VENEZIA 64 - "Il mio è un film intraducibile". Incontro Con Julio Bressane
Bressane ha presentato fuori concorso, nella sezione Venezia Maestri, una rilettura densa e appassionata della storia di Cleopatra. All’incontro con i giornalisti il maestro brasiliano ha parlato con generosità dei suoi intenti, dei simboli usati, del lavoro con gli attori, dell’utilizzo di scenografie e luci
Poco conosciuto dal grande pubblico, ma amatissimo da una schiera di appassionati fedelissimi, Júlio Bressane ha presentato fuori concorso, nella sezione Venezia Maestri, il suo ultimo film Cleópatra. Una rilettura densa e appassionata, visivamente straordinaria della storia di Cleopatra e dei suoi rapporti con Giulio Cesare e Marco Antonio. In conferenza stampa Bressane si è presentato insieme alla sua protagonista, l’affascinante Alessandra Negrini, grande star della TV brasiliana.
Il film lascia trasparire un lavoro enorme di messa in scena e una vasta ricerca iconografica e testuale.
J. B. : La storia e il mito di Cleopatra sono stati affrontato nella letteratura, nella pittura, nella musica. Naturalmente ho cercato di tener conto di quanto in precedenza è stato detto al riguardo. Ma quello che mi ha sempre colpito è che, a parte qualche accenno nelle Lusíadas di Camões, non esiste nulla in lingua portoghese sull’argomento. Ecco qual è stato il mio obiettivo. Rileggere il mito di Cleopatra dal punto di vista della lingua portoghese, adattare le immagini alla lirica, alla musicalità del portoghese. In questo senso Cleopatra è un film sperimentale che ha una collocazione geografica precisa e che, perciò, può considerarsi intraducibile. A questo si aggiunge il ragionamento sul tema universale della tirannia.
C’è un’attenzione spasmodica ai corpi, ai loro movimenti, ci sono veri e propri balli. Ha utilizzato un coreografo nel lavoro di preparazione delle riprese?
No. Gli attori hanno provato le scene per oltre quattro mesi. Tutto, anche il ballo, è il frutto di questo lavoro infaticabile degli attori, in gran parte anche autonomo. Il ballo, la danza è un altro linguaggio che abbiamo provato a tradurre nell’uso della lingua. Più che il lavoro di coreografia, è stato fondamentale l’apporto scenografico e fotografico. Abbiamo provato ad unire questi due aspetti, abbiamo cercato una luminosità degli ambienti e degli spazi, attraverso l’utilizzo di scenografie in carta trasparente, che cambiassero e riflettessero diverse tonalità a seconda dei cambiamenti delle luci, sempre e comunque laterali.
Una domanda alla protagonista, Allessandra Negrini. In molti momenti nella sua interpretazione Cleopatra sembra entrare in uno stato di trance. Perché? Qual è stato il lavoro che ha fatto sul personaggio?
A. N. :Credo che il film si suddivida in due parti. La prima è quella con Giulio Cesare. Lì il personaggio di Cleopatra esprime razionalità, l’elemento apollineo. Nella seconda, con Marco Antonio, Cleopatra è la passione, è il momento del dionisiaco, della perdita della razionalità. Proprio da questa dimensione dionisiaca derivano gli stati di trance.
Come mai nel film, quando si fa il nome di Alessandro (Magno), si ha sempre una sorta di scossa tellurica, una reazione plateale da parte dei personaggi?
J. B. : Bè la risposta a questa domanda è semplice. Si tratta di libertà che si prende il regista. Sono momenti che rispondono anche ad esigenze ironiche. L’idea di base era che al nome di Alessandro, colui che fonda la dinastia da cui nasce Cleopatra, ci dovesse essere comunque una reazione, una forma di timore o rispetto.
E riguardo alle simbologie sessuali cosa ci dice?
All’inizio del film c’è un’immagine della vulva, dell’attributo sessuale della donna, una sorta di piramide, che Callimaco definiva “algebra divina”. Nel film cerco di compiere un percorso nell’idea della bellezza e sessualità della donna. E cerco di rappresentare simbolicamente il desiderio femminile, ad esempio con l’immagine del faro di Alessandria, chiaro simbolo fallico.
Come mai ha deciso di lavorare con la Negrini e con Manuel Falabella, due attori molto conosciuti in Brasile, attivi soprattutto in TV? C’era qualche intento particolare in queste scelte?
In realtà no. L’unico motivo è la loro bravura. Sapevo sin dall’inizio che avrei avuto bisogno di attori molto preparati, attori che riuscissero a rendere alla perfezione quel che avevo in mente. C’era bisogno di un gran lavoro di preparazione, soprattutto nella dizione, nel modo in cui venivano pronunciate le parole. Ad esempio Alessandra è riuscita a creare un accento molto particolare, cosa che trovo estremamente significate. Infatti si dice che Giulio Cesare fosse attratto soprattutto dalla voce di Cleopatra, dal suo modo di parlare greco con un accento quasi preomerico
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