FILM IN TV - "L'angelo è nato" di Julio Bressane
Sabato notte a Fuori Orario c'è il consueto e ormai indispensabile incontro con chi incita all'azione del pensiero. Mentre un giorno sta per finire e un altro sta per cominciare, Julio Bressane si fa traduttore dell'intraducibile, tra immobilità e movimento, dilatando lo spazio-tempo in una macchia di colore indelebile

Sabato notte a Fuori Orario c'è il consueto e ormai indispensabile incontro con chi incita all'azione del pensiero. Mentre un giorno sta per finire e un altro sta per cominciare, Bressane si fa traduttore dell'intraducibile, tra immobilità e movimento, dilatando lo spazio-tempo in una macchia di colore indelebile. Santamaria e Urtiga sono due banditi in fuga, uno bianco, l'altro nero. Mistico e visionario, Santamaria crede nella venuta imminente di un angelo purificatore. Urtiga, suo compagno inseparabile, è un marginale semplice e ingenuo che segue i passi di Santamaria partecipando a una serie di delitti. I due banditi si installano in una casa dove sequestrano la proprietaria e la sua amica. Il finale del film, su una canzone di Luis Gonzaga, è l'inquadratura "senza fine" di una strada vuota. Questo è un capolavoro del "nuovo cinema" brasiliano (nella sua variante "marginale") degli anni '60. Quando uscì L'angelo è nato (opera seconda) qualcuno rivide il nuovo Jean Vigo e bisogna ringraziare, primo fra tutti, il compianto Marco Melani per aver reso partecipi tutti noi della venuta. Proprio come nei più immensi visionari del cinema, in Bressane agisce la furia di non riuscire a vedere la cosa o le cose ultime, di non riuscire a fermarsi, e insieme la voluttà obbligata di non trovare mai nulla su cui fissarsi, di cercar di mantenere libertà di visione sempre ipotetiche e ulteriori. Come se uno "spirito dell'immaginario" tentasse di aleggiare oltre gli oggetti, attraverso gli schermi, senza i condizionamenti del set. Come Jean Vigo, Bressane sublima proprio la lotta del cinema e della visionarietà contro la morte dentro la morte, riscoprendo la sovrimpressione come atto d'amore tra immagini e parole. E perché la lieta fine non è lieta e non è fine... il cinema e la scrittura riconquistano la qualità fragile di essere sempre, esattamente di quel tempo, un po' fuori tempo, un po' fantasma, un po' memoria omaggio di altre inquadrature di altre avventure impossibili, e altri gesti mille volte visti quasi uguali. Non più affresco, la "cinemanzia" di Julio Bressane è arte magica di comprensione e captazione dell'illusione, è profezia che vede lontano, troppo vicino.
O ANJO NASCEU
Regia: Julio Bressane
Interpreti: Hugo Carvana, Milton Gonçalves, Maria Gladys, Norma Bengell, Carlos Guimar
Origine: Bra, 1969
Durata: 64'
Sabato 11 novembre, Rai Tre, ore 01:30
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