FILM IN TV – “Boogie Nights – L’altra Hollywood”, di Paul Thomas Anderson
Paul Thomas Anderson descrive il passaggio dagli anni Settanta agli Ottanta, dalla pellicola al videotape, zoomando sulla “Horner Factory”, “l’altra Hollywood”: dimensione pornografica in cui solo apparentemente vengono sovvertiti i valori morali della società borghese, e in cui si tenta piuttosto di riprodurre una famiglia allargata di emarginati. Sabato 23 ottobre, Studio Universal 23.20
Paul Thomas Anderson ha ventisette anni quando gira Boogie Nights: è il suo secondo film, e riluce di un’originalità già matura. Eppure il ritratto dell’“altra Hollywood” – quella pornografica, che non rende le persone delle icone da imitare, ma degli individui poco rispettabili – è giocoso, quasi naïf. Quasi. L’atmosfera patinata, riflesso della “vera” Hollywood, si sbriciola presto, e il carnevale del sesso nella San Fernando Valley ripone le maschere altrove per mostrare la sua smorfia tutt’altro che allegra.
Il film descrive un momento di passaggio: dagli anni Settanta si approda agli Ottanta, dalla pellicola si passa al videotape. Su scala, la rivoluzione è la stessa; perché non è il resto del mondo che interessa a Anderson, ma una dimensione parallela, più raccolta e per certi versi più rassicurante: la comune di Jack Horner (Burt Reynolds), regista pornografico con velleità da artista. «Il mio sogno è fare un film che sia vero, onesto e drammatico». Jack ospita nella sua villa la troupe di pornodivi, fotografi e assistenti. In questa famiglia allargata arriva Eddie (Mark Wahlberg), un giovane lavapiatti, conosciuto nel locale dove lavora per la lunghezza del suo pene. Ed è grazie a questa dote che Eddie scala il successo e diventa la star di film porno Dirk Diggler, quasi un alter ego vincente che lo riscatta dallo squallore pregresso. Del resto, Eddie parla abitualmente con sé stesso davanti allo specchio: per darsi forza, ma anche perché per lui la realtà si raddoppia. Trova dei surrogati dei suoi genitori in Jack e Amber (Julianne Moore), pornodiva matura, «madre per tutti quelli che hanno bisogno di amore». E la villa di Jack diviene un mondo possibile, in cui gli emarginati trovano rifugio e cercano disperatamente di riprodurre l’universo che non li accetta. Ad Amber viene negata la tutela del figlio, a Buck (Don Cheadle) la banca rifiuta un prestito; ma proprio la pornografia, che all’esterno viene condannata, nella villa di Jack costituisce la credenziale per essere inclusi. Eppure, i valori vengono sovvertiti solo apparentemente. I personaggi, infatti, sono condizionati dallo stesso puritanesimo che li disprezza. Si usano convenevoli persino durante le riprese pornografiche, e la promiscuità non scongiura la gelosia coniugale, ma la alimenta, fino a portare al suicidio. Quando si riceve un premio, poi, i ringraziamenti sono talmente banali da sembrare messi in bocca a una sprovveduta Miss America: «Ho un talento, e cerco di non tenerlo tutto per me, ma di usarlo», dirà Eddie con fierezza. E la sua ascesa come Dirk Diggler ricorda quella di Michael Dorsey in Tootsie: stessa tecnica del sommario, stessa atmosfera euforica. Boogie Nights, però, non è ambientato nella dorata Hollywood, ma nel suo doppio pornografico, e per tutti i personaggi arriva il “long way down”, la discesa agli inferi. Cocaina, violenza: solo alcuni di loro riusciranno a farcela, e a ricostruire quel clima goliardico che fa dei vizi un gioco. Se sia un lieto fine sincero o una parodia della vera Hollywood, però, è tutto da dimostrare.
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uno dei capolavori degli anni 90, assieme a Le Iene e Strade perdute.... ma ovviamente sotto HEAT LA SFIDA e FIGHT CLUB
Inviato da lance79 il 21/10/2010
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