HORROR & SF - Eden Lake
Dopo il francese Ils – Them, pare che il cinema horror stia sviluppando una nuova via narrativa, dedicata alla violenza perpetrata da giovani carnefici a danno degli adulti, ormai ridotti a vittime inermi; crudeli baby gang all’assalto, tema di cui è efficace e disturbante esempio l’inglese Eden Lake, dell’esordiente James Watkins. VIDEO
Da sempre il cinema horror ha avuto e ha la capacità di autorigenerarsi, autoalimentarsi, nutrendosi delle fobie individuali e collettive per ritrovare slancio vitale nei momenti in cui le idee paiono latitare. L’horror fagocita se stesso, muore e rinasce ogni giorno, e dagli albori della storia del cinema viaggia alla ricerca di nuove strade tecniche e tematiche con le quali generare il terrore agli occhi dello spettatore.
Così, in un periodo in cui il panorama internazionale pareva essersi afflosciato in una certa mancanza di novità, fondandosi quasi unicamente sul recupero degli stilemi passati (la febbre da remake lo dimostra), ecco che pare, in nuce, palesarsi una nuova via narrativa, un nuovo argomento che inizia ad affascinare giovani registi alla ricerca di strade alternative: la violenza infantile e adolescenziale.
Se è vero che i bambini svolgono da decenni un ruolo da protagonista nel mondo dell’horror, e che il cinema li ha infinite volte messi davanti alla macchina da presa, è anche vero che il loro sacrale ruolo di vittime pare ora sul punto di annullarsi e capovolgersi, per ergerli al rango di simboli negativi, di cacciatori invece di prede, di strumenti portatori del Male invece di oggetti destinati a subirlo.
In tutto questo, come sempre, il fantastico trae linfa vitale dal mondo reale, dalla quotidianità, dalle problematiche sociali: ed ecco che in anni in cui sempre più spesso gli adolescenti affogano nella violenza, infieriscono sui coetanei più deboli, bruciano il loro futuro, e filmano con il telefonino i loro abusi, anche il cinema della paura li mette in primo piano, iniziando a superare il muro d’omertà da sempre presente quando si parla dei giovani, per mostrarne le nefandezze, portavoci di un orrore (quello sociale) ben più generale, profondo e spaventoso.
Registi di fama internazionale negli ultimi anni hanno già messo a fuoco il mondo disilluso di questi adolescenti disperati, pensiamo ad esempio al Van Sant di Elephant e Paranoid Park. Ma sta arrivando anche l’horror, ad esplorare questa tematica; precursori, per certi versi, oltre agli esperimenti sull’estremo compiuti dagli autori giapponesi, sono stati i francesi Moreau e Palud, con l’inquietante Ils – Them, rappresentazione di una terribile violenza perpetrata da una gang di ragazzini senza scrupoli, come ben mostrato nella sconvolgente sequenza finale. A seguire questo nuovo prodromo di filone narrativo giunge ora Eden Lake, di James Watkins (esordiente, ma autore dello script di My Little Eye e dell’imminente The Descent 2), proveniente dall’Inghilterra, paese in cui il problema della violenza giovanile è molto sentito, e che il governo Blair, nonostante pesanti misure restrittive, non è riuscito a risolvere.
Per ora inedito in Italia, ma presentato allo scorso Ravenna Nightmare Festival, vincitore del premio della giuria a Sitges, e rintracciabile in un dvd appena messo in commercio da Optimum Entertainment, il film merita attenzione.
Una coppia di sposi, Jenny e Steve, decide di concedersi un week-end di vacanza, in campeggio, sul lago di Eden Lake. Appena arrivati, iniziano ad essere scocciati da un gruppo di ragazzini di 12-13 anni, maleducati e irridenti, volgari e irrispettosi. Il clima diviene sempre più teso, fino a che la gang ruba la macchina dell’uomo, il quale per vendetta (ma per sbaglio) uccide il loro cane, scatenando una sanguinosa contesa in cui la violenza esplode a livelli accecanti.
Gli adolescenti diventano carnefici, gli adulti divengono vittime, i ruoli sono ribaltati, i ragazzi sognatori di Stand By Me cadono nel gorgo della rabbia cieca. La messinscena, in un parossistico crescendo situazionale, segue un andamento relativamente schematico, forse fin troppo, correndo verso l’apogeo della fabula in un percorso a tratti persino scolastico.
A ben vedere, però, in un film di questo tipo, sono fondamentalmente due gli elementi che rendono più o meno appetibile la pellicola e innalzano o abbassano la qualità stessa del lavoro: la capacità di mantenere alta la tensione fino alla fine, e il coraggio di andare fino in fondo, scavalcando il tipico desiderio di fornire soluzioni piacenti e consolatorie. Da questi punti di vista, Eden Lake funziona e convince. Il clima falsamente idilliaco della prima parte (sullo stile di Wolf Creek), circondato dall’oasi paesaggistica in cui si muovono i protagonisti, muta gradualmente in un circolo vizioso e soffocante, in una partitura lisergica capace di innalzarsi progressivamente nella seconda parte; e Watkins il coraggio di andare fino in fondo ce l’ha eccome, tanto da lanciarsi in un epilogo tutt’altro che pacificatorio.
Eden Lake riesce quindi a provocare il giusto fastidio, a far riflettere sulla connivenza con la quale i genitori spesso si ergono a principali colpevoli della follia dei propri figli, e a provocare sani brividi di disgusto in un paio di sequenze in cui il sangue, mescolato alla sporcizia rappresa che ricopre i volti degli attori (Kelly Reilly e Michael Fassbender), scorre in quantitativi discreti.
Se il nuovo filone horror dedicato all’adolescenza violenta si costituirà come reale sottogenere a tutti gli effetti, lo sapremo prossimamente. Per il momento, il film di Watkins concede intriganti spunti d’analisi, e un efferato ritratto di una società sempre più lanciata verso un’amara autodistruzione.
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