TORINO FILM FESTIVAL 26 - "Entre os Dedos" (Tra le dita), di Tiago Guedes, Frederico Serra (Concorso)

Famiglie moderne che sopravvivono a stento al destino nel quale sono intrappolate: alcune reagiscono, altre si abbandonano e smettono di combattere. Girato in una città non ben definita portoghese, il bene e il male, il bianco e il nero, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, rappresentano la struttura portante del film. Prodotto da Paulo Branco, rievoca, in qualche modo, le atmosfere di Monteiro, pur non riuscendo in pieno a coinvolgere emotivamente

entre do dedosPaulo viene licenziato dopo aver denunciato un incidente nel cantiere in cui lavora. La sua relazione con la moglie sta peggiorando giorno dopo giorno, anche per la stato di indigenza in cui versa la famiglia con due bambini piccoli. Bela, la sorella di Paulo, vive con il padre che, dalla fine della guerra, soffre di depressione, ancora più accentuata dopo essere andato in pensione. Lavora come infermiera ed è l’unico motivo di conforto per un malato terminale. Famiglie moderne che sopravvivono a stento al destino nel quale sono intrappolate: alcune reagiscono, altre si abbandonano e smettono di combattere. Girato in una città non ben definita (Porto?), il bene e il male, il bianco e il nero, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, rappresentano la struttura portante del film. È da qualche parte a metà tra questi estremi che tutti si posizioniamo. Nelle trasgressioni, nei limiti e nelle imperfezioni, si cerca di sopravvivere in mezzo a tutto quel rumore, andando alla ricerca degli altri con sempre minore capacità di percepire, sentire o toccare. Un’incomunicabilità crescente, trasmessa dai genitori ai figli, condividendo la responsabilità di essere quello che si è, di comportarsi nel modo in cui ci si comporta. Questa eredità di disamore e apatia che vede tutti vittime e carnefici, non risparmia nessuno e contamina generazioni di uomini e donne, giovani e anziani. I due registi portoghesi, dopo aver lavorato per la televione nei primi anni della loro carriera professionale, sono arrivati al secondo lungometraggio insieme (Coisa Ruim – Bad Blood, del 2006). Prodotto dal Paulo Branco, uno dei massimi artefici della rinascita del cinema portoghese dopo la “rivoluzione dei garofani”, con più di 200 film prodotti dal 1979 (anche in Francia, Germania, Gran Bretagna) di alcuni dei più grandi registi del cinema europeo d’autore come: Manoel de Oliveira, Pedro Costa, César Monteiro, João Botelho, Olivier Assayas, Wim Wenders. Di tutti questi registi citati, probabilmente quello che maggiormente ispira il cinema dei due autori in concorso qui a Torino è proprio Monteiro, per l’insistenza dello sguardo a contemplare le molteplici forme del desiderio e del dramma, attraverso prolungati piani fissi, con personaggi spesso disposti frontalmente, ripresi a volte da angoli di spazio limitati e in controluce. Bianco e nero quasi immobile in cui ciclicamente, tra l’interno (l’abitazione) e l’esterno (mai totalmente ripreso), si susseguono microstorie legate insieme dal degrado della vita. Dentro la durata in/definita di ogni singolo piano, c’è tutta una vita che prova a scorrere, non senza però problemi di autentico coinvolgimento per il pubblico. La macchina da presa, pur se continuamente addosso i suoi protagonisti, non lascia scorrere le emozioni, che restano intrappolate dalla voglia di rirprendere l'indifferenza, l'odio strisciante, sempre qualcosa di non ben delineato.

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