FILM IN TV - "L' amico americano", di Wim Wenders
L'America di Wenders è cupa, grigia, quasi invisibile nello svolgersi degli eventi, e compare come un ossessione urbana, distaccata dall'immagine classica del Cinema hollywoodiano, bensì pregna di vagiti underground che rendono il (micro)cosmo urbano più solido e reale. Sabato 28 agosto ore 23.05 Studio Universal
"Un cowboy fa sempre colpo." Se poi sotto il cappello troviamo Dennis Hopper, queste parole assumono un doppio significato. Il mito ribelle di Easy Rider è L'amico americano di Wim Wenders, che scelse la trasferta oltreoceano dopo i già consolidati successi europei e l'esperienza di Alice nella città. Per l'occasione il regista tedesco ha deciso di trasportare su pellicola il lodato romanzo Ripley's Game di Patricia Neil, realizzando un film intenso (per altro fu il primo Wenders a essere distribuito ufficialmente in Italia) debitore a maestri del genere come Hitchcock e Fuller, ma lasciando saldamente la sua impronta di autore in ogni fotogramma. Una storia abbastanza classica del filone, un uomo malato di leucemia viene assoldato per divenire sicario da una banda di trafficanti, ma uno di loro si pente e decide di aiutarlo incurante del volere dei suoi capi. Quando le cose vanno storte, i due lotteranno insieme per la propria vita. Tra introspezione, dramma esistenziale e aliti di commedia nera, il film è un lucido spaccato di come la disperazione possa forzare gli uomini a commettere atti prima di allora impensabili, e la ricerca per una repentina redenzione sia ben lontana dall'essere possibile. Emblematico lo struggente ed esistenziale finale, dove le parole di Ripley (Hopper) segnano come un inequivocabile diktat di vita e di morte. La storia di un'amicizia virile e genuina, nata per e nel caso in una società crudele in cui il dio denaro impera sulle umane virtù e sposta il limite del giusto e sbagliato su un cinico e realistico "necessario". L'America di Wenders è cupa, grigia, quasi invisibile nello svolgersi degli eventi, e compare come un ossessione urbana, distaccata dall'immagine classica del Cinema hollywoodiano, bensì pregna di vagiti underground che rendono il (micro)cosmo urbano più solido e reale. Tra ritmi lenti e improvvise escalation di violenza, fisica ma soprattutto morale, il poliziesco assume a forma ibrida, tra canto disperato di preghiere all'esistenza e spietato inno allo spirito animale, e anemalesco, che aleggia in ogni individuo. Perfetti interpreti di questa discesa infernale, nei panni di figure assai diverse ma al contempo profondamente simili, Dennis Hopper e Bruno Ganz cavalcano lo schermo con sopraffina bravura. Il primo, cui solo il beffardo sorriso e il vispo sguardo sprizzano Cinema da ogni poro, il secondo capace di rendere ambiguo un personaggio complesso e difficile. Non vanno poi dimenticati i gustosi camei, ennesimo omaggio di Wenders al poliziesco, di registi autori di capisaldi del filone come Nicholas Ray, Daniel Schmid e Peter Lilienthal. L'amico americano, è una dichiarazione d'amicizia e d'amore verso la scena tedesca e quella americana, raccolte in un ibrido poche volte così riuscito.Titolo originale: Amerikan Freund
Regia: Wim Wenders
Interpreti: Bruno Ganz, Dennis Hopper, Nicholas Ray
Durata: 128'
Origine: Francia/Germania, 1977
Sabato 28, ore 23.05, Studio Universal
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