivamente volto di un Houdini alla ricerca di una sensitiva che sappia svelare le ultime parole pronunciate dalla madre di lui prima di morire, e di Marie McGarvie, abile truffatrice con figlioletta al seguito, attratta dapprima dai 10000 dollari messi in palio e in seguito dal bell’ungherese.

"Le avventure del topino Desperaux", di Sam Fell e Robert Stevenhagen (di Emanuele Di Porto, del 25/04/2009)

Desperaux vuole riuscire a colmare il divario tra l'animazione tradizionale e la nouvelle vague della Pixar e della Dreamworks. Il tentativo della Universal di inserirsi nella corsa appare condizionato dalla mancanza di una scelta di campo: vuole credere sia al mondo dei castelli fatati in cui i rospi diventano principi, sia in quello in cui sono i topi a salvare il mondo. La sensazione è che resti indietro sia in una strada che nell'altra.

"Tulpan - La ragazza che non c'era", di Sergej Dvorcevoj (di Tonino De Pace, del 24/04/2009)

Non può essere soltanto un’altra storia di una coppia di amanti ostacolati dagli eventi e la sua ricchezza va ricercata nel personaggio del suo protagonista. Un film che ci sa raccontare, con lineare semplicità dello scontro tra modernità e tradizione, tra sentimento e seduzione. Vincitore a Cannes nella sezione Un certain regard.

"Rocknrolla", di Guy Ritchie (di Sergio Sozzo, del 24/04/2009)

Ritchie, rassegnato, sfodera l'arsenale che tutti ormai gli (ri)conosciamo: flashback incrociati e ripetuti; violenza fumettistica, improbabile e reiterata; velocizzazioni improvvise; frenate, stop and go, sgommate della mdp e sue fughe repentine ai lati della lacca e della vernice centrali; videoclippaggini sghembe, e postmodernismi retrò; razzismo esibito e sprezzante. Non sembra crederci più nemmeno lui a queste immagini pneumatiche ad aria compressa, a questa messinscena sottovuoto o sul vuoto.

"Generazione 1000 Euro", di Massimo Venier (di Fabrizio Attisani, del 24/04/2009)

Tratto dal “reality book” di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, il film si muove all'interno dello scarto esistente fra mercato e sentimenti, sogno e realtà, cinema e televisione. Venier continua a lavorare su corpi, volti e voci televisivi; il suo cinema nei momenti migliori è frizzante e spigliato, mentre nei peggiori un po' troppo ammiccante

"Nient'altro che noi", di Angelo Antonucci (del 22/04/2009)


Lo sguardo sperduto di P. Leroy - piombato, come i giovani e acerbi protagonisti, in un set che ha tutta l'aria di provenire direttamente da un serial televisivo dei primi anni ottanta - è forse lo stesso con cui Antonucci filma questa storia di bullismo e disagio giovanile, le cui intenzionalità didattiche soverchiano ogni possibile interpretazione estetica o culturale

"La vita segreta delle api", di Gina Prince-Bythewood (di Emanuele Di Porto, del 20/04/2009)

Pur non avendo lo spessore e il senso dell'epopea di una storia alla Toni Morrison, il film cerca di ricostruire il momento più forte della storia della comunità afroamericana: l'estate calda del 1964. Gina Prince-Bythewood prende la strada della rievocazione americana: la prospettiva minimalista di Dakota Fanning e del suo percorso adolescenziale, sempre permeabile allo sfondo storico.

"Questione di cuore", di Francesca Archibugi (di Massimo Causo, del 18/04/2009)

Nella stessa notte uno sceneggiatore (Antonio Albanese) e un carrozziere di borgata (Kim Rossi Stuart) hanno un attacco di cuore: dall'unità coronarica al quartiere del Pigneto, una commedia in cerca della realtà. Dall'omonimo romanzo di Umberto Contarello, Francesca Archibugi trae un film sull'Italia e sul suo cinema. O almeno queste erano le sue intenzioni. Ci è riuscita?

"Nemico pubblico n.1: L'ora della fuga", di Jean-Francois Richet (di Sergio Sozzo, del 18/04/2009)

Jacques Mesrine sfida il Sistema assaltandolo senza tregua: L'ora della fuga è un durissimo, esaltante e affilatissimo kombat movie che immerge la follia anarcoide e insurrezionalista del bandito  nell'incandescente scenario politico e sociale degli anni '70 - raffinato sabotatore dai mille travestimenti, alla stregua delle avanguardie di quegli stessi anni, ha capito che per scardinare il senso comune c'è bisogno di partire da una rivoluzione dell'Immagine.

