TORINO FILM FESTIVAL 26: Una grande famiglia... esterofila
Sporcata, e quindi superata, la storia dei girotondi, Nanni Moretti per il secondo anno si ferma a Torino, come direttore del festival più amato dai cinefili, dalla critica militante e più “impegnata”. Dal 21 al 29 novembre la XXVI edizione. Occhio a Melville e Polanski in rassegna, al concorso, soprattutto alla sezione “La Zona” e in particolare ad alcuni titoli fuori concorso assolutamente da non perdere (W di Oliver Stone, 24 City di Jia Zhang Ke, già visto a Cannes, The Edge of Love di John Maybury, Filth and Wisdom di Madonna, già visto a Berlino, Katyn di Andrzej Wajda, candidato per l’Oscar come miglior film straniero, e Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, passato a Cannes).
Sporcata, e quindi superata, la storia dei girotondi, Nanni Moretti, per il secondo anno, si ferma a Torino, come direttore del festival più amato dai cinefili, dalla critica militante e più “impegnata”. Nanni Moretti forse ha trovato, almeno per qualche anno ancora, un luogo dove divertirsi, impegnarsi, lavorare, considerati anche i lusinghieri risultati dell’anno scorso: gli incassi sono aumentati del 79%, gli spettatori sono aumentati in una percentuale tra il 70 e l’80 per cento, aumentati del 47% anche gli accreditati e più che raddoppiati gli ingressi ridotti, cioé riservati ai giovani e all’associazionismo. A parte questi numeri, Torino ha vissuto in passato, grazie a Steve Della Casa, Barbera, Turigliatto, edizioni memorabili e Moretti speriamo riesca a conciliare ancora qualità e partecipazione. La sua seconda volta sarà senz’altro più chiarificatrice. Ad oggi, aspettando che cominci (dal 21 al 29 novembre), il festival da la sensazione di voler creare una grande famiglia, tra selezionatori e curatori di sezioni (alla conferenza stampa di presentazione erano presenti, oltre a Moretti, anche i diversi curatori, tra i quali Massimo Causo, Emanuela Martini, Davide Oberto, ecc.) e soprattutto perché, se diamo un’occhiata al palinsesto, ci si accorge di un certo numero di titoli orbitanti intorno al tema alla famiglia appunto, in tutte le sue declinazioni: in tre c’è l’elaborazione di un lutto, e in molti si racconta il rapporto tra fratello e fratello e tra fratello e sorella. Ma ecco che, andando fino in fondo, salta agli occhi la cosa più evidente e "scandalosa": in concorso nessun film italiano. Dopo Venezia e Roma ecco cosa dice Moretti in conferenza: “Alla Mostra del Cinema di Venezia c’erano 4 film italiani in concorso, al Festival del Cinema di Roma c’erano sei film italiani su 21, a Torino 0 su 15. Quindi, diciamo… Io direi che, dieci film italiani su tre festival, c’è una media del tre virgola trentatrè, trentatrè… trentatrè…trentatrè periodico, non è una brutta media. Non c’è nessun obbligo da parte di nessuna istituzione o sponsor privato a inserire per forza nella competizione lungometraggi un film italiano…Insomma… E ci mancherebbe altro. Mentre invece, appunto sino ad ora non abbiamo fatto altro che parlare di autori italiani e di cinema italiani! Parlare di tutte queste autrici, autori italiani, non è a titolo di giustificazione, ma a titolo di informazione. Noi non ci stiamo assolutamente giustificando. Un festival è fatto di scelte, io le rivendico!”. E’ allora una famiglia internazionale come l’Internazionale di Moratti: solo una questione di vocale o di coniugazione dialettale al passato? Il passato cupo che ritorna pericolosamente quando arriva l’affermazione di Ravello (capo gruppo di AN piemontese): “Moretti è un esterofilo!”. Emblematica, se Moretti avesse bisogno di aiuto, è questa foto, con Servillo “braccato” da critica (Mereghetti) e mercato (Occhipinti). Un inferno… Si fa per dire... Occhio a Melville e Polanski in rassegna, al concorso, soprattutto alla sezione “La Zona” e in particolare ad alcuni titoli fuori concorso assolutamente da non perdere (W di Oliver Stone, 24 City di Jia Zhang Ke, già visto a Cannes, The Edge of Love di John Maybury, Filth and Wisdom di Madonna, già visto a Berlino, Katyn di Andrzej Wajda, candidato per l’Oscar come miglior film straniero, e Wendy and Lucy di Kelly Reichardt, passato a Cannes). Di seguito il programma:
Per continuare sul filone del “chi di domanda ferisce di statistica perisce”, Moretti riparte con i numeri quando gli viene chiesto a quanto ammonta il budget della manifestazione, essendoci circa 20 sponsor, fra pubblici e privati e risponde dicendo: “Il Festival di Roma mi sembra 15 milioni di euro, però c’è stato un taglio rispetto all’altro anno, questo mi sembra sia un quinto, circa 3 milioni di euro”.
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