TORINO FILM FESTIVAL 26 - "24 City", di Jia Zhang-ke (Fuori concorso)
Con un Leone d’Oro e sei lungometraggi alle spalle, e a due passi dai quarant’anni, Jia Zhang-ke si presenta con un’opera interlocutoria, non tanto nel risultato, quanto nelle derive che sembra suggerire. E il suo 24 City diviene un non-luogo ove poter iniziare a mutare lo sguardo…
Ancora luoghi ove inseguire il tempo. Jia Zhang-ke sembra ripartire sempre dallo stesso punto per arrivare ogni volta da un’altra parte, come trasportato da un invisibile spirito divino. Dopo il Parco-Mondo di The World, dopo le Tre Gole di Still Life, Jia approda nella regione dello Sichuan, altro universo in movimento della Cina contemporanea. Lì, altre macerie, altre rimozioni, faranno posto all’ennesimo “Nuovo Mondo” di calcestruzzo e di vetri nei quali specchiarsi sempre più grandi. E fa impressione pensare a come questa stessa zona protagonista del film sia stata colpita solo pochi mesi fa da uno dei terremoti più forti degli ultimi anni. E come se le viscere della Cina volessero contribuire al cambiamento, alla rivoluzione come alla rimozione. Ed è altresì curioso pensare come siano queste stesse immense dimostrazioni di forza architettonica ed economica, come le varie dighe sorte negli ultimi anni, ad essere messe a repentaglio dalla forza distruttrice di questo terremoto. La perfezione sembra svanire così in un attimo: quella stessa perfezione di cui Jia Zhang-ke ha sempre mostrato le cicatrici nascoste, come se tutto il suo cinema non fosse altro che un backstage di un kolossal cinematografico apocalittico e fracassone. Quelle cicatrici la Cina non vuole più vederle: le stesse fabbriche che tanto hanno significato per la nascita della nazione ora vanno dimesse perché il loro tempo è finito, vanno riconvertite a qualcos’altro di più produttivo, come il comandamento di una buona e sana economia capitalista suggerisce. Per cui, Chengdu City, fiore all’occhiello dell’industria bellica prima e civile poi, diventerà 24 City, megalopoli
fin dal nome, che inghiottirà in un sol boccone tutto l’illustre passato della zona. Come nel glorioso e vecchio cinema a cui Tsai Ming-liang diede il suo addio in Goodbye Dragon Inn, anche le vecchie fabbriche di Chengdu sembrano popolate di fantasmi. Sembra crederlo anche Jia visto che, nell’intervistare i “reduci”, i sopravvissuti di questi luoghi, ne elenca le generalità, arrivando addirittura a mostrare i loro documenti, come per dimostrare, forse anche a se stesso, che qualcuno c’è, che qualcuno è rimasto, e che si può ancora lavorare sulla memoria. Ecco allora riemergere lentamente le storie di questi operai dimenticati dal regime, rinchiusi in ambienti azzeranti ove azzerare loro stessi, dove vivere la propria vita dall’alba al tramonto, dall’infanzia alla vecchiaia, con la scuola e il lavoro fianco a fianco e con quel poco tempo che resta sacrificato all’amore, e dove infine morire con quello stesso silenzio di come si è vissuti. Si tinge di una nostalgia dolce ma cupa il canto d’addio di Jia a questi luoghi, non tanto per un futile vezzo bucolico dei bei tempi passati, quanto perché al loro interno vi è un serbatoio immane di storie (e) di vita, che l’autore cinese ha inseguito costantemente in ogni propria opera. E come se temesse una fine imminente del suo humus narrativo, il cinema di Jia Zhang-ke si fa in quest’opera più fluido, movimentato, come se si iniziasse a concedere qualche scappatella in cerca di nuove storie, di nuovi volti e di nuovi amori. Come si preparasse anch’esso all’esodo, o all’apocalisse. Per cui va riconosciuto a 24 City lo status di zona franca, tappa intermedia di un viaggio periglioso e forse necessario che l’artista cinese ha intrapreso, non senza blocchi né reticenze, ma sempre con grande sicurezza e determinazione, fattori sorprendenti in un autore della sua età. Resta da vedere se certe variabili subentrate con questa pellicola nel suo cinema, su tutte i capitali esteri che hanno puntualmente fatto capolino e il conseguente arrivo nel cast di una star del calibro di Joan Chen, non vadano ad intaccare quella capacità pressoché unica di guardare il suo paese con gli occhi spalancati, sfacciatamente Eyes Wide Open, e di produrre l’immagine forse più emblematica di questa contemporaneità, l’icona di un mondo che sogna il futuro distruggendo il proprio passato.
