HORROR & SF - The Orphanage, alla ricerca dell'infanzia perduta
In contemporanea all’attesa uscita di “Hellboy 2”, vi proponiamo la recensione di un altro film marcato Guillermo Del Toro, qui in veste di produttore esecutivo: “The Orphanage”, ovvero un viaggio disperato alla ricerca di un figlio perduto, accompagnato dagli spiriti turbolenti di bambini la cui infanzia è un ricordo di solitudine e abbandono
Prodotto da Guillermo Del Toro, diretto dal giovane ed esordiente Juan Antonio Bayona, accolto con successo di pubblico e critica in Spagna, presentato in vari festival prestigiosi tra i quali Cannes, e vincitore di numerosi premi (tra gli altri 7 Goya Awards, e miglior film al festival Fantasporto e ai Barcelona Film Awards), El Orfanato (The Orphanage) conferma una discreta vitalità che da alcuni anni contraddistingue, pur con alti e bassi, il cinema fantastico di matrice ispanica.
La trama si muove nei contorni sicuri di materiale piuttosto standard: una donna e il suo compagno decidono di acquistare un vecchio orfanotrofio, in cui lei aveva vissuto alcuni anni della sua giovinezza, e di farlo diventare un ritrovo per bambini affetti da disabilità fisica o mentale. Il loro figlio adottivo, Simon, oltre a essere malato, ha una fervida immaginazione, e stringe un legame sempre più forte con fantasiosi bambini con cui dice di giocare. A un certo punto Simon sparisce nel nulla, senza lasciare alcuna traccia, e la madre, nella disperata ricerca del figlio perduto, inizia a capire che quei bambini non erano soltanto elucubrazioni di una mente suscettibile, e che nel vecchio orfanotrofio si nascondono presenze ben più reali di quanto ogni raziocinio potesse immaginare.
Il materiale a cui Bayona attinge sa molto di deja vù. Siamo a metà strada tra il recente The Dark e La spina del diavolo, con qualche spruzzo di Shining e The Others, una location simile a quella del Nascondiglio avatiano, e l’uso della maschera come immortale strumento di macabra inquietudine (come ci ha confermato lo scorso anno Rob Zombie nella magnifica prima parte di Halloween – The Beginnning). L’influenza di Del Toro si sente eccome, e si notano numerosi echi molto vicini al cinema del regista di Guadalajara: l’infanzia traviata e perduta, la fascinazione verso la fiaba e l’immaginazione onirica, le entità fantasmatiche simboli di un passato turbolento che richiede la propria pace, l’elemento religioso talvolta ricercato e talvolta negato, l’abbandono e la solitudine come antefatti di un futuro inconoscibile, l’orrore e il dolore che convergono nella commozione.
Eppure Bayona riesce ad assemblare il non eccelso equipaggiamento narrativo in suo possesso con cognizione di causa, utilizzando una regia cauta capace però di attimi di forte tensione nei momenti giusti. I flashback confluiscono con leggerezza nel dramma del presente, i bambini del vecchio orfanotrofio si insinuano poco alla volta nel mondo reale fino a rendere ardua la delimitazione del confine tra verità e fantasia, e la ricerca del figlio perduto diviene una vera e propria caccia al tesoro giocata da una madre che dalla sua disperazione trae la forza vitale per credere nell’impossibile.
El Orfanato ha dalla sua una messinscena elegante, una regia come detto misurata ma fluida, musiche coinvolgenti al punto giusto, la densa interpretazione di Belen Rueda (finora attrice principalmente televisiva, ma vista anche in Mare dentro di Amenabar), e un gustoso cameo di Geraldine Chaplin. Inoltre, non mancano la claustrofobia di un microcosmo silenzioso che nasconde anfratti segreti e spiriti plasmati nelle mura in decadimento, alcune azzeccate sequenze che provocano un po’ di paura anche agli spettatori più navigati, e un senso di crescente strazio emotivo che trova il suo compimento in un finale non propriamente consolatorio.
Acquistato fortunatamente dalla Lucky Red (insieme all’ottimo The Mist) per una futura distribuzione italiana, il film è già disponibile in Dvd R1 edito da New Line Home Video.
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