TORINO FILM FESTIVAL 26 - "Demain", di Maxime Giroux (Concorso)

Quando l’impermabilità diventa maniera. Il primo lungometraggio del trentaduenne regista canadese, che già aveva diretto alcuni corti e video musicali, appare non solo chiuso ma sembra quasi compiacersi della sua impassibilità. Il dolore, la sessualità, lo slancio sentimentale sono tutti filmati allo stesso modo da uno sguardo di una piattezza sconcertante

demainÈ un film impermeabile Demain. Non c’è nessuna possibilità di entrarci dentro, di vivere le tensioni dei personaggi. L’opera del canadese Maxime Giroux non solo appare chiusa, ma sembra compiacersi quasi della sua impassibilità, dove il dolore, la sessualità, lo slancio sentimentali sono tutti filmati allo stesso modo da uno sguardo di una piattezza sconcertante.

Al centro della vicenda c’è Sophie che deve prendersi cura del padre malato Richard, un alcolista caduto in depressione. La ragazza sente di avere come una specie di obbligo morale nei suoi confronti e ogni fine settimana va a trovarlo. Nel frattempo si aggrappa alla relazione che ha da poco iniziato con Jérôme. Lui però non sembra provare i suoi stessi sentimenti.

Il trentaduenne Giroux, già autore di alcuni corti (con Les jours nel 2006 è stato premiato al Festival di Toronto) e video musicali, in questo suo primo lungometraggio ricicla gesti e azioni quotidiane: Sophie che va a casa di Jérôme, la ragazza in barca con il padre. Anche i momenti che potrebbero produrre maggiore tensione sono come anestetizzati, privati di una loro forza come il malore di Arthur sulla barca, l’incidente di Jérôme mentre lavora quando si ferisce una mano e soprattutto il momento in cui il ragazzo di Sophie ci prova con la fidanzata del suo amico e questo, per vendicarsi, si presenta il giorno dopo a casa sua minacciandolo con un arco. L’opera del cineasta canadese è quindi a metà tra un fiacco realismo e un inconsistente simbolismo, non tendendo né dall’una né dall’altra parte. Forse solo la parte iniziale ambientata in discoteca, e il ballo dei due protagonisti con il locale che sta per chiudere, appare leggermente più imprevedibile e danno l’idea che la vicenda possa prendere altre direzioni. Invece poi il film che avvita completamente su se stesso, accentuato anche da dialoghi improbabili in cui non sembrano crederci gli stessi personaggi mentre li pronunciano.

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