FILM IN TV - "Fuoco assassino", di Ron Howard
Prima che il digitale e la grande serialità cambiassero il modo di rappresentare e raccontare per immagini, prima soprattutto che il 9/11 modificasse il nostro modo di pensare, Fuoco Assassino mette in scena una celebrazione epica della figura del pompiere che Howard fa passare innanzitutto attraverso il privato e i conflitti familiari, alternando spettacolo e melodramma. Se il registro è spesso didascalico, a rimanere nella memoria è la rappresentazione del fuoco, predatore metafisico e divoratore di set. Giovedì 24 ore 23:20 Premium Energy
Brian McCaffrey (William Baldwin) è appena tornato a Chicago dall’accademia per seguire le orme del padre, pompiere eroico e morto in servizio quando lui era ancora bambino. Si ritrova controvoglia nella stessa squadra del fratello Stephen (Kurt Russell), con cui aveva perso ogni contatto negli ultimi anni. Il rude apprendistato imposto dal veterano fratello maggiore esaspera l’antagonismo fra i due, finché Brian non decide di lasciare. Finirà per dedicarsi alle indagini su una serie di incendi dolosi su cui sta investigando l’ex pompiere Shadow (Robert De Niro) e che coinvolgono la squadra del fratello.
riprese impeccabili. Del resto va da sé che i primissimi anni novanta non potevano che essere il proseguimento degli ottanta (con mezzi magari leggermente superiori); anzi, forse rappresentano l’apogeo di una certa estetica. L’immagine di Kurt Russell che trae un bimbo da un incendio, ripreso frontalmente col teleobbiettivo, in ralenti e in controluce, ne è un esempio sfrontatamente lampante. Siamo in effetti di fronte a un impianto filmico retorico a tutti i livelli, dagli acuti solenni del registro più celebrativo (si vedano le esequie finali), al ricorso ai vari cliché del caso: i politici corrotti, il cameratismo rude ma leale, il novellino entusiasta che ci rimane...
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