CANNES 56 - "Filme de Amor" di Julio Bressane
Era dal 1967 che un film di Julio Bressane non veniva proiettato a Cannes. "Filme de Amor" è il suo ultimo (capo)lavoro, una proiezione/oggetto del desiderio, (del sesso e del cinema)

"E' un film sulla sopravvivenza"; così si è mostrato Filme de Amor agli occhi di suo padre Julio Bressane. Un padre che si limita sempre al gesto creatore/creativo della prima inquadratura ogni volta che il suo cineocchio desideroso penetra il ventre della Natura madre.
Ciotole di latte candido da colmare continuamente; soddisfazione e ritorno di fame insaziabile di cibo, di sesso, di droga: meccaniche naturali che si fanno rito come il suo fare cinema.
I suoi figli/film non educati/edificati hanno un padre che una volta (in)seminato li guarda (s)formarsi mentre giocano con la materia in cui li ha concepiti. Da genitore amorale si limita a dir(ci) soltanto: "ciò che è giusto è sbagliato e ciò che è sbagliato è giusto, perché giusto e sbagliato sono la stessa cosa".
Una volta pronte le sue creature si muovono dotate di umanità, di (in)cosciente potere decisionale, capaci di mutare e crescere indipendenti, presentandosi diverse ogni volta che si incontrano (anche agli occhi di chi le ha generate) lasciandoci immaginare che la materia viva dei film di Julio continui a vivere costantemente anche quando non è proiettata.
Così le tre Grazie scolpite nel gesto di dare-ricevere-retribuire sinonimo dei flussi che si instaurano nel gioco sessuale che sono statue sullo sfondo della nascita di Venere in principio, si lib(e)rano nel film facendosi sempre più corpo nell'appartamento, dolce e caldo buco del (im)mondo, in cui si rifugiano.
Filme de Amor è un processo di lib(e)razione incontrollata, fallica, che con l'aumentare della materia si fa sempre più immaginazione e sfugge al pensiero iniziale. L'ultimo arrivato nella "famiglia Bressane" nasce nella stessa Rio suburbana che smaterializza quella "Agonia" e quei "Tabù" portati dentro come sfondo sonoro; rassomiglia al "fratello" Matou a Familia et Foi ao Cinema nella sua antropofagia del quotidiano borghese, ricorda O Monstro Caraiba, O Gigante da América nella sua ricerca mitologica o Sao Jeronimo, I Giorni di Nietzsche a Torino nel parlare/mostrare lo spirito che scorre attraverso quelle parole/immagini intraducibili. (E la sessualità si vede nei racconti della prima parte come si sente sotto le immagini mute della seconda).
Filme de Amor si porta dentro la filmografia di Bressane ma è dotato di una "fisionomia" tutta propria. Ancora più di altri film ci mostra come il cinema per lui sia una porta sul mondo da attraversare con tutto il corpo, da cui entra ed esce la sua e la nostra vita, soddisfando i suoi e i nostri desideri.
Pochi giorni fa ci aveva parlato della sua voglia di "raccontare tante storie antiche" alla neonata nipotina; forse è per questa sua volontà di preservare le storie e la cultura del suo cinemondo, per ripetere ancora che è nell'(im)mondo e nel popolo che "O Anjo Nasceu" e si può ancora trovare, che iera sera ha visto proiettata la sopravvivenza come argomento del suo film.
Chissà cosa ci troverà lei nei prossimi anni, in questa "chiusa" di tre giorni in un appartamento, dalla forma entrata-uscita-erezione-entrata visione maschile di un amplesso continuo, dal piacere senza fine.-
Ma give-receive-retribution (così recitano i sottotitoli in inglese) non è forse dare-ricevere-punizione\castigo, perchè retribuire e in che senso?
Francamente il film non l'ho capito, al di là delle scelte formali il succo del discorso mi è oscuro come le stanze dell' appartemento nel quale si aggirano i protagonisti.
Inviato da yamamoto il 08/08/2010
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