Cerca nel sito

- george clooney
- horror
- venezia 67
- Sean Penn
- 3D
- cinema indipendente
- leonardo di caprio
- documentario
- david fincher
- serie tv
- festival di roma 2011
- oscar
- torino film festival 28
- cannes 2011
- olivier assayas
- cinema giapponese
- Johnny Depp
- cinema italiano
- hbo
- trailer
- cinema francese
- robert de niro
- joaquin phoenix
- terrence malick
- animazione
- david cronenberg
- nanni moretti
- matt damon
- james franco
- torino 29
- cinema orientale
- woody allen
- marco bellocchio
- steven spielberg
- venezia 68
- jessica chastain
- casey affleck
- clint eastwood
- film tratti da libri
- Martin Scorsese
- cannes 64
- ben affleck
- Jafar Panahi
- ryan gosling
- natalie portman
- Kate Winslet
- Corso Salani
- michael fassbender
- brad pitt
- cinema americano
News
- BERLINALE 62: "Les adieux à la reine" per la serata d'apertura
- Domani alle 19.30 al Berlinale Palast
- 'Corpo celeste' vince l'Ingmar Bergman International Debut Award
- La principale rassegna cinematografica dei paesi scandinavi a Goteborg
- Oscar: dal 2013 addio Kodak Theatre
- La Kodak ha dichiarato bancarotta.
- Cruise presentatore degli Academy Awards
- Al Kodak Theatre il 26 febbraio
- Presentazione del Box Cassavetes
- Martedì 7 Febbraio alla Casa del Cinema
- E' morto Bill Hinzman, il primo morto-vivente del cinema
- Lo ''zombie del cimitero'' nella sequenza iniziale del film di Romero
- Corso Salani racconta Nichi Vendola
- mercoledì 8 febbraio proiezione di C'è un posto in Italia
- Sentieri Selvaggi presenta i suoi corsi primaverili
- Venerdì 10 febbraio, ore 19,30 in Via Carlo Botta 19
- No Google per i Brangelina
- I figli non posso "googlare" i genitori
- I 60 anni di Vasco su "Film Tv"
- Alexander Payne, Glenn Close e Berlinale
- La neve blocca Muller
- Rimandato il cda del Festival di Roma per decidere la nomina
- Molte novità Minerva-Rarovideo in DVD
- Scorsese, Cassavetes, Ferrara, Loach
- Omaggio a Ben Gazzara
- Il Salento Finibus Terrae omaggia l'attore scomparso
- Operazione Paura a Serravezza
- Dal 24 al 27 maggio, il primo festival finanziato con il crowdfunding
- Doodle Truffaut
- Per gli 80 anni della nascita del cineasta
- MacLaine in "Downton Abbey"
- L'attrice sarà Martha Levinson
- Tributo a Dario Argento
- Hollywood omaggia il regista con una retrospettiva
- Jim Jarmusch produce un dramedy erotico
- Scritto dall'autore del bestseller Go the Fuck to Sleep
- CUT salta
- annullata la terza lezione
- Joe Carnahan per remake del Giustiziere della notte
- Il regista di A-Team per il cult movie interpretato da Bronson nel '74
- Online la collana DVD Queer Frame
- Prezzo speciale per gli utenti
- Blake Lively e Benicio Del Toro per Oliver Stone
- Prima foto da Savages, tratto da Le Belve di Don Winslow
- Addio a Ben Gazzara
- aveva 81 anni
- Rooney Mara protagonista per Soderbergh
- Al posto di Lively in Side Effects
- Corti d'Argento 2012: 30 titoli italiani selezionati
- I premi del Sngci assegnati il 23 e 24 marzo durante Cortinametraggio





