Derive della coscienza nel post-apocalisse: "La terra dei morti viventi", di George A. Romero
Romero sembra come appagato dal girare stesso e immerge lo scenario del quarto capitolo della saga in una notte carpenteriana, che avvolge la Terra in una patina di morbido classicismo. Riuscendo miracolosamente a non scadere nella retorica, pur praticandola.

Camminano. Guardano. Ricordano. Pensano. Agiscono. E' l'unica rivoluzione ormai possibile, quella dell'intelligenza che si rimette in moto. Malinconicamente e a fatica. La sola che ci possa far acquisire una coscienza di appartenenza alla classe. Quella umana. Da lucido ed accanito osservatore delle dinamiche socio-politiche quale è George A Romero non può che ripartire da qui, da questa fiammella di speranza che si anima invisibile. Sa che c'è un'immagine-zero, quella delle Twin Towers, che ci tiene imprigionati, imbambolati come davanti ai fuochi pirotecnici (trovata semplicemente geniale) che immobilizzano con gli occhi all'insù gli zombi minacciosi. Come se il cinema fosse veramente "un'invenzione senza futuro" e i morti viventi come operai all'uscita della fabbrica (delle immagini) che avanzano lentamente, inesorabilmente, senza poter mai veramente uscire dal campo. Possono sparire alla vista per brevi attimi nella liquidità sfuggente di un fiume, che è linea di demarcazione sempre più indefinita tra due realtà antitetiche, perché negazioni reciproche l'una dell'altra. Se La terra dei morti viventi può risultare conservativo sul piano puramente visuale, ha comunque l'enorme merito di interrogarsi sulla possibilità di una via di uscita da questo incubo. E riuscendo miracolosamente a non scadere nella retorica, pur praticandola in fondo. E' la retorica di un film che si traveste con gli indumenti dell'horror ma horror non vuole essere, con buona pace dei fanzinari oltranzisti. Riconciliato con la grande macchina dopo anni di esilio umiliante (ricordiamo il televisivo Bruiser del 2000) negli uffici della New Line a scrivere e riscrivere sceneggiature di film mai realizzati, Romero sembra come appagato dal girare stesso e immerge lo scenario del quarto capitolo della saga in una notte carpenteriana, che avvolge la Terra in una patina di morbido classicismo beffandosi dei mille cloni cinematografici, quasi incarnati dall'eccessiva moltitudine di morti che camminano cadenzati (in una meta-diatriba a distanza con le movenze scattose degli ultimi zombi-movies, Danny Boyle in primis), cloni isterici e vuoti, per come può viverli lui, ma che gli hanno dato in fondo la possibilità di tornare al centro della pista, nel cuore di Hollywood, per la prima volta con la Universal dei Dracula e dei Frankenstein. E non è un caso se si è evitato il ricorso ad effetti digitali e ci si soffermi tanto nella descrizione degli zombi, studiandone reazioni e motivazioni come a voler creare un'empatia. Insomma, Romero se ne riappropria orgogliosamente.

Il domani migliore che speravano i tre sopravvissuti al termine di Day of the Dead si è trasformato in una nuova fuga all'indietro, dove gli uomini del continente americano si sono riorganizzati dopo l'invasione degli zombi. Rinchiusi in una metropoli iperprotetta, vivono suddivisi in caste nella rimozione costante della realtà esterna e nella coazione a ripetere la vita precedente (parallelamente agli zombi come Big Daddy il benzinaio, benzina... petrolio... - vero protagonista del film la cui punteggiatura è tutta nei suoi occhi - che con l'esperienza ripetono ed imparano le movenze della professione svolta in vita). E' Kaufman, l'amministratore delegato di questa fortezza simboleggiata dall'esclusivo Fiddler's Green, torre di babele dei nuovi ricchi, colui che si assume la responsabilità di fornire alla popolazione svaghi e vizi che possano non far pensare. La sua figura, che riecheggia fin troppo apertamente Rumsfeld o Bush, risente di un'univocità di lettura che ostacola l'universalità invece riscontrabile negli altri personaggi. Saranno gli uomini del Dead Reckoning, il camion blindato che esce dalla zona protetta per gli approvvigionamenti, a salvare il mondo e ad ipotizzare un percorso di convivenza tollerante. Solo chi conosce la morte perché l'ha sfiorata, l'ha vista, insomma non l'ha rimossa e conosce quindi il letamaio della vita che pulsa e sanguina saprà costruirsi un futuro reale e non di cartapesta. Big Daddy ci sembrerà allora più umano degli umani e ci chiederemo se Charlie, il fido compagno dal volto così sfigurato da sembrare uno zombi egli stesso, non sia una proiezione dell'inconscio di Riley, il capo dei mercenari che osserva così attentamente gli walker per capirli. La famiglia/Night, la società/Dawn, le istituzioni/Day. Se Romero sembra alzare ancora di più il tiro con generosità ed impudenza, in fondo ci ricorda ancora che l'orrore è sempre più a portata di mano. E altrove. Contro l'indifferenza.
Titolo originale: Land of the Dead
Regia: George A. Romero
Interpreti: Simon Baker, John Leguizamo, Asia Argento, Dennis Hopper, Robert Joy, Eugene Clark
Distribuzione: Uip
Durata: 93'
Origine: Canada-Francia-Usa, 2005
Cerca nel sito

- matt damon
- film tratti da libri
- cannes 2011
- cinema italiano
- cinema UK
- clint eastwood
- hbo
- documentario
- Isabelle Huppert
- Jafar Panahi
- james franco
- horror
- venezia 68
- Corso Salani
- cinema indipendente
- Johnny Depp
- 3D
- jessica chastain
- george clooney
- Festival di Roma
- serie tv
- david fincher
- cinema orientale
- torino 29
- Martin Scorsese
- venezia 67
- torino film festival 28
- cinema spagnolo
- marion cotillard
- robert de niro
- oscar
- Kate Winslet
- ben affleck
- leonardo di caprio
- animazione
- david cronenberg
- michael fassbender
- woody allen
- Sean Penn
- steven spielberg
- cinema giapponese
- trailer
- cinema francese
- Cannes 65
- brad pitt
- joaquin phoenix
- nanni moretti
- DVD
- cinema americano
- cannes 64
News
- CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
- Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
- CANNES 65 - Hollande è già un film
- Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013
- CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
- Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
- Tutti i nostri desideri ancora in sala
- Terza settimana di programmazione
- CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
- Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
- CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
- Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
- CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
- Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
- CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
- Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
- CANNES 65 - Film su Fassbinder
- Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
- CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
- L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
- CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
- Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
- Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
- Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
- CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
- Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
- Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
- American High Life, dramma familiare semiautobiografico
- CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
- Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
- CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
- Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
- CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
- Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
- CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
- La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
- Blade Runner 2 al via
- Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
- Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
- Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
- Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
- Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
- CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
- Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
- CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
- Applausi a ritmo sui titoli di testa
- CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
- Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova
- CANNES 65 - Ovazione in Un Certain Regard
- il film di Benoit Delépine e Gustave Kervern accolto da un tripudio






