FESTIVAL DI ROMA 2008. "Fare i film che uno vuole significa anche mantenere fede ai propri ideali artistici e morali" - Incontro con Gavin O'Gonnor e Colin Farrell (VIDEO)

Gavin’O Gonnor e Colin Farrell, dopo la proiezione di Pride and Glory, danno vita ad una conferenza stampa nella quale viene messo da parte qualsiasi atteggiamento divistico per parlare di temi importanti: moralità, giustizia, libertà artistica ed espressiva. VIDEO

Il suo film ha una struttura che potremmo definire “classica”, è d’accordo?
Gavin O’Gonnor - Non avevo in mente nulla di classico, sono partito da alcuni temi: la morale, la giustizia, l’orgoglio. Mentre scrivevo, la sceneggiatura ha iniziato a crescere da sola e si sono aggiunti elementi shakespeariani e della tragedia greca.
Che stile visivo ha adottato per narrare questa storia?
GO’G – Lo stile visivo dipende dal taglio che si vuole dare alla propria storia. In questo caso volevo che lo spettatore si ritrovasse al centro degli eventi, soggettività e intimità sono state le mie linee guida. Poi il tempo e il ritmo sono stati adattati per dare profondità e grandezza all’azione, che doveva risultare claustrofobica come è spesso la vita in alcuni momenti.
Cosa ne pensa del suo personaggio e come ha lavorato per interpretarlo?
Colin Farrell – Mi sono ritrovato spesso a fare il poliziotto e ad usare le armi. Il poliziotto è un tipo di personaggio che vive in un ordine morale ben definito, con delle leggi solide. Però ci sono anche situazioni in cui alcuni poliziotti vivono ai margini di questo ordine e allora le leggi e la morale possono essere interpretate in maniera diversa. Per quanto riguarda la preparazione sono stato a contatto con poliziotti veri, seguendoli nel loro lavoro, poi insieme agli altri attori e a Gavin abbiamo provato per circa quattro settimane nel suo appartamento.
Suo padre era un poliziotto, quindi quello che descrive è un ambiente che conosce bene, cosa ne pensa delle istituzioni del suo Paese?
GO’G - E’ vero. Mio padre faceva il poliziotto a New York ma era un poliziotto poco ortodosso. Amava molto la cultura, leggeva Joyce e Jefferson. Naturalmente accanto a lui c’erano tanti poliziotti più tradizionali e tante idee per la sceneggiatura mi sono arrivate da loro. Per quanto riguarda le istituzioni americane credo che dopo l'undici settembre ci si è accorti della presenza di una forte corruzione in molte di esse. Nel film cerco di guardare oltre la polizia per mostrare anche la corruzione del mondo.
Pensa che il mondo del cinema possieda una sua moralità?
GO’G – Nel mondo del cinema la propria moralità viene sempre messa in discussione visto che molte volte bisogna scendere a compromessi per realizzare un film. Pride and Glory non è sicuramente una pellicola da studio. Fare i film che uno vuole significa anche mantenere fede ai propri ideali artistici, estetici e morali.

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