FESTIVAL DI ROMA 2008 - "Theater of War", di John Walter (L'Altro Cinema)
Walter mette a confronto, con oltre cinquant'anni di distanza temporale, l'interpretazione secca, disperata e composta della moglie e interprete preferita di Brecht, Helene Weigel impegnata nella prima di Madre Coraggio a Zurigo nel 1941, con l'efficacia e la caparbia bigger than life della versione in lingua inglese, aggiornata da Tony 'Angels in America' Kushner, e interpretata da Meryl Streep, su toni più accesi e gradassi, al Manhattan's Public Theater di New York nel 2006. Ma soprattutto, confronta Marx con le immagini della contemporaneità (Iraq, 11 settembre).
Theater of War non è un documentario sull'arte recitativa di Meryl Streep (un altro di quei mostri attoriali che, almeno al cinema, pare ormai non ammettere il controcampo), seppure la versione 'aggiornata' in lingua inglese della Madre Coraggio di Brecht ad opera di Tony 'Angels in America' Kushner vibri sulle assi del palco del Manhattan's Public Theater sostanzialmente grazie alla maestria dell'interprete, e sia intorno all'allestimento ed alla preparazione di quest'opera nel 2006 che il lavoro di John Walter si focalizza. In realtà, Theater of War è il coraggioso tentativo da parte di Walter di parlare dei nostri tempi attraverso il testo di Brecht, e le sue chiare derivazioni marxiste – indi, attraverso le parole di Karl Marx, montato in alternanza con il ribollente magma delle immagini della contemporaneità (Iraq, 11 settembre, manifestazioni di pace assaltate dalla Polizia...). Grazie al commento dello stesso Kushner e del fantastico Professore Jay Cantor, impegnato ad insegnare Marx attraverso Brecht a Cambridge, le battute recitate dalla Streep e dal resto del cast della Madre Coraggio newyorkese (tra cui anche Kevin Kline in barba completamente bianca) si stagliano in tutta la loro lucida urgenza e profondità; e la rievocazione, con filmati d'epoca, foto e reperti audio, del lungo esilio del drammaturgo per fuggire dalla Germania nazista, diventa chiaramente il doppio esistenziale della vicenda narrata nel dramma teatrale (assolutamente sublime il puro teatrino dell'assurdo messo su da Brecht per burlarsi sottilissimamente del suo interrogatorio in America per sospette “opinioni comuniste”, e totalmente non-colto dai giudici...). Walter mette a confronto, con oltre cinquant'anni di distanza temporale, l'interpretazione secca, disperata e composta della moglie e interprete preferita di Brecht, Helene Weigel impegnata nella prima di Madre Coraggio a Zurigo nel 1941, con l'efficacia e la caparbia bigger than life della versione di Meryl Streep, su toni più accesi e gradassi. L'intuizione più felice di tutto il lavoro gli viene però quando sulle immortali parole di Marx monta, come rappresentazione pratica e tangibile, istanti e fasi del processo di allestimento teatrale: soprattutto gli artigiani scenografi al lavoro, che piallano le assi, costruiscono i fondali, s'ingegnano per soddisfare le richieste del regista (rendere elettrico il motore di una vecchia jeep militare per farla salire radiocomandata sul palco, ad esempio...): vero e proprio esempio di lavoro collettivo finalizzato alla riuscita del bene comune.
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