FILM IN TV – “L’ultimo dei mohicani”, di Michael Mann

Opera apparentemente meno personale e più palesemente mainstream, L’ultimo dei mohicani resta a distanza di molti anni una tappa fondamentale di quella rivoluzione silenziosa con cui Mann ha lasciato il segno nell’immaginario cinematografico, riuscendo a fare del genere lo strumento grazie al quale rinnovare profondamente dall’interno forma e linguaggio, senza che a prima vista siano evidenti le tracce di quel rinnovamento. Sabato 21 agosto, ore 21.15 Sky Hits.

L'ultimo dei mohicaniSe anche di recente, a proposito di Nemico pubblico, capita di imbattersi in definizioni come “capolavoro dell’action”, tanto più una pellicola apparentemente meno personale e più palesemente mainstream quale è L’ultimo dei mohicani rischia di essere giudicata solo in virtù della padronanza e spettacolarità dello stile. La volontà, da parte di Mann, di non smentire mai il senso del film come opera di intrattenimento porta, forse più qui che altrove, a riconoscergli l’abilità nel servirsi del proprio enorme bagaglio tecnico per colpire e affascinare il pubblico, ma meno la determinazione e l’urgenza di non seguire un percorso preordinato, di non allinearsi a canoni prefissati. Certamente sulla carta L’ultimo dei mohicani è un progetto “già scritto”, che si ispira al celebre romanzo ottocentesco di James Fenimore Cooper – che ha come scenario la guerra franco-britannica dei sette anni (1756-63) e lo scontro tra coloni inglesi e mohicani da un lato e francesi e uroni dall’altro – ma soprattutto prende in prestito la sceneggiatura firmata da Philip Dunne alla base della versione cinematografica del 1936. È a questa stesura che si devono le due sostanziali differenze rispetto al romanzo: la storia d’amore tra Occhio di Falco, figlio adottivo del mohicano Chingachgook, e Cora, primogenita del comandante inglese di Fort Henry, e la motivazione personale (la sete di vendetta per lo sterminio della propria famiglia) che sta alla base della ferocia sanguinaria del capo urone Magua. Si tratta in entrambi i casi di elementi congeniali alla poetica di Mann, che sa trasformare la materia trattata in un abbagliante melodramma dal respiro profondamente romantico e umanista, in un universo selvaggio e suggestivo che sembra vivere unicamente di una corporeità palpitante e aggressiva. È un altro amore incondizionato e assoluto (come l’amour fou di Billie e Dillinger) quello che lega gli splendidi Daniel Day-Lewis e Madeleine Stowe. È nel solco di passioni perentorie che prende forma l’incontro/scontro tra Occhio di Falco e Magua: il desiderio amoroso, la coscienza di un destino di lotta, l’irrinunciabile sogno di libertà si rivelano nel dinamismo spettacolare dei corpi, catturato nello spazio fisico della messa in scena che, come sempre nel cinema di Mann, è anche spazio emozionale ed etico. La corsa di Daniel Day-Lewis ne rimane l’immagine-simbolo, il moto dell’eroe verso la ricerca di un centro che termina nell’abbraccio all’amata, di fronte allo scenario di un’America lasciata in eredità dall’ultimo testimone di un’epoca che sta per scomparire. Tutto avviene nella cornice classica del grande affresco epico, a conferma della particolare capacità di Mann di assoggettare la materia cinematografica al proprio sguardo senza snaturare le regole del genere di riferimento. A distanza di molti anni, L’ultimo dei mohicani resta una tappa fondamentale di quella rivoluzione silenziosa con cui Mann ha lasciato il segno nell’immaginario cinematografico, riuscendo a fare del genere lo strumento grazie al quale rinnovare profondamente dall’interno forma e linguaggio, senza che a prima vista siano evidenti le tracce di quel rinnovamento.
 
 
 
Titolo originale: The Last of the Mohicans
Regia: Michael Mann
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Wes Studi
Durata: 122’
Origine: USA, 1992
Sabato 21 agosto, ore 21.15 Sky Hits
 
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