FILM IN TV - "Mato grosso", di John McTiernan


Un film caratterizzato dai colori accentuati e dall'ampio respiro di paesaggi sconfinati e grandiosi. Nonostante l'ambientazione, John McTiernan non ha saputo rinunciare alle battute serrate tra i due protagonisti, impegnati per tutto il film in quella che sembra una danza dei serpenti sul filo della dicotomia amore/odio. Sabato 25 settembre Sky Cinema Mania

mato grosso, medicine manGli scorci suggestivi, gli spazi sconfinati della foresta Amazzonica e la forte presenza scenica di Sean Connery sono tra gli elementi realmente riusciti di questa pellicola del 1992 diretta da John McTiernan.
Robert Campbell (Sean Connery) è un medico ricercatore inviato anni addietro in Amazzonia per studiare le possibilità taumaturgiche di alcune piante e che è arrivato a creare un farmaco contro il cancro. Inviata a controllare il suo operato arriva la dott.sa Crain (Lorraine Bracco). I due protagonisti, dopo i primi attriti dovuti anche alla perdita della formula originaria, accomunati dalla passione per la ricerca, piano piano si innamoreranno.
In questo film ritroviamo il ritmo sincopato, i dialoghi e gli scambi ritmici di botta e risposta che hanno fatto la fortuna dei vari Die Hard (1988 e 1995), la tematica ambientalista del disboscamento coatto delle foreste, una storia d'amore delicatamente accennata e, sullo sfondo, la speranza che la ricerca scientifica partorisca la cura per “la malattia del XX secolo”, il cancro. Il film ha il suo punto di forza proprio nell'ambientazione, che trasporta lo spettatore, sin dalle prime scene, nel verde incontaminato e selvaggio. Ma il laboratorio rudimentale, in cui scienza e credenza sembrano mescolarsi come nell'antro di uno stregone, (unico posto peraltro dove pare arrivare la corrente elettrica!), l'idea stessa di un ricercatore ai limiti tra Robinson Crusoe e uno Yppie anacronistico, ricopre il film di una patina di improbabilità. Il tema ecologista, e al tempo stesso antropologico, della rovina del mondo selvaggio e naturale ad opera dell'uomo, calcolatore e cinico, ha ispirato una vasta gamma di pellicole, sulla scia dei sensi di colpa tipicamente occidentali, che hanno finito per avallare idee vagamente segnate da un razzismo al contrario, con il perpetuarsi di luoghi comuni e idee stereotipate di culture altre
 
La vastità e la grandiosità della foresta Amazzonica viene presa come paradigma della fragile bellezza del mondo selvaggio e incontaminato, che va preservata contro il passo mortifero dell'uomo che tende a colonizzare e inquinare tutto. La grandiosità di un luogo dove si vive nella totale fusione tra corpo e spirito, tra forma e sostanza. Una bellezza destinata a soccombere sotto l'incedere della modernità, con i suoi piani logici, le sue comodità e i suoi schemi ben definiti.
E' l'eterna lotta tra l'apollineo e il dionisiaco, dove il dionisiaco, cioè il caos primigenio, ha un'accezione puramente positiva in quanto mescolato in maniera indissolubile alla natura umana. La comunione tra umanità e naturalità, il punto di contatto, qui solo appena accennato, tra l'uomo e il suo lato animale pone questo film sulla strada che si è disegnata con il tempo e che ci ha portati, attraverso film come Balla coi lupi (1990) o L'ultimo dei Mohicani (1992) fino ad Avatar (2009). Celebrazione, quest'ultima, suprema e new age della superiorità del vivere naturale, in totale comunione e profondo rispetto con lo spirito del mondo circostante.
Dopo svariate peripezie per recuperarla, i due protagonisti riusciranno a riprodurre la formula e decideranno di rimanere nella foresta per aiutare gli indios a contrastare l'avanzata della modernità.
 
 
Titolo originale: Medicine Man
Regia: John McTiernan
Interpreti: Sean Connery, Lorraine Bracco, Josè Wilker
Durata: 106'
Origine: Usa 1992
Sabato 25 settembre Sky Cinema Mania
 
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