HORROR & SF - Donkey Punch

Dopo Eden Lake, un altro horror interessante giunge dall'Inghilterra, diretto da Oliver Blackburn. Una gita a bordo di uno yacht, giovani con ormoni alle stelle, alcool e droghe, un'orgia in cui alla fine qualcosa va storto, ed ecco il dipanarsi di una battaglia per la sopravvivenza in cui ogni regola è cancellata a vantaggio del caos e dell'egoismo

Donkey Punch_posterIl “Donkey Punch” è una strana pratica, che consiste, durante il rapporto sessuale, in una posizione ben specifica che vi lasciamo immaginare, nello sferrare un pugno sulla nuca della donna, un attimo prima dell'orgasmo, in modo da inchiodarle tutti i muscoli del corpo, e amplificare così l'estasi del momento.
Da questa sinistra perversione parte l'assunto teorico del film di Oliver Blackburn, per ora inedito in Italia, ma visto in numerosi festival di genere. Blackburn è un semi-esordiente, questo è il suo primo vero lungometraggio di fiction dopo aver diretto un paio di corti, qualche film per la televisione, e aver collaborato alla sceneggiatura di Vinyan di Fabrice Du Welz.
Tre ragazze inglesi lasciano per qualche giorno la piovosa e uggiosa Leeds, per andare a fare una vacanza nel sole e nel caldo di Mallorca, Spagna. Arrivate lì, in una festa ad alto tasso alcoolico, incontrano 4 connazionali (maschi), che le convincono ad andare con loro per una gita in mare a bordo di uno yacht. Una volta giunti al largo, i 7 giovani iniziano a lasciarsi andare, in una sarabanda di droga, alcool, ammiccamenti e ormoni impazziti. Alcuni di loro in poco tempo finiscono sottocoperta, e con il cervello annebbiato dalle sostanze allucinogene appena assunte, danno vita a un'orgia senza freni inibitori. Al momento culminante, uno di loro prova davvero a compiere il “Donkey Punch”. Ma qualcosa va terribilmente storto. Da lì la gita assume i contorni di un incubo, in cui troveranno spazio paura, vendette, e follia, in una gara a eliminazione, tutti contro tutti, per la sopravvivenza.
Diciamolo subito: quello di Blackburn è un lavoro onesto, discretamente efficace, non in grado comunque di toccare altissime vette. Manca in particolare un maggiore approfondimento caratteriale dei personaggi, figurine piuttosto stereotipate fin dalle prime battute; gli attori Donkey Punchsono semi-sconosciuti e quasi tutti poco incisivi, e il film di tanto in tanto si perde in cliché fin troppo derivativi.
Eppure, questo nuovo prodotto low budget di un cinema horror inglese che bene o male ogni anno riesce a sfornare qualcosa di interessante, ha anche dei meriti. Innanzitutto dal punto di vista tecnico. É evidente come, nelle pellicole interamente ambientate a bordo di imbarcazioni varie, nel mezzo di mari o oceani, svolga un ruolo fondamentale l'apporto della fotografia (basti pensare agli splendidi lavori compiuti in questo senso in film come Master & Commander, o Luna di Fiele). Qui risulta ottimo, per fortuna, il lavoro dell'operatore Nanu Segal, che riesce sia a colorare brillantemente le onde e il cielo terso del Mediterraneo, sia a mantenere in una coinvolgente penombra le numerose sequenze in interni. Buono anche l'apporto della musica, attraverso una soundtrack che opera dal pop alla techno, in un afflato da rave party notevolmente efficace soprattutto nel clima baldanzoso della prima parte, ma anche dopo, quando rimane solo apparentemente in secondo piano, martellandoci l'udito con ritmiche ipnotiche e sincopate. Discreta la regia, che senza strafare svolge il suo compito riuscendo a dipanarsi negli angusti spazi dello yacht tra carrelli fluenti e insistiti. Tutto sommato efficace anche la sceneggiatura, che pur espandendosi eccessivamente in qualche punto, riesce a reggere per un'ora e mezza senza troppi cali di tensione.
Donkey PunchDa segnalare poi un paio di scelte narrative piuttosto coraggiose: la prima, è la sequenza dell'orgia, decisiva nello sviluppo del racconto, in cui Blackburn fa vedere molto più di quanto ci si aspetterebbe. Non si vuole dire che siamo ai limiti del porno, ma nei territori del softcore sicuramente sì. Carne al vento, nudità anche maschile, deciso realismo rappresentativo. La seconda è la svolta figurativa, che da territori molto più inclini al thriller vira nella parte finale verso lo splatter più puro, con una sterzata improvvisa e sorprendente che deflagra in un paio di scene di difficile sopportazione per gli stomaci più deboli.
Donkey Punch è chiaramente una metafora dell'egoismo, della falsità, della sete di vendetta, del disfacimento di ogni razionalità che colpisce l'uomo nel momento in cui lo si pone faccia a faccia con la morte. L'impossibilità di accettare i propri errori, i disperati tentativi di salvare se stessi a discapito degli altri, gli accordi e disaccordi tra i membri di una specie in guerra, il caos primigenio che pone i protagonisti in un conflitto senza regole e senza rispetto, in una lotta per la salvezza di hobbesiana memoria, secondo cui l'uomo è per ogni altro uomo un lupo.
Allo stesso tempo l'acqua, il mare, il sole, strumenti di vita, emblemi della nascita e della vita, divengono qui simulacri di abbandono, buio, pazzia e crudeltà. Chiari possono essere i riferimenti a prototipi quali ad esempio Il coltello nell'acqua di Polanski e Ore 10: Calma Piatta di Noyce. Donkey Punch
In tutto questo, anche senza come detto raggiungere picchi indimenticabili, Blackburn, con un'unica location, un unico punto focale di sceneggiatura, e soli 7 attori, se la cava piuttosto bene, e tiene alta la tensione, pur non pareggiando forse l'intensità socio-emotiva del conterraneo Eden Lake, di cui abbiamo parlato un paio di mesi fa.
L'horror inglese conferma comunque di essere in sufficiente salute, sebbene i suoi autori non sembrino avere né le capacità tecniche né il radicalismo ideologico e l'anarchia visiva dei francesi (a tal proposito vi diamo appuntamento a breve su queste pagine per la recensione di Martyrs, di Pascal Laugier, che si preannuncia come un film totalmente scioccante).
Per chi fosse interessato (una visione in ogni caso la merita), Donkey Punch è già reperibile nei canali specializzati in Dvd (in lingua originale), edito da Optimum Home Entertainment.

 

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