HORROR & SF - "The Ferryman": tutti devono pagare
Girato interamente in mare, e ispirato al mito del traghettatore Caronte, che trasportava le anime dei defunti, il neozelandese The Ferryman affonda nelle nebbie di acque torbide e misteriose, e nell’istinto di sopraffazione dell’animo umano. E’ ora di pagare i propri debiti, e di affrontare un orrore che da tempo attende la sua ricompensa.
The Ferryman è ispirato al mito greco di Caronte, il traghettatore dell’Ade, colui che esigeva di essere pagato per trasportare lo spirito dei defunti nel passaggio dalla dimensione terrena al mondo dell’aldilà. Diretto dal neozelandese Chris Graham (al secondo lungometraggio, il primo era stato una commedia), girato ad Auckland, con un discreto cast in cui spicca la bella e dolce Amber Sainsbury (finora attrice soprattutto televisiva), e recentemente visto per la prima volta in Italia al Ravenna Nightmare Film Festival, è un film che ancora una volta tenta di confermare la vitalità di cui gode il cinema proveniente dal continente australiano. Anche se, in questo caso, il risultato è ottenuto solo parzialmente; siamo di fronte a un prodotto medio, che non lesina di perseguire abbastanza pedissequamente le regole di genere senza azzardare voli pindarici o particolari invenzioni narrative. Peraltro The Ferryman si lascia vedere e seguire senza annoiare, e senza strafare, lasciando trasparire una certa tensione di fondo dovuta soprattutto all’opposizione stilistica tra i momenti di svago e relax e le scene di tensione; un chiaroscuro che ricorda discretamente, pur con esiti di minore impatto, il geograficamente attiguo Wolf Creek, da cui Graham pare essersi neanche tanto lontanamente ispirato, nel tentativo di ricrearne l’azzeccata atmosfera. Nel (bellissimo) film di Mc Lean c’era il deserto, qui invece l’oceano; là l’orrore della terra e delle mostruosità in essa contenute, qui l’inquietudine senza fondo delle acque e di ciò che in esse naviga, per reclamare la propria soddisfazione.
Sei personaggi in viaggio verso le isole Fiji, una vacanza che ben presto assume i contorni di un incubo, antipatie e gelosie che scavano dal profondo per emergere alla luce, desideri sessuali inconsci e poi violenti e scatenati, un sos lanciato da un’imbarcazione sperduta chissà dove, una nebbia fittissima che inghiotte i protagonisti catapultandoli in un’altra dimensione, un individuo ritrovato e salvato che non è ciò che sembra, e un mostro di carne putrefatta capace di trasmigrare da un corpo all’altro per inseguire il suo scopo. Essere
pagato. L’obolo necessario per sfuggire alla morte, per il quale si può tranquillamente sacrificare vite altrui. Homo homini lupus, come dicevano Plauto e poi Hobbes; lo stato di natura, in cui a determinare le azioni dell’uomo sono soltanto l’istinto di sopraffazione e sopravvivenza. Il più forte resta in vita, gli altri soccombono. L’essere umano è feroce ed egoista, la fratellanza non esiste più, la visione di Graham (e dello sceneggiatore Nick Ward) affonda in un’umanità torbida e crudele, e per il poco amore che resta si può anche uccidere.
Girato interamente in mare, ma lontano dall’esimio valore di altre pellicole acquifere come il polanskiano Il coltello nell’acqua o (non a caso) l’australiano Ore 10: Calma piatta, The Ferryman regala il suo meglio negli attimi sospesi, quando la letizia di inizio viaggio precede la calata agli inferi, in un braccio mozzato che sbuca dalle viscere di uno squalo catturato, e quando l’imbarcazione si addentra nelle nebbie, in una palude di buio e gelo senza più ritorno. E poi scorre regolare, con qualche sussulto ben riuscito, a sprazzi, nonostante musiche non proprio azzeccate, fino a un classico doppio finale mica tanto consolatorio. Il volto del Ferryman pare uscito dal cimitero barkeriano di Midian (l’indimenticabile Cabal), il gore c’è qui e là senza esagerare, la Sainsbury è bella davvero. Caronte chiede la sua ricompensa, e noi ci lasciamo cullare per un’ora e mezza tra le onde, senza infamia e senza lode, con un po’ di rimpianto per un soggetto davvero intrigante che poteva senz’altro portare a un qualcosa di più. Una visione non è comunque sconsigliata.
Il film, prima dell’approdo a Ravenna, è passato in diversi festival (Bruxelles, Londra, Seattle, anche in Asia), ed è già reperibile in Dvd edito da First Look Pictures.
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