FILM IN TV - "Tom Jones", di Tony Richardson
Il regista Tony Richardson e lo sceneggiatore John Osborne rileggono il classico di Fielding accentuandone gli aspetti eversivi, facendo di Tom Jones un guastatore erotico in grado di attraversare ogni ambiente sociale gettandolo nello scompiglio pur rimanendo sostanzialmente innocente. Grandissimo successo di pubblico e di Oscar, anticipò di un anno il fenomeno della British Invasion. Giovedì 28 ore 21, Mgm Channel
Nel 1963, due anni prima che i Beatles fossero nominati baronetti, il cinema britannico celebra una gloria nazionale come il Tom Jones di Henry Fielding affidandone la sceneggiatura al drammaturgo “giovane arrabbiato” John Osborne e la regia a Tony Richardson, esponente di spicco del Free Cinema. Un’operazione che manifesta un tratto tipico della cultura inglese: la capacità di far convivere il nuovo con la tradizione e l’istituzionale con il rivoluzionario.
L’appartenenza al corso nuovo del cinema inglese è segnalata in primo luogo dall’estrosa libertà delle scelte stilistiche, che aggrediscono la superficie letteraria del testo romanzesco attraverso frammenti di cinema muto, still frames e vistose infrazioni della quarta parete (i personaggi coinvolgono spesso lo spettatore con ammiccamenti e battute). Il tono del film è in effetti quasi farsesco, ma non mancano squarci di realismo anche brutale, come nella grandiosa scena della caccia e nella rappresentazione degli ambienti più degradati: la leggerezza della commedia convive con la chiara percezione di un mondo ferocemente diviso in classi. Una consapevolezza amara che rende lo sguardo del film mai del tutto complice, benché ami indugiare sui tanti espressivi caratteri di un cast ricchissimo, a partire dal rozzo e vulcanico signor Western interpretato da Hugh Griffith.
Quella di Richardson e Osborne è una lettura che accentua il lato eversivo del romanzo settecentesco e soprattutto del suo protagonista. Tom jones è un giovane cresciuto da un nobile di campagna nonostante fosse solo un trovatello e nonostante il fatto che, a detta di tutti, fosse destinato dalla nascita alla forca. Il personaggio splendidamente interpretato da Albert Finney, emblema di una gioventù tutta spontaneità ed energia ma gravato da questa cupa predestinazione sociale, ricorda altri eroi della new wave inglese, a partire dal protagonista di Gioventù Amore e Rabbia (The Loneliness of the Long Distance Runner) il film precedente di Richardson. Anche il giovane maratoneta è un ragazzo la cui vitalità (spesso anche amorale) non può essere contenuta all’interno delle convenzioni e delle strutture della società. Ma nel più colorato mondo di Tom Jones, il protagonista è soprattutto un guastatore erotico, un seduttore anche involontario destinato a conquistare con la stessa naturalezza malfamate ragazze di campagna e austere signore dell’alta società londinese, terremotando l’ordine e le convenienze sociali e suscitando la riprovazione immancabile dei bigotti. Per quanto scandalosa, quella di Tom Jones è una carica erotica sana e quasi priva di malizia (il cui apogeo è la celebre scena di seduzione gastronomica in compagnia di Miss Waters): per questo non si può dubitare della sincerità del suo amore per Sophie Western (Susanna York, altra ottima interpretazione), l’innamorata che potrà riabbracciare solo dopo le mille peripezie e avventure picaresche dipanate dal complesso meccanismo narrativo di Fielding.
Quasi un apripista della British Invasion, Tom Jones fu un grande successo di pubblico e valse l’Oscar sia a Tony Richardson che a John Osborne, e vinse un inaspettato premio Oscar come miglior film.
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