FESTIVAL DI ROMA 2008 - "Estomago - A gastronomic story" di Marcos Jorge (Occhio sul mondo)
Continuamente in bilico tra commedia, dramma e love story, il film brasiliano solo apparentemente sposa la stravaganza e la libertà di sguardo. In realtà mantiene sempre un controllo estremamente consapevole dei suoi ingredienti, rinunciando all'estremo anticonformismo ferreriano, a cui sembrerebbe ispirarsi a una lettura di primo grado, per abbracciare a tutto tondo il profilo del suo protagonista, fragile e spietato allo stesso tempo, ma sempre prevedibile nel corso della "sua" storia. Cosìcchè quello che poteva essere un progetto denso di astrattismo e vertiginose pulsioni fisiche e percettive, rimane zavorrato nel darsi una struttura
Il cibo e il sesso. Abbinamento non originalissimo, ma sempre funzionale (e funzionante) all'interno di quel cinema d'autore che cerca spesso di sposare intelligenza e stravaganza attraverso l'artificiosità. Non è un caso che questo Estomago - A gastronomic story, film brasiliano che ha già raccolto diversi consensi in importanti festival internazionali, denunci ben presto un incedere narrativo in parallelo tra passato e presente, con il cuoco protagonista Raimundo Nonato continuamente costretto a barattare una sua affermazione sociale con il proprio talento nell'arte culinaria. C'è chiaramente l'impulso, da parte del regista Marcos Jorge e dei suoi sceneggiatori, di raccontare la parabola di Raimundo, tra risoranti, bordelli e prigioni carcerarie, senza rinunciare ai diversi livelli temporali, fonti, influenze cinematografiche, provocazioni.
Continuamente in bilico tra commedia, dramma e love story, Estomago - A gastronomic story solo apparentemente sposa la stravaganza e la libertà di sguardo. In realtà il film di Jorge mantiene un controllo estremamente consapevole dei suoi ingredienti, rinunciando all'estremo anticonformismo ferreriano, a cui sembrerebbe ispirarsi a una lettura di primo grado, per abbracciare a tutto tondo il profilo del suo protagonista, fragile e spietato allo stesso tempo, ma sempre prevedibile nel corso della "sua" storia. Cosìcchè quello che poteva essere un progetto denso di astrattismo e vertiginose pulsioni fisiche e percettive, rimane zavorrato nel darsi una struttura. La carne fagocitata, assaporata, consumata nell'arte culinaria e nell'erotismo del contatto, è esterna al cuoco Raimundo. Fa parte della storia che ci viene raccontata, certo, ma è sempre contingente agli eventi e, soprattutto, alle modalità di racconto, senza avere quel sapore espressivo che una pellicola così incentrata su corpi, oggetti e... cibi, avrebbe potuto sperimentare.
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