HORROR & SF - Guerre stellari d'Italia: il fenomeno "Dark Resurrection"
Dall’entusiasmo e dalla passione per "Star Wars" è nato il fan-film tutto italiano dedicato alla saga di George Lucas e visibile gratuitamente su Internet: un’attenta rielaborazione del modello, dal gusto personale e dall’impatto visivo strabiliante, che apre una breccia nel nostro cinema, notoriamente poco incline alla fantascienza
Fa uno strano effetto rendersi conto che le novità più rilevanti per la saga di Star Wars nell’anno del trentennale (l’appena trascorso 2007) non sono venute dai canali ufficiali, rimasti anzi abbastanza inerti di fronte all’importante ricorrenza, ma da realtà indipendenti, che hanno rappresentato la consacrazione di un culto partito “dal basso” e assurto esso stesso a fenomeno.
Il riferimento diretto è all’uscita di Dark Resurrection, il fan-film italiano a diffusione gratuita scritto e diretto dal ligure Angelo Licata (fondatore del sito guerrestellari.net e dentista di professione), che ha catalizzato l’attenzione degli appassionati ed è riuscito nel non facile compito di dimostrare come sia possibile, con la volontà, la passione e un numero ristretto di mezzi (il budget ammonta a circa 7000 euro per tre anni di lavoro), annettere nuovi percorsi alla saga della Forza, sfidando anche la tradizione del cinema italiano, per sua natura poco incline alla fantascienza.
La storia raccontata in questo mediometraggio di 60 minuti non si pone in continuità con i sei film cinematografici diretti o supervisionati da George Lucas, ma ne riverbera atmosfere, suoni e concetti, aprendo per il resto un arco narrativo nuovo, in un altro ambito della Galassia. Qui viene riproposta l’eterna lotta fra il Lato Chiaro e quello Oscuro della Forza, incarnato nella lotta fra il Consiglio dei Jedi e il Maestro ribelle Sorran: quest’ultimo infatti intende trovare Erron, un pianeta che secondo alcune profezie permetterebbe a chi entra in possesso dei suoi segreti di divenire la Forza Vivente e superare per questo la morte. A spalleggiare lo Jedi ribelle alcune frange imperiali riorganizzatesi. L’unica speranza sembra essere riposta in una giovane allieva Jedi, Hope, che insieme al suo Maestro Zui Mar Lee si ritrova coinvolta nella lotta.
Una realizzazione che parte dal contesto degli amatori si rivolge per definizione ai fans stessi e in questo senso il lavoro di Licata può apparire eccessivamente criptico, complice anche una struttura narrativa che procede in modo non lineare, alternando passato e presente, accumulando enigmi destinati a non sciogliersi nel finale: il progetto infatti nasce come prima parte di un dittico e rimanda al futuro volume 2 la risoluzione dei fatti.
Ciò che comunque si può apprezzare di questo progetto in divenire non è poco e sono due gli aspetti da rimarcare: il primo riguarda la solennità trasmessa dall’impianto visivo. Il film è sontuoso, spettacolare e denota un gusto visivo non ripiegato sul semplice citazionismo, ma attento anche a rielaborare in chiave personale i modelli. Dark Resurrection, come il titolo lascia già intendere, infatti è scevro dalla solarità presente nella pur drammatica saga di Lucas e immerge la Galassia nella cupezza del Lato Oscuro, prediligendo interni bui, toni gravi e una generale atmosfera di oscurità. La recitazione degli attori (quasi tutti non professionisti – non mancano anche parenti e amici dello stesso regista) pone l’enfasi sulla drammaticità degli eventi, amplificando il clima da imminente catastrofe che avvolge ogni passaggio della storia.
Il secondo aspetto da rimarcare, invece, riguarda la capacità di raccontare una vicenda inedita senza tradire quello che era l’impianto di base dell’esalogia originale: uno dei grandi limiti delle storie di Star Wars non realizzate da Lucas (e comparse su fumetti, romanzi e quant’altro) è sempre stato infatti quello di non poter contare su personaggi dal grande valore iconico, come erano e sono Darth Vader, l’Imperatore, Luke o
Anakin Skywalker. Osservando quindi la storia di Dark Resurrection con il necessario distacco, non si tarda a comprendere come quello di Licata sia in fondo un’abile rivisitazione dei film, dove Sorran si pone come il moderno epigono dell’Imperatore interessato al Potere, mentre il rapporto problematico fra Hope e Zui Mar riflette i conflitti che dividevano Anakin Skywalker dal suo mentore Obi-Wan Kenobi. Né manca un giovane Sith dall’animo passionale, Lord Drown, allievo dello stesso Sorran. I rapporti di forza sono dunque quelli che conosciamo, ma cambia la prospettiva sugli stessi, che ora, in ossequio ai tempi è meno scanzonata e più misticheggiante, e amplia quanto lo stesso Lucas ha seminato nella nuova e più problematica trilogia composta dagli Episodi I, II e III. La regia di Licata cerca quindi di mantenere un tono sempre “alto”, forse ipertrofico agli occhi dei più, ma certamente interessante e professionale, cercando di far emergere le psicologie in un panorama dominato dagli effetti speciali. L’entusiasmo è stato senz’altro ripagato non solo dall’affetto che gli appassionati hanno tributato al progetto, ma anche dalle positive impressioni raccolte presso la stessa Lucasfilm.
Il film, proiettato in alcuni festival nazionali, è gratuitamente visibile online sul sito darkresurrection.com, sul quale è anche raccontata la storia del progetto e sono presenti i primi aggiornamenti sulla seconda parte, attualmente in fase di pre-produzione.
E chissà che proprio dal “gioco” di ricreare ambienti e situazioni di una saga che tanto ha dato all’immaginario globale non si apra una nuova via per il fantasy italiano.
Dark Resurrection - Trailer
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