"Disastro a Hollywood", di Barry Levinson (del 17/04/2009)

Biopic mascherato, nel quale si nasconde la figura del produttore Art Linson, nel quale viene privilegiato comunque il tono della commedia. Pur non avendo la forza corrosiva e il cinismo di Sesso & potere, si tratta comunque di un esempio riuscito di cinema hollywoodiano brillante e robusto con attori in piena forma che devono essersi divertiti da matti

"Franklyn", di Gerald McMorrow (di Giovanna Canta, del 17/04/2009)

Cinema di immagini quello di McMorrow, in cui, ad una contrapposizione che sfocia in inconciliabilità tra piani spazio-temporali, fa da contraltare una perfetta identità tra vita dentro e fuori dallo schermo, entrambe generate dall’assenza. Costantemente sospeso tra una dimensione principale ed infinite altre “gemelle”, il film resta immerso in un tempo onirico, sfocato, al di là del quale, solo nel finale, sotto la pioggia scrosciante, si lascia (intra)vedere uno spicchio di cielo

"Fuga dal call center", di Federico Rizzo (di Carlo Valeri, del 17/04/2009)

Quello di Federico Rizzo è un istant movie dove la parabola individuale del protagonista affoga in una frattura percettiva che alla lunga abbandona i parametri convenzionali ed equilibrati del racconto "esatto". E' però proprio in questa deriva onirica, frammentata e antinaturalistica, ma assolutamente vera e attuale, che la storia del protagonista finisce con l'abbracciare definitivamente il respiro di un dramma collettivo

"Focaccia Blues", di Nico Cirasola (di Davide Di Giorgio, del 17/04/2009)

 

Come la focaccia sconfisse il MacDonald, ma soprattutto come la Puglia tenta di raccontare se stessa attraverso i volti e i cibi della propria terra: un lavoro in bilico tra autorefenzialità e tentativo di superare il proprio assunto documentaristico

"Fast & Furious - Solo parti originali", di Justin Lin (di Sergio Sozzo, del 17/04/2009)

Le corse notturne e spericolate di questi bolidi per attraversare di nascosto il confine tra California e Messico trasportando droga diventano evidenti metafore dell'impossibilità di attribuire un'appartenenza chiara, una provenienza certa al corpo-Diesel, che di fatto esiste unicamente nell'istante in cui attraversa la terra di frontiera, passa e ripassa il confine: e Lin dimostra così una consapevolezza reiterata dei contorni mutevoli della figura multifacial di Dom Toretto, e con lui di Vin Diesel

"Complici del silenzio", di Stefano Incerti (di Fabrizio Attisani, del 17/04/2009)

Ennesimo esempio di cinema di denuncia: di un cinema, ovvero, che affranca le coscienze ma imprigiona lo sguardo, il film di Incerti scomoda i soliti fantasmi del "cinéma de papa" (Rosi e Fellini, esplicitamente citato), ma in definitiva aumenta il rammarico per la penuria italiana di pellicole “libere” come La banda Baader Meinhof di Uli Edel o L'istinto di morte di Jean-François Richet

"Tutta colpa di Giuda", di Davide Ferrario (di Emanuele Di Porto, del 11/04/2009)

L'eclettismo incerto di Davide Ferrario sembrava aver trovato nella forma del musical la sua condizione naturale. Tutta colpa di Giuda poteva essere una briosa riflessione sulla condizione del sistema carcerario italiano, per quanto appesantita da espliciti riferimenti cristologici. Purtroppo, il regista non riesce a tarpare il suo protagonismo autoriale, e nell'ultimo fotogramma entra nel film rivelandone la paternità e la finzione.

"Dragonball Evolution", di James Wong (di Sergio Sozzo, del 11/04/2009)

Il film dello James Wong dei Final Destination potrebbe forse funzionare nei frammenti teen in cui il regista si trova più a suo agio, ma è un totale disastro per quanto riguarda la sezione mistico-fantasy: né l’impegno clownesco del solito Chow Yun-Fat, né la mano produttiva addirittura di Stephen Chow (!), riescono a venire a capo di una trasposizione con un minimo di senso delle mirabolanti e spettacolari lotte tra esseri di razze fantasiose che animano il manga di Toriyama

 

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