FILM IN TV - "Milano calibro 9", di Fernando di Leo
Un noir freddo, impietoso, cinico, in cui la fanno da padrone pistole, puttane e criminali, ma c'è spazio anche per uno studio psicologico e sociologico, uno sguardo nichilistico sull'incedere umano, la continua lotta dell'uomo che vuole "fregare" il suo simile. Capolavoro firmato Di Leo. Giovedì 6 ottobre ore 1.05 Cult

“Perchè tu, uno come Ugo Piazza...”. Uno come Ugo Piazza è un monumento per gli amanti del cinema noir, un'icona, un mito venuto fuori dal capolavoro del 1972 firmato Fernando Di Leo, a sua volta ispirato alla raccolta di racconti “Milano Calibro 9” di Giorgio Scerbanenco, maestro del giallo dal sottotono nero come la pece, ventidue storie, dure e disperate, feroci frammenti di vita che raccontano di atrocità, di miserie, di criminalità, del vivere sempre in bilico tra la vita e la morte e che puzzano di polvere da sparo misto al sapore pungente dell'anice lattescente.
Il film, che apre la “Trilogia del Milieu”, di cui fanno parte La mala ordina, sempre del 1972 e Il boss, del 1973, riprende direttamente le atmosfere del racconto “Stazione centrale ammazzare subito”, mentre reminiscenze di altre novelle sono disseminate in tutti i cento minuti.
In una Milano cupa e feroce, che non lascia vie di salvezza né possibilità alcuna di redenzione, il rosso sangue si confonde con l'oro delle mille perline che adornano il sinuoso corpo in movimento di Barbara Bouchet, indimenticabile mentre balla sulla progressive degli Osanna, scelti da Bacalov per la colonna sonora; il sangue e l’oro dettano il ritmo portante del film, in cui la brutalità umana si scatena nel momento in cui si fanno i conti con un bel po' di soldi da spartire.
Di Leo oltre ad essere un grande regista è un sapiente conoscitore dell'animo umano, lo dimostra in tutta la sua filmografia ed in particolare in “Milano calibro 9”; i ritratti da lui disegnati per questo film sono sapientemente caratterizzati. Sopra tutti, il freddo e marmoreo Ugo Piazza, interpretato da un Gastone Moschin che abbandona i toni leggeri della commedia, per molti in una delle sue migliori interpretazioni; impenetrabile, stretto nel suo trench, alle sue spalle si chiudono le porte di S.Vittore e davanti a lui la libertà, sigaretta che brucia tra le labbra e sguardo fiero di chi sa cosa vuole, granitico e calcolatore, con una sola e grande passione, una passione bionda, dai lunghi capelli fluenti e dalle forme sinuose. Poi Mario Adorf, anche lui in un'interpretazione spettacolare, caldo uomo del sud e uomo d'onore, Rocco Musco, irrazionale, emotivo e forte, l'antitesi del nordico Ugo Piazza, e che, a modo suo, nutre in sé un senso di giustizia e rispetto...proprio mentre "quella" sigaretta si consuma e diventa cenere.
È un noir freddo, impietoso, cinico, in cui la fanno da padrone pistole, puttane e criminali, ma c'è spazio anche per uno studio psicologico e sociologico, uno sguardo nichilistico sull'incedere umano, la continua lotta dell'uomo che vuole "fregare" il suo simile. Eppure, non mancano venature romantiche, una sottile linea poetica e lirica scorre per tutta la durata del film; dietro lo sguardo scaltro di Ugo Piazza brilla una scintilla d'amore, è quella scintilla che lo rende unico, unico come questo capolavoro cinematografico, capostipite di un genere di lì a poco pronto ad esplodere e tornato in auge negli ultimi anni: il noir. In “Milano calibro 9” c'è la malavita, ci sono due commissari in continua lotta tra loro, c'è l'intrigo e la suspanse, ci sono i gangster e c'è la pupa del boss, “Milano calibro 9” è un vero precursore del genere nero, raccontato con lo sguardo di Fernando Di Leo, pieno di amarezza e crudeltà, ma con slanci poetici di cui solo il Maestro era capace.
Titolo originale: Milano Calibro 9
Regia: Fernando Di Leo
Interpreti: Gastone Moschin, Mario Adorf, Philippe Leroy, Barbara Bouchet, Lionel Stander
Durata: 100'
Origine: Italia
Giovedì 6 ottobre ore 1.05 Cult
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