TORINO FILM FESTIVAL 26 - "Mein freund aus Faro", di Nana Nuel (Concorso)
Delicato e per molti versi lodevole racconto di un'identità sessuale difficile, il film di Nana Nuel non riesce però ad avere una sua identità, risultando quasi una sorta di remake ottimista di Boys don't cry
Mel è una ragazza di 22 che lavora in fabbrica e si veste e comporta come un uomo. Una notte in una strada di campagna rischia di investire una ragazzina di 16 anni, Jenny, che soccorre e di cui si innamora. Le nasconde la sua identità, inventandosene una nuova. Le racconta infatti di chiamarsi Miguel e di essere portoghese di Faro.
Nana Nuel racconta una storia di identità sessuale in crisi nella Germania dei sobborghi industriali. Lo fa in modo garbato ed ironico, ma non è facile affrontare il tema, e non lo è soprattutto dopo Boys don’t cry (1999) di Kimberly Peirce, del quale Mein freund aus Faro è troppo evidentemente la trasposizione europea. Il gender disorder di Melanie è ritratto con molta delicatezza e attenzione agli eccessi, e Anjorka Strechel è convincente nella sua recitazione densa ma composta, nel non eccedere mai in gesti eclatanti, nel parlare del suo personaggio attraverso il corpo e gli sguardi. Ma la struttura narrativa non riesce a spiegare il segreto tra Mel e suo fratello, forse sorta di legame incestuoso accennato all’ inizio, e nemmeno l’ interesse evidente dimostrato nelle prime scene da Mel verso il nuovo operaio arrivato in fabbrica, il “vero” portoghese Nuno. Così, quando Mel si innamora di una sorta di Britney Spears cascata di notte davanti alla sua macchina, non è chiaro se si tratti di un cambiamento, di un'ulteriore presa di coscienza della sua natura o se sia invece semplicemente come è sempre stato. Intenso ed esteticamente consapevole il ritratto degli adolescenti kitch e strafottenti amici di Jenny. Toccante anche quello tenero e perdente della famiglia di Mel, padre, fratello e fidanzata del fratello, appena tratteggiato. Interessante e ironico è il ritratto di Nuno, che è poi il vero “amico di Faro” del titolo. Il rapporto tra lui e Mel purtroppo affiora solo periodicamente; sarebbe stato forse funzionale al film se più approfondito.
Nuel vuole raccontare il dramma dell’ identità sessuale con una malinconia che, come la “saudade” portoghese, è piena di speranza nel futuro. Ci riesce perché la Germania di Mein Freund Aus Faro non è il Nebraska dei primi anni’90 di Boys don’t cry, e i due ragazzotti che vogliono vendicare “l’ onore” di Jenny non riusciranno a farle davvero del male. E soprattutto ad impedirle di partire per Faro, insieme ad un ritrovato Nuno. Tuttavia, lodati i buoni sentimenti, il sano ottimismo, le ottime intenzioni e il garbo tecnico, il film non convince fino in fondo. Resta la sensazione di aver visto un remake ripulito dalla violenza e dalla disperazione, e però sostanzialmente carente di vita propria.
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