FILM IN TV - "Lo straniero senza nome" di Clint Eastwood

In uno dei primi da lui diretti Eastwood si mantiene fedele all’ambientazione western derivante dal cinema classico, ma tenta di dare alla storia dei contorni fantastici che minano la sicurezza dello spettatore e lo inducono a sospettare la presenza dell’elemento soprannaturale. Giovedì 2 aprile, ore 23.40. Rete 4

lo straniero senza nomeÈ impossibile guardare oggi i primi film diretti da Clint Eastwod senza tener conto della straordinaria carriera che ne è seguita, ed è doveroso, prima di pronunciare un qualsiasi giudizio di valore, mettersi alla ricerca di tematiche, stilemi e personaggi che permettano di tracciare una linea di continuità che possa giungere fino alle opere più recenti. Quando nel 1973 Eastwood si mette dietro la macchina da presa per la seconda volta e realizza il suo primo western, Lo straniero senza nome, ha ereditato la lezione di Sergio Leone, ma si guarda bene dall’imitare superficialmente lo stile del maestro e propone una personale rilettura del genere western.
Lo straniero, che nella sua personalità ricorda i personaggi interpretati dallo stesso Eastwood nella “trilogia del dollaro”, si abbatte sul villaggio di Lago come un angelo vendicatore. Apparentemente si fa assoldare per proteggere i suoi abitanti dall’imminente vendetta di tre malviventi, ma in realtà medita la sua di vendetta: più spietata, sanguinaria e, in fin dei conti, anche giustificata. Non sappiamo nulla del suo passato, non conosciamo il suo nome, né i motivi che lo hanno spinto verso Lago, ma emergono di lui il cinismo, la pienezza di sé e la freddezza che lo rendono un personaggio impenetrabile, impossibile da conoscere fino in fondo. Scopriamo, attraverso alcuni flash-back, che un omicidio pesa sulla coscienza degli abitanti di Lago, quello dell’ex sceriffo Marshall Jim Duncan (Buddy Van Horn) che è stato massacrato a colpi di frusta, proprio come Ned Logan, il personaggio interpretato da Morgan Freeman ne Gli spietati. E lo straniero, l’angelo vendicatore, precipiterà letteralmente la città in un inferno perché tutti sono dannati, tanto gli esecutori materiali quanto i complici che hanno assistito inermi ad un simile atto di inaudita violenza. Le case verranno tinte di rosso prima, e divorate dalle fiamme poi, la scritta “Lago” sarà mutata in “Hell” e il villaggio si trasformerà in uno scenario apocalittico che farà da sfondo alla carneficina finale, la quale risparmierà soltanto chi sarà ritenuto degno di poter fondare un ordine nuovo e giusto a partire dalle ceneri di una società irrimediabilmente corrotta.
L’inaffidabilità delle istituzioni (il sindaco e lo sceriffo), che appare elemento significativo di questo film, si ritroverà, trattato in modo più approfondito, anche nel recente Changeling, esattamente come l’altra tematica centrale di questa pellicola, quella della vendetta, attraverserà l’intera opera del regista estendendosi fino all’ultimo capolavoro Gran Torino, nel quale, non più trattata nei termini di “resa dei conti finale”, essa diverrà un atto sacrificale, disarmato e disarmante.
Lo stile del regista, sconcertante nella sua classicità capace di attraversare quarant’anni di cinema e reggere il confronto con le tendenze più innovatrici, appare già definito in questo film nelle sue linee essenziali. Eastwood si mantiene fedele all’ambientazione western derivante dal cinema classico, ma tenta di dare alla storia dei contorni fantastici che minano la sicurezza dello spettatore e lo inducono a sospettare la presenza dell’elemento soprannaturale. Per quanto un’eccessiva volontà di razionalizzazione abbia fatto in modo che il doppiaggio italiano cambiasse di senso l’ultima battuta pronunciata dallo straniero, trasformando così un finale ambiguo e misterioso in un epilogo degno dei più banali revenge-movies.

Titolo originale: Hight Plains Drifter
Regia: Clint Eastwood
Interpreti: Clint Eastwood, Verna Bloom, Marianna Hill, Mitch Ryan
Origne: USA, 1973
Durata: 105'
Giovedì 2 aprile, ore 23.40 Rete 4

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