HORROR & SF - Diavoli nella leggenda
Venticinque anni fa la Mostra del Cinema di Venezia presentava un film estremo e radicale, visionario e insostenibile, che alla sua uscita scatenò il finimondo negli ambienti culturali e cattolici di mezza Europa. "I Diavoli" di Ken Russell, un film entrato nella leggenda, ancora oggi sconvolgente, da riscoprire.

Maggio sarà un mese molto significativo per il mondo del cinema fantastico. In Italia usciranno infatti finalmente i due migliori horror della stagione (per chi scrive): La Casa del Diavolo (The Devil's Rejects) di Rob Zombie - di cui abbiamo già ampiamente parlato negli scorsi aggiornamenti - e il violentissimo remake de Le Colline Hanno Gli Occhi firmato da Alexandre Aja. Inoltre, al festival di Cannes verrà presentato in anteprima l'atteso terzo capitolo della saga degli X-Men (X-Men: The Last Stand), diretto da Brett Ratner.
Ci sembra però interessante in questa sede parlare di un film che nuovo non è, ma che ancora occupa un ruolo imponente nell'immaginario collettivo, sia per il suo valore intrinsecamente filmico, sia per il suo alone maledetto derivato dallo scandalo che suscitò al momento della sua uscita in Italia, alla Mostra del Cinema di Venezia. Ricorre infatti, in questo 2006, il venticinquesimo anniversario dall'uscita de I Diavoli, di Ken Russell, riproposto recentemente durante il festival torinese Da Sodoma a Hollywood nell'ambito di una retrospettiva dedicata al regista inglese. Blasfemo, visionario, insostenibile, sconvolgente, anarchicamente libero da ogni pudore destinato alla morale comune, il film di Russell, per il quale la definizione di horror è da intendersi nel senso più ampio del termine, presenta temi e immagini di concreta attualità. Tratto da un romanzo di Aldous Huxley, narra della vita dissoluta di Urban Grandier, prete dedito ai piaceri della carne e al contempo strenuo difensore della città di Lourdon contro le mire distruttive del Cardinale Richelieu (il film è ambientato nella Francia del 1600); la sua condotta provoca una serie di avvenimenti catastrofici in cui presunte possessioni demoniache, suore sottoposte a torture ed esorcismi, oltre che processi iniqui da parte dell'Inquisizione, compongono una sarabanda di immagini scioccanti, ancora oggi capaci di provocare disgusto e giramenti di testa e di far fuggire molte persone dalla sala. Sono pochi i film che invecchiano con tale forza d'impatto e ciò dimostra la grandezza di un'opera che, accettando il barocchismo talvolta smodato di Russell, offre nelle sue componenti prettamente cinematografiche un livello di rappresentazione altissimo e un'estetica della violenza ben più sincera e radicale di quella di tanti film contemporanei.

Ma riassumiamo cosa accadde in Italia in quei giorni di fuoco. Nel luglio del 1971 la commissione selezionatrice del festival di Venezia presieduta da Gian Luigi Rondi visiona e accetta il film. Si cerca di convincere il regista ad operare qualche taglio nelle scene più estreme (crocefissioni, incubi blasfemi, nudità complete, reiterate allusioni sessuali, torture) ma Russell rifiuta categoricamente. Il 28 agosto è in programma la proiezione della pellicola al festival; attorno ad essa mistero assoluto sui contenuti; grande interesse e curiosità da parte di pubblico e critica. La folla riempie la sala del Palazzo del Cinema e l'eccessivo numero di spettatori rimasti fuori costringe l'organizzazione a mettere in piedi una replica straordinaria in piena notte. Durante la proiezione si levano in sala grida d'orrore e proteste. Il giorno dopo su tutte le fonti d'informazione si scatena il putiferio: la maggioranza dei quotidiani approva il film ma il Centro Cattolico Cinematografico si scaglia contro Russell (e contro Rondi) con un violentissimo comunicato, accusando il film di essere una volgare, blasfema e inaccettabile mistificazione, ebbra di faziosità sul piano sia culturale sia storico e richiedendo il licenziamento di Rondi, responsabile di aver permesso la proiezione di tale scempio. Il poeta Giovanni Raboni si esprime favorevolmente riguardo al film dalle pagine de L'Avvenire ed è cacciato immediatamente dalla rivista. Nei giorni successivi la querelle prosegue; l'Osservatore Romano descrive il film come "un insulto alla Chiesa, alla decenza e al cinema", gli altri giornali si dividono tra difesa e stroncatura, il Vaticano è in subbuglio, Rondi è difeso dall'entourage del festival, intellettuali e filosofi esprimono le proprie opinioni, anch'esse discordanti, tra chi applaude il film per aver portato con intelligenza alla luce (e alla coscienza degli spettatori) i soprusi compiuti dalla Chiesa nel 1600 e chi lo accusa di falso storico e deviazione ideologica.

Polemiche simili si accendono al contempo anche in Inghilterra (dove Russell aggredisce fisicamente il critico Alexander Walker durante un dibattito televisivo), Svezia e Francia. Pochi giorni dopo la chiusura del festival il film inizia ad essere proiettato nelle sale di tutta Italia, con folle inusitate di pubblico, ma un decreto di un procuratore veronese ordina l'immediato sequestro di tutte le copie del film (16 settembre). I giornali continuano a non parlare d'altro. Otto giorni dopo il tribunale di Milano assolve il film dall'accusa di oscenità e I Diavoli torna nelle sale. Un magistrato di Ancora tenta nuovamente di mettere in atto il sequestro della pellicola ma, grazie alla Corte di Cassazione, il film può continuare a circolare, registrando incassi da record per mesi. Ed entrando nella leggenda.
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