FILM IN TV - "Affari sporchi", di Mike Figgis
Il debutto americano di Mike Figgis, più che una nuova variazione sul tema della corruzione della polizia californiana, è uno studio sulla tensione emotiva e sensuale che emana da ambienti e personaggi, un lavoro sui corpi e sulla città di Los Angeles che dà vita a un’atmosfera morbosa e seducente d’indubbio fascino. Venerdì 25 settembre, ore 1.50 RaiTre
Nell’anno di Pretty Woman, Richard Gere trova nel corrotto poliziotto Dennis Peck quel carattere di animalesca ed esibita virilità in cui declinare il proprio fascino normalmente riservato al classico romantic lead o a personaggi tormentati e ribelli, ma mai diabolici. Il tono sussurrato – inquietante e insieme seduttivamente indulgente – e le movenze lente e controllate che Gere presta a quest’ennesima anima nera della polizia di Los Angeles hanno qualcosa di ipnotico, qualcosa in grado di rendere manifesto e tangibile il territorio di appartenenza del personaggio e la sua capacità di fare di quel territorio il terreno dello scontro con il proprio rivale. Se l’onesto agente Raymond Avila riesce a stringere il cerchio delle proprie indagini su un caso di corruzione attorno al sergente Dennis Peck – che ha quattro mogli, otto figli, molti soldi di dubbia provenienza e spadroneggia tra i colleghi – ne subisce irrimediabilmente i tentativi di manipolazione, l’abilità nell’individuare le debolezze altrui e nel minare principi e certezze spostando il conflitto dai corridoi degli uffici della polizia al sottobosco limitrofo di informatori e complici, fino all’intimità delle camere da letto.È soprattutto in questo confronto di caratteri e di corpi il cuore del debutto americano di Mike Figgis, più a suo agio nel dar vita ad atmosfere cariche di suggestione che a sviluppare sofisticati intrecci narrativi. Figgis rivisita il vecchio motivo della corruzione della polizia californiana senza preoccuparsi di costruire metafore sulla seduzione del male o sul faticoso e fragile equilibrio su cui si reggono le vite oneste, gioca anzi a calcare la mano sul cliché dello sbirro bastardo (con Gere che sussurra beffardo: “Fidati, sono un poliziotto…”) e fa dello scontro tra il cattivo e il suo castigatore una guerra tra maschi, in cui la rivalità sessuale, i colpi bassi e l’improvviso delirio di gelosia di Avila emergono dalla resa efficace di un’atmosfera morbosa e seducente: tutto il film è uno studio sulla tensione emotiva e sensuale che emana da ambienti e personaggi e che si accumula fino a esplodere nella resa dei conti finale. Con indubbio talento per le immagini (e il contributo della fotografia di John A. Alonzo) Figgis compie un lavoro sui corpi degli attori e sulla città di Los Angeles creando uno scenario di tramonti dorati e torbidi notturni, viali affollati di bellezze disponibili, gambe fasciate in abiti sottili e aderenti, muscoli tesi sotto le divise, e immergendo il tutto in una musica lenta e avvolgente, in parte composta da lui stesso, che ne amplifica il fascino disturbante ed ambiguo.
Titolo originale: Internal Affairs
Regia: Mike Figgis
Interpreti: Richard Gere, Andy Garcia, Nancy Travis, Laurie Metcalf, William Baldwin
Durata: 115’
Origine: USA, 1990
Venerdì 25 settembre, ore 1.50 RaiTre
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